Governance globale dello spazio: quali scenari per la sicurezza del pianeta

L’utilizzo delle tecnologie spaziali da parte di diversi attori mondiali ha rivestito fin dai primi passi un ruolo di propaganda politica ed un’immagine di supremazia industriale a ciascun Paese detentore della tecnologia: ovvero un “intreccio di scienza e potere” secondo una definizione data da Limes in un editoriale lontano oltre un decennio. Una ricerca estremamente dispendiosa, finalizzata a scenari di competizione prima e di collaborazione poi, ha aperto la strada della conquista spaziale a un numero sempre più elevato di nazioni industrializzate.

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Lo scenario spaziale

Per quanto ufficialmente la nascita dell’esplorazione spaziale faccia riferimento al 4 ottobre 1957 ad opera di un dispositivo dal diametro di 58 cm. e dalla massa di 83,3 kg. che fu lanciato dal cosmodromo di Bajkonur, Kazakistan, a bordo del razzo R-7 Semërka, la competizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica nel settore spaziale data i suoi esordi con l’Operazione Paperclip (1945) messa a punto per il rastrellamento di uomini e mezzi di una Germania ormai sconfitta ma ancora assai ricca di tecnologia concepita per la distruzione di obiettivi strategici di lungo raggio a mezzo di armi denominate V-2 e V-10.

Da quel lancio, o forse prima poiché sembra accertato che l’Urss avesse già compiuto esperimenti di iniezioni nello spazio poi rivelatisi fallimentari, iniziava una gara testa a testa tra l’Est e l’Occidente del mondo.

Se grossolanamente si afferma che la competizione a due sia terminata alle 2:56 UTC del 21 luglio 1969 con l’impronta lasciata per la prima volta da un uomo (americano) sulla Luna, sono molti gli aspetti giuridici e tecnologici che la storia ha teso ad offuscare e che comunque la disinformazione ne ha sottovalutato l’enorme potenziale generato da una ricerca così avanzata e lontana.

Numerose le voci levatesi a sfavore della ricerca spaziale, specie nei momenti di recessione, spesso mosse da ispirazioni populiste e sicuramente inconsapevoli. Altri termini potrebbero essere sconvenienti in questa sede. Dunque, al di là delle manifestazioni talvolta fin troppo mediatiche, la ricerca spaziale oggi occupa un posto di rilievo nell’industrializzazione e nella competizione scientifica.

In sintesi, questo lo scenario: alla fine del 2013 (ultima data attendibile) il valore del mercato spaziale mondiale superava gli 85 miliardi di €, il cui 70% era costituito dalle manifatture.

Gli Stati Uniti sono il principale attore in termini di budget con circa 30 miliardi di US $ spesi ogni anno ma quanto fa comprendere la qualità dell’attenzione che Casa Bianca e Congresso dedicano allo spazio sono gli oltre 16 miliardi che vengono assegnati ogni anno al Pentagono per queste attività.

Valori assai diversi in Europa, dove l’unico dato aggregante è quello fornito dall’Agenzia Spaziale Europea, che ogni anno chiede complessivamente ai suoi investitori poco più di tre miliardi di €, che poi ripartisce attraverso un sistema di juste retour alle industrie degli Stati membri per programmi di osservazione, esplorazione cosmica, lanciatori, navigazione e telecomunicazioni. Al momento la Russia, sui cui territori si è vantato il primato dell’accesso allo spazio, spende la corrispondenza di circa sette miliardi di € per i programmi civili e meno di due per quelli militari. Più modesti i budget di India (950 milioni €/anno), mentre la Cina ha stanziato nel 2013 tre miliardi di € per lo spazio civile e un miliardo per il militare.

Facendo un semplice calcolo aritmetico, si scopre che il budget complessivo è ben più di un semplice soddisfacimento di curiosità scientifiche ed è indubbio che in ogni voce si possano scovare duplicazioni e pericolose ridondanze che se meglio razionalizzate, potranno essere assegnate ad investimenti più fattivi per l’interesse dell’umanità. Si tratta dunque di un valore abilitante estremamente elevato che rappresenta una sicura opportunità per gli abitanti del pianeta Terra anche nelle più rosee previsioni di pace immaginate in passato da Francis Fukuyama in un suo celebre saggio.

Il nemico potenziale

Il Sole è la stella che impernia il sistema planetario definito eliosfera delimitato dal perimetro dell’orbita di Nettuno, il pianeta più lontano, con una sua temperatura superficiale stimata in circa 15 milioni di gradi Celsius.

Oggetto di venerazione e di studio fin dai popoli primordiali, è stato Galileo Galilei il primo scienziato a sovvertire la concezione aristotelica del disco perfetto ma a parte gli ostacoli dettati da dottrine teologiche e da credenze popolari, è con la conquista spaziale del XX secolo che si sono raffinati i grossi lavori di analisi che hanno portato ad una maggiore conoscenza della stella e dei suoi cicli di attività magnetica.

La Terra, unico pianeta abitato del sistema solare intercetta una frazione minima della radiazione emessa dal Sole (1×10-9): energia evidentemente sufficiente al suo bilancio energetico.

La dinamica vegetativa ed animale del pianeta Terra è regolata dalla sua illuminazione, ma le sue tempeste generano seri disturbi alla magnetosfera fino a provocare danni che solo recentemente sono stati evidenziati dalle rilevazioni compiute dalle sonde concepite per il suo studio: prime tra tutte le Pioneer della Nasa, lanciate tra il 1959 e il 1968, seguite da numerose missioni provenienti da diverse agenzie; tra tutte di Giappone e di Esa.

In quelle circostanze sono state intercettate numerose irregolarità della vita attiva della stella Sole ma se non sono ancora del tutto chiari i meccanismi che generano le particolari irruenze, è evidente a scienziati e tecnici che molte attività solari sono responsabili di eventi anomali in tutto l’alveo dell’atmosfera terrestre. A titolo di esempio si citano gli studi portati a termine nel 2009 dal National Center for Atmospheric Research a Boulder, Colorado, che hanno dimostrato come un piccolo aumento di attività solare possa influenzare in maniera determinante l’area tropicale e le precipitazioni di tutto il globo terrestre.

Tuttavia la nostra stella può avere gravi interferenze anche su taluni impianti, il cui funzionamento rappresenta il discrimine tra la vita e la morte di larga parte dell’esistenza  civile sulla Terra. I venti solari infatti rilasciano particelle ad alta energia che possono creare fenomeni inusuali negli elettrodotti, bruciando i trasformatori, la parte sensibile degli impianti elettrici ma durante le esuberanze solari si sono riscontrate gravi disturbi anche nelle telecomunicazioni e nel funzionamento dei satelliti in orbita. I fenomeni sono stati registrati già in lontani passati: nel 1859 vi è già traccia di una tempesta geomagnetica che causò l’interruzione delle linee telegrafiche e produsse un’aurora boreale visibile in latitudini inusuali quali Roma, Giamaica e Cuba.

La soluzione ideale

Una catalogazione sistematica delle attività solari e di tutti i suoi comportamenti può rappresentare un punto di riferimento per una prevenzione dei danni arrecati. Durante una tempesta solare infatti il Sole produce emissioni di materia le cui particelle ad alta energia vanno ad impattare il campo magnetico terrestre dalle 24 alle 36 ore successive all’espulsione di massa coronale. Ciò accade quando le particelle del vento solare viaggiano in direzione della Terra e la pressione cambia in funzione dell’attività solare. Le tempeste magnetiche generalmente durano dalle 24 alle 48 ore, anche se alcune possono estendersi per diversi giorni.

Queste informazioni, frutto di innumerevoli studi compiuti, costituiscono un patrimonio indiscutibile per l’umanità che, messo a fattor comune, può implementare le fondamenta per un piano universale di protezione del pianeta e dei suoi generi viventi. Tuttavia, nonostante gli sforzi fino a ora compiuti, molti dati della ricerca spaziale -e le potenziali azioni di intervento- rappresentano i più elevati elementi di riservatezza che le agenzie spaziali tutelano per i propri Stati di appartenenza. Perché lo spazio, si è visto, è considerato un asse primario per la sicurezza strategica, assai più che scientifica.

Da questo, l’idea della costituzione di un unico ente mondiale che unisca le conoscenze e la diagnostica della vita del Sole per la costruzione di un catalogo delle anomalie più dannose per l’esistenza umana.

In ambito spaziale esistono diverse organizzazioni multilaterali. Tra tutte merita la doverosa citazione l’United Nations Office for Outer Space Affairs, l’ufficio delle Nazioni Unite per gli affari dello spazio extra-atmosferico, un ente creato nel 1962 dall’Assemblea Generale dell’Onu, attualmente diretto dall’astrofisica italiana Simonetta Di Pippo, che supervisiona i programmi spaziali dei vari Paesi, tiene il registro degli oggetti spaziali lanciati e provvede anche a sostenere i progetti delle nazioni che vogliono creare un programma spaziale in modo pacifico.

Su questa esperienza, che tuttavia non ha come scopo principale l’indagine delle attività solari, si può ipotizzare la realizzazione un’agenzia in grado di realizzare una banca dati ed elaborare le informazioni afferenti da ricercatori e sistemi di osservazione, mettendo poi a disposizione i risultati ottenuti alle organizzazioni nazionali (agenzie spaziali, protezione civile, enti di difesa) ad una governante mondiale, in modo da poter tenere sotto controllo le informazioni, implementandole secondo un modello già esistente per il rischio di pericolosi avvicinamenti degli asteroidi o di altri elementi che possono causare gravi rischi alla Terra.

Conclusioni

Le tecnologie spaziali rappresentano un elemento di alta strategicità per i Paesi che ne hanno finanziato la ricerca. In molti casi, le informazioni ricavate costituiscono oltre che un patrimonio nazionale, uno scrigno di informazioni poco condivisibili a causa delle ricadute militari ed industriali che esse possono rappresentare.

Se la condivisione di talune informazioni può costituire un notevole risparmio di investimenti e grandi opportunità per la salvaguardia da agenti di minaccia per l’intero pianeta, una gestione condivisa attraverso un governo in grado di decidere le possibilità di intervento in caso di criticità, potrà essere un’occasione di buona volontà per un mondo ancora oggi troppo diviso da barriere tecnologiche e di natura militare, tutelandosi da un nemico che può mostrarsi assai più ostile di quanto non appaia.

Il Sole infatti, nella sua ciclicità della durata di undici anni, si è rivelato più volte un elemento assai pericoloso per i sofisticati impianti che riguardano la vita umana. Dunque, è opportuno realizzare al più presto un dossier enciclopedico su cui far convergere una massiccia rete di enti ed istituti mondiali non coordinati e non con il grado decisionale autonomo per dispositivi capaci di informare e possibilmente prevenire o arginare i danni prodotti.

Da questo si preconizza una istituzione ad hoc, anche su modelli precostituiti, che gestisca i dati e abbia l’autorità di intervento sulle istituzioni che ne riconoscono e finanziano il funzionamento, costituendo una risposta di pace a un settore che troppo spesso è stato puntato dalle istituzioni nazionali prevalentemente con occhio e atteggiamenti di aggressività.