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Notizie"Global Trends 2040: A More Contested World”. Una prospettiva...

“Global Trends 2040: A More Contested World”. Una prospettiva di “Rinascita delle democrazie” in bilico tra emergenze, conflittualità e tensioni globali nell’ultimo rapporto del National Intelligence Council

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L’analisi sui Global Trends 2040 del National Intelligence Council (NIC) si sofferma sugli effetti della pandemia e sulle quattro sfide per il futuro delle “structural forces”: lo sviluppo demografico, gli scenari economico-finanziari, il cambiamento climatico, e la tecnologia.  Implicito è il monito per i policy makers: se si vogliono evitare scenari più cupi che vanno da “un mondo alla deriva” alla “”tragedia e mobilitazione”, i decisori devono impegnarsi più efficacemente per perseguire il modello della “rinascita delle democrazie”.

L’analisi del Global Trends 2040: A More Contested World  

Il titolo, di per sé, è già molto eloquente e dà l’idea di voler essere un monito per i decisori politici di questo esordio di millennio. Non è infatti un’analisi rassicurante quella dell’ultimo rapporto quadriennale, presentato sul sito istituzionale lo scorso 8 aprile dal National Intelligence Council (NIC) degli Stati Uniti, l’ente governativo che sovraintende alle strutture di intelligence a stelle e strisce. I rapporti Global Trends valutano i driver e gli scenari critici per le tendenze globali con un orizzonte temporale di circa quindici anni e, di solito, vengono presentati al presidente entrante tra il giorno delle elezioni e il giorno dell’inaugurazione. Si deve allo Strategic Futures Group del NIC, diretto dalla Senior Analyst Maria Langan-Riekhof, la pubblicazione dell’ultimo report, frutto della collaborazione con 18 organizzazioni che compongono la comunità di intelligence degli Stati Uniti, incluse la National Security Agency e la CIA.

Il fattore covid-19: l’incremento dell’incertezza

Il primo step del rapporto è sull’impatto globale della pandemia del virus Covid 19. Il precedente Global Trends 2035: Paradox of Progress era stato premonitore, poiché aveva messo bene in luce “il rischio di una pandemia e il vasto dissesto economico che potrebbe causare”. Per gli analisti del NIC, la pandemia che ha portato il caos nel mondo con oltre 2,5 milioni di decessi all’inizio del 2021, è stata devastante in termini di ampiezza e profondità, mettendo in crisi la resilienza e creando nuove incertezze sull’economia, la governance, la geopolitica e la tecnologia. Proprio come gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, è probabile che la pandemia Covid 19 produca alcuni cambiamenti che saranno avvertiti negli anni a venire e muteranno gli stili di vita, i modi di lavorare e le prassi di governo a livello nazionale e internazionale. 

Il Covid 19 ha inasprito le distanze sociali, le grandi disparità nella fruibilità delle cure e delle infrastrutture sanitarie, aggravando le tendenze nazionaliste e la polarizzazione delle componenti politiche e sociali, riducendo ancora i livelli già bassi di fiducia nelle istituzioni. I regimi illiberali, invece, continueranno ad usare la pandemia come pretesto per reprimere più severamente il dissenso e limitare le libertà civiche. Sono emerse anche le debolezze e le fratture politiche nelle istituzioni internazionali, come l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e le Nazioni Unite, mentre efficace è stato il ruolo di attori non statali, dalla Fondazione di Bill Gates alle altre imprese private, che sono state fondamentali per la ricerca sui vaccini o per la produzione di massa di forniture mediche e dispositivi di protezione. In questo senso, alcuni contesti regionali potranno essere particolarmente penalizzati in termini di depauperamento sociale come l’Africa, l’America Latina e l’Asia meridionale, mentre l’Unione Europea sarà mobilitata su un pacchetto di salvataggio economico (il cd. Recovery Fund) e di altre misure di emergenza che potrebbero favorire la ripresa economica e far progredire il progetto di integrazione europea. 

Dopo lo scenario sulla pandemia, il rapporto analizza quattrostructural forces” che incideranno sul nostro futuro: lo sviluppo demografico, gli scenari economico-finanziari, il cambiamento climatico, e la tecnologia, temi che rappresentano le grandi sfide che attendono il mondo nei decenni più prossimi.  

Crescita demografica: urbanizzazione e flussi migratori in aumento

Per quanto riguarda la crescita demografica, sebbene destinata a rallentare ovunque, porterà il pianeta ad un incremento di altri 1,4 miliardi di persone, principalmente in Africa e in Asia meridionale, per raggiungere i 9,2 miliardi nel 2040. L’umanità invecchierà rapidamente, in particolare nell’Asia orientale e in Europa, e continuerà a urbanizzarsi, fino a raggiungere i due/terzi della popolazione presente nelle città, rispetto al 56% di oggi. La capacità dei governi, in specie dei paesi in via di sviluppo, sarà messa a dura prova nelle infrastrutture e nei servizi, e comunque si genererà crisi nelle finanze pubbliche di tutte le nazioni che invecchiano. La pressione dei flussi migratori è stimata dal NIC in oltre 100 milioni di persone che sono emigrate nel ventennio 2000-2020, ed è destinata ad aumentare per la ricerca di lavoro, con conseguenti tensioni politiche, ragione per cui “molti paesi faranno fatica a costruire o addirittura a sostenere decenni di miglioramenti significativi nell’istruzione, nella salute e nella riduzione della povertà”.

Ancora ombre sul futuro economico-finanziario

Il rapporto prevede un’era in cui il debito nazionale sarà sempre più alto e i governi non avranno risorse fiscali sufficienti per soddisfare le aspirazioni in espansione dei cittadini. Aumenteranno i posti di lavoro sempre più precari, anche per effetto dei processi di automazione, e si preparerà un quadro di crescente frammentazione economica, con nuovi trend protezionistici, mentre le istituzioni di governance economica internazionale si dimostreranno inadeguate a queste sfide, esacerbando la volatilità.  Il potere economico sarà ancora più concentrato nelle mani di grandi imprese, fra cui le piattaforme tecnologiche, che consolideranno le loro posizioni di monopolio, anche influenzando l’arena politica e sociale, con le grandi piattaforme dei mercati online che potrebbero assumere la leadership nella globalizzazione del commercio. Le economie asiatiche sembrano pronte a proseguire la crescita almeno fino al 2030, anche se in maniera più lenta e sarà comunque improbabile che raggiungano il livello del prodotto interno lordo (PIL) pro capite o l’influenza economica delle economie avanzate, come gli Stati Uniti e l’Europa. 

I rischi del cambiamento climatico 

Il cambiamento climatico trasformerà la politica mondiale. Mentre gli ultimi 10 anni sono stati i più caldi mai registrati, i governi stanno procedendo con ritardo nei programmi di riduzione delle emissioni di gas serra; sebbene stiano emergendo le green technologies, l’attuale ritmo dei processi di decarbonizzazione non impedirà gli effetti del riscaldamento terrestre. L’aumento delle temperature e le condizioni meteorologiche estreme aggraveranno l’insicurezza dell’acqua, del cibo, della salute e dell’energia, che a sua volta genererà instabilità politica e migrazioni di massa, in particolare nei paesi in via di sviluppo. 

Le nuove tecnologie: la sfida alla leadership 

Grande rilievo avrà lo sviluppo delle new technologies dei prossimi 20 anni, in particolare dell’intelligenza artificiale, delle reti informatiche, della realtà virtuale, robotica, nanotecnologia, tecnologia spaziale, dei materiali intelligenti, della biotecnologia e degli altri campi che trasformeranno la vita dell’uomo. Solo nel 2025 saranno connessi all’Internet circa 64 miliardi di dispositivi, “e forse molti trilioni entro il 2040”. Come ha dimostrato la rapidità della ricerca che ha portato ai vaccini Covid19, “le tecnologie innovative potranno mitigare i problemi su un pianeta affollato, che invecchia, interdipendente e in via di riscaldamento”. Tuttavia i vantaggi di una tecnologia come l’IA non saranno distribuiti in modo uniforme all’interno e tra gli stati, aggravando le disuguaglianze.  E vi sono anche altri rischi: potranno esasperarsi la concorrenza strategica tra Cina, Stati Uniti e altre nazioni e la crisi dei modelli organizzativi e occupazionali dell’industria, mentre potranno ridefinirsi le relazioni tra autorità pubbliche e attori privati, con minacce per la privacy e la libertà. Competitors statali e non statali si contenderanno la leadership e il dominio nella scienza e nella tecnologia, con potenziali rischi e implicazioni a cascata per la sicurezza economica, militare e sociale.


Gli effetti su società, livello statale e sistema internazionale.

Per effetto delle quattro “forze strutturali”, unite ad altri fattori, potranno determinarsi vari effetti a livello sociale, statale e del sistema internazionale. Si genereranno interazioni che porteranno ad una maggiore conflittualità nei rapporti a tutti i livelli. All’interno della società cresceranno la frammentazione e la contestazione su questioni economiche, culturali e politiche. A livello statale, tra le comunità e i governi sorgeranno tensioni e conflittualità persistenti a causa di un crescente divario tra ciò che i governi possono offrire con risorse più limitate e le aspettative di popolazioni più connesse, più urbane e più responsabilizzate. Sarà forte la volatilità politica con rischi di erosione della democrazia. Il sistema internazionale, pur non emergendo un singolo Stato dominante su aree regionali, sarà comunque più “modellato dalla sfida della Cina agli Stati Uniti e al sistema internazionale guidato dall’Occidente”. Saremo di fronte ad un ambiente geopolitico più incline ai conflitti e instabile, che minerà il multilateralismo accenterà le divisioni ed i contrasti sui modelli di governance. 

I cinque scenari dei Global Trends 2040

Il “Global Trends 2040”, infine, individua cinque scenari alternativi per il futuro, con vari gradi di probabilità, su cui – per gli analisti del NIC – avrà peso determinante in ogni caso l’evoluzione delle relazioni tra Stati Uniti d’America e Cina. 

Il primo scenario è quello della “rinascita delle democrazie“, in cui si ipotizza il ripristino dell’ordine internazionale “liberale” basato sulle regole. Si presenterà dunque un mondo in cui i governi democratici – guidati dalla leadership degli Stati Uniti e dei più stretti alleati – riusciranno a rinsaldare le alleanze attorno ai valori comuni occidentali, dimostrandosi più capaci di promuovere la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica, e catalizzando un boom economico che permetterebbe loro di far fronte alle criticità interne e di contrastare i competitors internazionali. In tale contesto, rapidi progressi tecnologici che potranno essere promossi da forme di partenariato pubblico-privato negli Stati Uniti e in altre società democratiche migliorando l’economia globale. La crescita economica e i risultati tecnologici consentiranno risposte alle sfide globali, rinnovando la fiducia nelle istituzioni democratiche. Al contrario, in Cina e Russia aumenterà il controllo sociale che soffocherà l’innovazione anche perché importanti scienziati e imprenditori cercheranno asilo negli Stati Uniti e in Europa. L’attrattiva del modello cinese è quindi destinata a svanire. 

Il secondo scenario è quello di “un mondo alla deriva”, un modello di sistema globale senza guida che è già riscontrabile nella situazione attuale, in cui Stati Uniti, Cina e altre potenze non riescono a concordare regole e istituzioni comuni. Il sistema internazionale sarà ancora senza direzione, caotico e instabile. La crescita economica sarà più lenta, e si amplieranno le divisioni sociali e la paralisi politica. La Cina continuerà ad approfittare dei problemi dell’Occidente per espandere la sua influenza internazionale, specialmente in Asia. Rimarranno irrisolte le questioni sulle sfide globali, come il cambiamento climatico e l’instabilità nei paesi in via di sviluppo.

Il terzo scenario della “coesistenza competitiva” è leggermente più incoraggiante: Stati Uniti e Cina potranno cooperare su sfide globali condivise, specie nelle relazioni commerciali, ma permarrà la loro rivalità strategica. Rimarranno aperte le sfide climatiche a lungo termine. Il quarto scenario sui “Blocchi separati” prefigura la frammentazione del mondo in blocchi economici e di sicurezza, o anche in sfere di influenza di grandi potenze, incentrate su Stati Uniti, Cina, Unione Europea (UE), Russia e un paio di potenze regionali. I paesi in via di sviluppo rischieranno il fallimento e i problemi globali, in particolare il cambiamento climatico, saranno affrontati in modo frammentario, se non del tutto accantonati. 

Infine, vi è lo scenario “tragedia e mobilitazione”, indicato come altamente improbabile ma possibile. Nuove emergenze sanitarie, il riscaldamento ed altre ripercussioni sull’ambiente potrebbero portare ad un’emergenza alimentare globale, determinando rivolte, migrazioni di massa e migliaia di vittime. Dopo la tragedia, potrà arrivare un nuovo ordine mondiale in cui l’Unione Europea e la Cina uniranno le forze per rivitalizzare le istituzioni multilaterali e cooperare sul cambiamento climatico. Si tratta di uno scenario in cui, dopo la tragedia, viene evidenziato il rischio che gli Stati Uniti rimangano emarginati da una ripresa economica e sociale portata avanti da una possibile alleanza tra area europea e asiatica. 

Il monito   del Global Trends 2040: il futuro è nelle mani dei decisori politici

Il New York Times ha commentato il rapporto sui Global Trends 2040 indicando che nell’ambito dei senior analysts “non se ne ricorda uno più cupo”. E tuttavia la preoccupazione sugli scenari non dovrebbe sorprendere. Le rappresentazioni del Global Trends, in fondo, erano già state prospettate negli anni. D’altro canto, va detto che l’obiettivo dei rapporti Global Trends non è tanto dichiarare come certe e sicure le previsioni fatte per il futuro, ma piuttosto ragionare sulle prospettive globali con un pensiero critico e una riflessione strategica che aiuti i decisori politici ad adottare una pianificazione di breve, medio e lungo termine sollecita, concreta ed efficace.  Alcuni temi specifici non vengono enfatizzati: si pensi alle scelte sul nucleare, alle dottrine militari e alla pianificazione degli armamenti, alla cyberwar o al terrorismo. Non è trattato specificamente neanche il tema del “razzismo sistemico” che sta impegnando l’amministrazione Biden anche ad una radicale riforma del sistema di polizia. È quindi evidente che vi sarà anche una versione “riservata“ del Global Trends, mentre quella diffusa pubblicamente è una versione declassificata su temi più generali.Come si può constatare leggendo le 150 pagine del rapporto Global Trends, non vengono presentate soluzioni. Non lo può fare, per legge: le 18 organizzazioni che compongono la comunità dell’intelligence, tra cui la National Security Agency e la CIA – almeno nella forma – hanno il divieto di fornire raccomandazioni politiche. Ma è implicito e chiaro il monito lanciato dagli analisti ai policy makers e agli stakeholder istituzionali e non: se si vogliono evitare gli scenari più cupi che vanno dall’A World Adrift alla “Tragedy and Mobilization“, i decisori devono impegnarsi più efficacemente per perseguire il modello della Renaissance of Democracies. Agli Stati Uniti in particolare spetta la scelta multilaterale per tornare ad esercitare la loro leadership sulle sfide globali, investendo su alleanze consolidate, istituzioni internazionali, rilanciando le relazioni con la UE e stimolando la crescita economica, che è la chiave per evitare gli scenari più drammatici ipotizzati nel report. Ma si tratta di un impegno che va comunque assunto anche dagli altri Stati che dovranno condividere e sostenere le sfide per un futuro meno drammatico per le nostre generazioni.

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