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Golpe di Prigozhin o strategia interna? Cosa sta avvenendo sul fronte russo

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Il capo della Wagner Yevgeny Prigozhin ha diffuso ieri un altro video – replicando quanto già fatto nei mesi scorsi – in cui, ancora una volta, si è scagliato contro l’establishment russo. Dalla diffusione di quel video, apparso nei media occidentali nella mattinata di ieri, si sono rapidamente rincorse voci di un possibile golpe da parte della Wagner. Nel corso della serata, si è assistito alla dichiarazione da parte del gruppo mercenario di aver subito un attacco militare deciso da Shoigu (smentito dai vertici russi), di aver oltrepassato il confine russo e di essere a Rostov, con la disponibilità di 25.000 uomini “per andare chiarire la ragione degli errori strategici di Mosca”.

In particolare, Prigozhin ha rivolto la sua accusa contro i vertici militari e il Ministero della difesa guidato da Shoigu, parlando esplicitamente di un’agenda sul tavolo del presidente e di menzogne nei rapporti militari e di un’agenda sul campo. Ha sottolineato che i due canali informativi (quello istituzionale e quello militare sul campo) seguono andamenti radicalmente diversi, accusando apertamente di disinformazione il Ministero, sia sui numeri sia sull’origine della guerra. Il video messaggio si conclude con l’accusa che la guerra sia servita a un “gruppo di bastardi per trionfare e promuoversi”, disarticolando oltretutto la narrazione ufficiale del Cremlino che vedeva nella guerra l’ultimo (e unico) mezzo di risoluzione dei soprusi subiti dai cittadini russofoni nel Donbass.

La reazione del Cremlino non si è fatta attendere: non ha mancato di chiarire, per bocca del portavoce Dmitri Peskov, che Putin avrebbe preso contromisure nei riguardi di Prigozhin. Poche ore dopo, intorno alle 22 italiane, il Comitato antiterrorismo russo ha fatto sapere che è stata avviata un’indagine relativa all’appello all’ammutinamento, chiedendo che le azioni illegali venissero fermate immediatamente. Putin ha poi diffuso un video, questa mattina, in cui si appella direttamente ai cittadini e ai militari russi, invocando il senso di unità nazionale e la necessità di respingere “l’avventura criminale di una ribellione armata”. Ha inoltre dichiarato che “le azioni che dividono la nostra unità sono, di fatto, l’apostasia del nostro popolo, dei nostri compagni d’armi, che ora stanno combattendo al fronte”, riferendosi in modo molto esplicito a “una pugnalata alle spalle del nostro paese e della nostra gente”.

Sebbene le notizie siano ancora avvolte da una coltre di incertezza e poca trasparenza su fatti e movimenti, possono comunque essere delineati alcuni scenari e avanzate alcune ipotesi sul campo.

1) Il golpe è in atto e andrà avanti. Si tratta di un’ipotesi sul campo, considerando che – al contrario di quanto avvenuto in passato con le altre intemerate da parte del capo della Wagner – Putin ha sentito il bisogno di esprimersi pubblicamente. La reazione così diretta da parte del capo del Cremlino fa intendere che la crisi è reale (o vuole che appaia come tale), tanto che si è ritenuto opportuno rispondere istituzionalmente e militarmente, predisponendo le forze interne per respingere un’eventuale avanzata e mobilitando le forze politiche interne e i governatori locali, molti dei quali hanno diffuso nelle ore scorse comunicati di fedeltà a Putin e appelli all’unità e contro ogni tentativo di destabilizzazione interna. Certo è che, sebbene si siano registrati reali movimenti sul campo, notoriamente i colpi di Stato non si preannunciano a mezzo stampa. Questo fatto, certamente non secondario, fa avanzare le due ipotesi seguenti.

2) Il golpe è soltanto apparente e non verrà portato a termine. Arendere realistica tale ipotesi ci sono i precedenti degli altri video diffusi da Prigozhin. Tenuto anzitutto conto che le parole del capo del principale gruppo mercenario russo – per quanto rilevante sul campo e nell’andamento della guerra – lasciano pur sempre il tempo che trovano, quanto avvenuto nei mesi scorsi fa pensare che anche stavolta gli annunci di rivolta interna cadranno nel vuoto. L’ultima volta in cui le aperte schermaglie e le accuse più pesanti sono state rivolte dallo stesso “cuoco di Putin” ai vertici militari e strategici di Mosca era a inizio maggio, quando di fronte ai cadaveri della sua stessa compagnia, Prigozhin da Bakhmut rivolgeva la sua intemerata contro Shoigu e contro il capo di stato maggiore Valerij Gerasimov, sostenendo che l’invio di munizioni non era sufficiente e ciò stava contribuendo a falcidiare i suoi soldati. In pochi giorni la crisi interna è stata ricomposta, la Wagner rifornita degli armamenti richiesti e due settimane dopo, lo stesso Prigozhin annunciava la definitiva conquista della città oggetto degli scontri durati dieci mesi. Le schermaglie, in quel caso, sembravano più parti in commedia di una messa in scena – più o meno voluta, poco importa – che fa propendere per un’ipotesi che, sebbene apparentemente fantascientifica, non può essere scartata a priori.

3) Il golpe è un’operazione false flag russa. Questa è un’ipotesi che, lo ripetiamo – pur apparendo molto distante dalla realtà, vista la reazione di Putin così come i comunicati che da Mosca e dalle province russe si sono rapidamente rincorsi –, non può essere del tutto esclusa aprioristicamente. La false-flag potrebbe aver due obiettivi coincidenti e non esclusivi: uno militare e uno politico interno. Come nel caso della presa di Bakhmut, avvenuta poco dopo i video-denuncia dal teatro d’azione in virtù anche della reazione operativa del Cremlino che ha fatto avere alla Wagner le integrazioni di munizioni e armamenti richieste, anche in questo caso potrebbe trattarsi di una mossa, se non studiata e pianificata, quantomeno parte di una sceneggiata destinata a ricomporsi e a portare le truppe mercenarie ad avanzare ulteriormente. Secondo alcuni osservatori, potrebbe inoltre essere una sorta di “strategia della tensione interna” che, coordinata o meno (questo è poco importante), oppure volontariamente lasciata deflagrare da Mosca, tornerebbe utile a Putin per stringere ancor di più le maglie del potere centrale, addossare eventuali colpe di insuccessi militari a Prigozhin, rivendicare a sé eventuali successi tattico-strategici e proiettarsi politicamente in vista delle prossime elezioni del 2024. Emersa la crisi interna, il capo del Cremlino potrebbe attestarsi il ristabilimento dell’ordine non lasciando il campo ad altri eventuali contendenti alla presidenza del paese.

Da parte di Prigozhin, appare chiaro che simili mosse non possono essere pianificate individualmente: è plausibile infatti che la sua azione sia appoggiata direttamente dalle forze Nato e che sia il tentativo di incrinare il potere centrale russo. Appare in effetti sbalorditiva la sequenza temporale degli avvenimenti e delle comunicazioni: proprio ieri la CNN aveva apertamente ammesso il fallimento della controffensiva ucraina a fronte dei cospicui finanziamenti occidentali. In una tale condizione di dichiarata debolezza del fronte avverso da parte dei media dei paesi alleati del nemico, ci si sarebbe infatti aspettati una reazione diretta sul campo da parte russa per “affondare il colpo”. E invece, ciò che è accaduto nelle ultime 24 ore ci parla di un’apparente crisi russa che già più volte nel corso dell’ultimo anno si era manifestata, e che ora – incentivata o meno dall’Occidente – sembrerebbe aperta e incolmabile.

Gli scenari, a questo punto, possono rapidamente cambiare. Sebbene avanzare ora ipotesi sull’immediato futuro appaia assai prematuro, vista la mancanza di notizie certe, la sensazione è che ci si trovi su un crinale che potrebbe far pendere la situazione sul campo dall’uno o dall’altro versante piuttosto repentinamente. Se fossero confermate, anche solo parzialmente, le ipotesi di un “gioco delle parti” russo – le quali ipotesi, oltretutto, non necessariamente si escludono a vicenda – e la crisi fosse rapidamente ricomposta, la Russia potrebbe approfittare del momento di stasi dell’esercito ucraino per proseguire nell’avanzata militare e pianificare ulteriori mosse sul campo, vedendo consolidato oltretutto il potere interno di Putin e proiettarsi con maggior forza alle prossime elezioni.

Se invece fosse confermata l’ipotesi di una manifesta frattura militare e politica russa, magari incentivata dall’esterno, potrebbe essere il fronte ucraino ad avanzare e portare avanti l’annunciata controffensiva, approfittando dell’eventuale ribellione della Wagner, in un paradossale teatro dell’assurdo in cui i nemici del giorno prima si trasformano improvvisamente in alleati.

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