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Grand Ethiopian Renaissance Dam: la diga della discordia sul Nilo Azzurro

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La diga a gravità, Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), è in costruzione sul Nilo Azzurro nella regione di Benishangul-Gumuz, in Etiopia, dal 2011. Una volta completata diventerà la maggiore centrale idroelettrica africana, stabilizzerà la portata del fiume e sosterrà appieno lo sviluppo etiope, ma Sudan ed Egitto temono un forte impatto negativo sulla propria economia e tessuto sociale. Le trattative fra i tre paesi riguardo il funzionamento della GERD e la gestione delle acque del Nilo sono state finora inconcludenti, nonostante il coinvolgimento (e tentativi di coinvolgimento) di organizzazioni internazionali africane, occidentali e arabe. Il completamento e pieno utilizzo della diga modificherà notevolmente il panorama energetico regionale, ma proprio la mancanza di consenso tra i paesi coinvolti fa sì che la situazione sia ancora oggi incerta.

Con i suoi 1800 m di lunghezza, un lago artificiale di 1874 km², una capacità totale di 74 miliardi di m³, e una potenza installata di 6.4 GW, la GERD a pieno regime raddoppierebbe la capacità energetica dell’Etiopia. Ciò allevierebbe la situazione di grave povertà del paese, rendendolo anche un importante esportatore di energia (a un prezzo vantaggioso) in tutta l’Africa Orientale. Inoltre, ridurrebbe le inondazioni causate dalla natura fortemente stagionale del Nilo. Nonostante questi vantaggi, la diga rischia di avere un costo umano ed economico molto elevato, sia in Etiopia (dove la sola costruzione ha già causato il ‘ricollocamento’ di oltre 20.000 persone) sia in Sudan ed Egitto. Questi ultimi temono un impatto negativo sulle proprie dighe (come quelle di Roseires e Assuan) e in generale una riduzione nella portata d’acqua del fiume, che costituisce la quasi totalità dell’acqua dolce presente nei due Paesi. La GERD porterebbe infatti a forti alterazioni in attività umane come la pesca e l’agricoltura. Si prevede che il progetto (completato all’80% e costruito sotto la direzione dell’italiana Salini Costruttori S.p.A) possa iniziare a operare a piena capacità dal 2023. È tuttavia proprio durante il periodo di riempimento del bacino della GERD che si registrerebbero i maggiori danni dovuti alla riduzione della portata del fiume.  Al tempo stesso, l’analisi di diversi possibili scenari ha dimostrato che né dilatare questo processo nel tempo, né ridurre la capacità massima del bacino annullerebbero i danni per Egitto e Sudan, per quanto li mitigherebbero. Un altro studio pubblicato recentemente su Nature Energy ha evidenziato come complementare la GERD con diversi impianti solari ed eolici nella regione attenuerebbe ulteriormente i danni collaterali, fornendo nel frattempo energia all’Africa Orientale, ma finora questa opzione non sembra venire considerata dagli attori coinvolti.

Etiopia, Sudan ed Egitto non hanno trovato un accordo sulle misure volte al raggiungimento di obiettivi generali concordati quali lo scambio di dati, la cooperazione riguardo i riempimenti e le operazioni della diga, e il suo utilizzo equo e consapevole. La tensione si è ulteriormente inasprita quando l’Etiopia lo scorso luglio ha iniziato l’operazione di riempimento del bacino, la cui seconda fase è prevista proprio per questa estate (in realtà probabilmente già iniziata a maggio). Inizialmente le trattative si sono svolte sotto l’egida degli Stati Uniti, accusati da Addis Abeba di favorire gli interessi egiziani. Dal febbraio 2020 quindi è l’Unione Africana a svolgere il ruolo di mediatore. L’Egitto e il Sudan, pur partecipando a queste trattative, spingono per un coinvolgimento maggiore delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea, ma Addis Abeba sostiene il principio “soluzioni africane per problemi africani” nella convinzione che ogni intervento extra-continentale non avverrebbe in buona fede e nell’imparzialità. Da aprile, mese in cui si è svolto l’ultimo giro di negoziati ufficiali a Kinshasa, la situazione ha raggiunto un nuovo stallo nonostante l’intervento dell’Unione Africana.Nelle ultime settimane diverse dimostrazioni di ostilità, o al contrario proposte costruttive, hanno rinnovato l’agitazione riguardo la GERD. Khartoum ed Il Cairo, allineate e determinate ad ottenere un accordo pienamente vincolante, a fine maggio hanno svolto esercitazioni militari congiunte. Benché ufficialmente slegate dalla questione della diga, il professore e Generale Maggiore egiziano, Nasr Salem, ha notato come questi addestramenti costituiscano un messaggio destinato a “qualsiasi Paese intenzionato a minacciare gli interessi dell’Egitto”. Il Sudan ha poi in realtà tentato un passo avanti verso l’Etiopia il 14 giugno, annunciando tramite il proprio Ministro dell’irrigazione e delle risorse idriche Abbas di essere aperto a un accordo ad interim che assicuri la ratifica di tutti gli accordi presi finora e la garanzia che le negoziazioni continueranno anche dopo l’estate e secondo una scaletta definita. L’Etiopia, tuttavia, rimane sulle proprie posizioni, poco flessibile nei negoziati. Il 15 giugno i ministri degli esteri dei paesi della Lega Araba riuniti in Qatar hanno dichiarato di supportare un intervento del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per risolvere la questione super partes. Il Segretario Generale della Lega Araba ha infatti sottolineato come la gestione del Nilo Azzurro sia strettamente legata alla sicurezza nazionale sudanese ed egiziana e ha condannato ogni azione unilaterale. Addis Abeba ha però respinto anche questa proposta, ribadendo come la GERD sia cruciale per il paese e criticando la politicizzazione del progetto e la sua trasformazione in una “questione araba”. Le tensioni nella regione sono inoltre esacerbate dal conflitto tra il governo centrale etiope e il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray (che ha portato a una crisi umanitaria gravissima e al dislocamento di numerose persone sia internamente all’Etiopia sia nell’attiguo Sudan) e alla disputa, sempre con il Sudan, circa il confine tra i due paesi. Nonostante la situazione di difficoltà e violenza e i tempi che stringono per quanto riguarda la diga, una soluzione rapida e soddisfacente per tutte le parti coinvolte nell’immediato futuro resta improbabile.

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