Gravi tensioni militari e diplomatiche dal Mar Mediterraneo Orientale, Grecia-Turchia e l’intervento dei paesi europei

 La disputa tra Grecia e Turchia trova gli albori dalla contrapposizione territoriale conseguente alla firma del Trattato di Parigi del 1947 con il quale l’isola di Kastellorizo, appartenente allo Stato turco, è passata sotto il controllo greco. A suscitare nuove tensioni a livello internazionale è stata poi la divisione tra la Repubblica di Cipro – riconosciuta dalla comunità internazionale e facente parte dell’UE – e la Repubblica turca di Cipro Nord, Stato autoproclamatosi dopo l’invasione dell’isola nel 1983. Dal 2019 gli accordi stipulati rispettivamente tra Grecia-Egitto e Turchia-Libia in merito alla delimitazione delle Zone economiche esclusive (ZEE), hanno creato nuove rivalità per l’egemonia di quelle acque per cui oggi è iniziata l’escalation di interventi militari che vede impegnate le forze dell’aeronautica militare di Italia, Francia, Grecia e Cipro.

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L’incidente navale nel Mar Egeo come “casus belli”

A partire dal 2009 quella porzione di Mar Mediterraneo suscita l’interesse degli Stati rivieraschi per la scoperta di importanti giacimenti di gas naturale e ciò si lega all’accordo fra Cipro, Grecia e Israele riguardo al progetto EastMed, gasdotto che soddisferebbe circa il 10% del fabbisogno di gas dell’Unione europea e che comporterebbe minore dipendenza energetica dalla Russia. La Turchia, che sarebbe esclusa da tale piano, rivendica porzioni di acque territoriali su quella zona svolgendo trivellazioni considerate illegittime e attività di ricerca ed esplorazione del sottosuolo. Qui risiede ciò che può essere definito il “casus belli” della vicenda: la fregata greca Limnos ha compiuto una manovra di disturbo nei confronti della nave da esplorazione turca Oruk, a Est di Rodi.  A questo punto è intervenuta la nave turca di scorta all’esplorazione che, fronteggiando la fregata greca, ha causato l’incidente navale. La situazione è poi diventata esplosiva: sono state dislocate diverse unità navali e aeree in quella zona e sono iniziate le manovre militari e le esercitazioni congiunte dell’aereonautica francese, italiana, cipriota, greca e anche saudite con il fine di giungere ad una de-escalation delle ostilità e stabilire regole chiare per definire i confini dei mari territoriali e i diritti di approvvigionamento delle risorse.

Il diritto internazionale messo in discussione nel Mar Egeo

Sul piano giuridico internazionale la vicenda trova focus effettivo nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, trattato che regola i diritti degli Stati all’utilizzo dei mari e degli oceani che definisce anche la zonazione delle aree marine. Ad oggi Grecia e Turchia esercitano sovranità su 6 miglia nautiche dalla costa ma la ratifica della Convenzione permette l’estensione fino a 12 miglia delle acque territoriali e ciò andrebbe a discapito della Turchia che non ha ratificato il trattato. La controversia sull’estensione del mare territoriale si è aggravata dal 1995, quando la Grecia ha manifestato l’interesse di tale possibile estensione che produrrebbe una maggiore influenza sull’Egeo (applicando l’art.3). Nell’art.15 della Convenzione vige però una particolarità per quanto riguarda le coste di due Stati che si fronteggiano o sono adiacenti, il che prediligerebbe un accordo tra le parti: “Quando le coste di due Stati si fronteggiano o sono adiacenti, nessuno dei due Stati ha il diritto, in assenza di accordi contrari, di estendere il proprio mare territoriale al di là della linea mediana di cui ciascun punto è equidistante dai punti più prossimi delle linee di base dalle quali si misura la larghezza del mare territoriale di ciascuno dei due Stati”. La Turchia ha fatto leva sulle caratteristiche geografiche del Mar Egeo affermando che la sovranità potenzialmente estendibile della Grecia potrebbe risultare come lesivo degli interessi vitali dello Stato.

Immediate risposte di NATO, UE e singoli paesi europei

Delimitazioni marittime non precise, interessi per le risorse naturali ed implicazioni geopolitiche conducono oggi al risultato per cui le mire espansionistiche del Presidente Erdogan e gli interessi di Atene si sono scontrati. La risposta dal pugno duro di Ankara rende il dialogo difficile con un paese caratterizzato dall’iperpresidenzializzazione e che procede con il tentativo di emergere contro l’egemonia occidentale nel Mar Mediterraneo. Il sostegno dei paesi europei, per quanto strettamente necessario, rivela un percorso travagliato per giungere allo scopo di allentare le tensioni. Il Ministro degli Esteri greco chiede sanzioni dall’UE verso il governo turco che però non facilmente cederà il passo. Consiglio e Commissione dell’Unione si stanno esprimendo sul caso, inoltre Josep Borrel, alto rappresentante UE per gli affari esteri e Jens Stoltenberg, Segretario generale della NATO, hanno avviato le trattative.


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Risulta pertanto fondamentale un approccio unico da parte dei paesi membri dell’Unione Europea con la collaborazione degli organismi internazionali per ottenere l’obiettivo risolutivo ai fini del rispetto delle norme del diritto internazionale, del rispetto dei diritti degli Stati e dei suoi cittadini oltre ad assicurare un equilibrio diplomatico senza rivendicazioni illegittime e allarmanti rivalità che condurrebbero ad infruttuose manovre militari. Distensione e dialogo saranno gli elementi cruciali durante la riunione informale dei Ministri degli Esteri europei nella quale verrà posta ulteriore attenzione per evitare conseguenze riguardo agli eventuali ricatti turchi per la situazione dei rifugiati siriani.