Gli Stati Uniti chiudono i rapporti con l’OMS

Gli Stati Uniti sono il principale finanziatore dell’OMS con oltre 400 milioni di dollari all’anno su un budget annuale di circa 5 miliardi: un contributo di 10 volte superiore a quello della Cina. Negli ultimi mesi però, a causa del Covid-19, i rapporti tra Stati Uniti e Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sono precipitati incredibilmente e, dopo aver annunciato la sospensione temporanea dei fondi, il 29 maggio Trump ha dichiarato la fine dei rapporti, con effetto immediato, con l’Organizzazione.

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La sospensione dei fondi

A metà aprile, il Presidente Trump ha annunciato la sospensione di fondi per un periodo tra 60 e 90 giorni accusando l’Organizzazione di aver gestito in maniera disastrosa la pandemia da Covid-19 e di aver insabbiato, insieme alla Cina, la diffusione dell’epidemia. Il Presidente americano ha poi criticato l’OMS per non aver agito abbastanza in fretta per contenere il virus e di essersi fidata dei dati forniti da Pechino: “Se l’OMS avesse fatto il suo lavoro, facendo arrivare subito i propri esperti in Cina per valutare la situazione in modo oggettivo e denunciando la mancanza di trasparenza da parte della Cina, sarebbe stato possibile contenere l’epidemia nel suo primo focolaio. Questo avrebbe permesso di salvare migliaia di vite e di evitare danni economici a livello mondiale”. Nel frattempo, Washington ha anche portato avanti un’indagine volta ad esaminare l’effettivo ruolo dell’OMS nella gestione negativa della pandemia. Il tycoon ha sottolineato, inoltre, come non sia giusto che gli Stati Uniti contribuiscano con una cifra di oltre 400 milioni rispetto ai circa 35 della Cina, considerando che il virus “è partito da loro”.

Non sono mancate le reazioni a questa mossa di Trump. Il primo ad intervenire è stato Antonio Guterres, Segretario Generale dell’ONU, che ha criticato la decisione del Presidente americano ribadendo l’importanza dell’unità della comunità internazionale nel contrasto al virus. Anche Russia e Cina non hanno esitato a dire la loro dichiarandosi preoccupati della scelta fatta dagli Stati Uniti. Successivamente è intervenuto l’Alto Rappresentante dell’UE Josep Borrell: “Non c’è ragione che giustifichi questa mossa, in un momento in cui gli sforzi dell’Organizzazione sono necessari sempre di più per contribuire a contenere e mitigare la pandemia”. 

La lettera al Direttore Generale dell’OMS e la risposta della Cina

Il 18 maggio si è riunita l’Assemblea Generale dell’OMS, dalla quale la stessa Organizzazione è uscita sotto inchiesta. Nella bozza di risoluzione, poi approvata da tutti e 194 i membri, si richiedeva una “valutazione imparziale, indipendente ed esaustiva” della risposta internazionale coordinata dall’OMS. Secondo i firmatari, l’esame avrebbe dovuto riguardare l’efficacia dei meccanismi a disposizione dell’OMS, il contributo dell’OMS agli sforzi dell’ONU e le azioni dell’Organizzazione e la loro tempistica rispetto alla pandemia causata dal Covid-19. 

Importante in questo contesto è stato il ruolo dell’Unione Europea che si è fatta promotrice della bozza di risoluzione per l’inchiesta. Germania e Francia hanno dichiarato di voler elaborare un piano di riforma dell’OMS con l’obiettivo di migliorare il suo lavoro di coordinamento e di ricevere informazioni in maniera più rapida qualora ci dovessero essere nuovi virus. 

Inoltre, quello stesso giorno Trump ha pubblicato sul suo profilo Twitter una lettera indirizzata al Direttore Generale dell’Organizzazione, Tedros Adhanom Ghebreyesus, in cui ha minacciato di rendere definitivo il blocco dei finanziamenti se entro 30 giorni l’Organizzazione non si fosse impegnata su sostanziali miglioramenti. Nel documento ufficiale, composto da 4 pagine, Trump ha elencato tutti gli errori commessi dall’OMS nella gestione della pandemia. In particolare, ha accusato l’Organizzazione di aver “sistematicamente ignorato notizie credibili sulla diffusione del virus a Wuhan ad inizio dicembre 2019 o anche prima” e diffuso informazioni imprecise o fuorvianti. Il tycoon ha poi attaccato anche la Cina per non aver informato tempestivamente l’OMS entro le 24 ore imposte dalle normative su quanto stava avvenendo a Wuhan e sul fatto che si stia continuando a rifiutare di condividere dati precisi e puntuali, tenendo per sé informazioni cruciali sul virus e le sue origini.

La risposta di Pechino è stata immediata attraverso Zhao Lijian, portavoce del ministero degli Esteri, affermando che Trump ha infangato la Cina ed ha ingannato l’opinione pubblica, cercando di deviare l’attenzione della sua risposta incompetente alla pandemia. Inoltre, durante l’Assemblea Generale, il Presidente cinese Xi Jinping è intervenuto annunciando che Pechino avrebbe donato circa 2 miliardi di dollari per combattere il coronavirus e spedire medici e forniture mediche in Africa ed in altri paesi in via di sviluppo. Il contributo, che sarà speso in due anni, equivale a più del doppio di quello che gli Stati Uniti avevano concesso all’agenzia sanitaria prima che Trump tagliasse il finanziamento americano. In particolare, molti funzionari americani, hanno visto questa mossa come un tentativo di distogliere l’attenzione sulla responsabilità cinese della diffusione del virus. 

È chiaro dunque come questa pandemia e, più in particolare la questione interna all’OMS, abbia accelerato la competizione Stati Uniti-Cina. La cosa interessante è che ogni qualvolta che Washington fa un passo indietro, Pechino sembra farne uno in avanti e proprio in questo Xi Jinping è stato in grado di sfruttare la progressiva perdita di leadership globale americana a proprio vantaggio.

La fine delle relazioni con l’OMS

I rapporti con l’OMS sono poi precipitati il 29 maggio quando Trump ha ufficialmente annunciato l’interruzione delle relazioni con l’Organizzazione, accusandola di essere sottomessa a Pechino e di aver gestito in maniera disastrosa la pandemia. “Il mondo ha bisogno di risposte dalla Cina sul virus. Abbiamo bisogno di trasparenza” ha affermato il tycoon. Nel suo discorso, il Presidente ha anche ribadito la colpa della Cina riguardo alla diffusione del virus e per aver “indotto una pandemia globale” che ha causato circa 100.000 morti negli Stati Uniti. In aggiunta, ha confermato l’imposizione di nuove sanzioni alla Cina per aver “violato la sua promessa di assicurare l’autonomia di Hong Kong”. L’Unione Europea, nel frattempo, ha escluso di voler imporre sanzioni a Pechino mentre Boris Johnson si è schierato con il Presidente americano. 

Non è chiaro quanto velocemente Trump possa ritirarsi dall’OMS e se necessiti di un’approvazione da parte del Congresso, i Democratici però si sono lamentati del fatto che Trump non abbia l’autorità per tagliare i finanziamenti all’Organizzazione, accusandolo di aver reso quest’ultima un capro espiatorio per distogliere l’attenzione dai tentativi confusi e inadeguati di contrastare la diffusione del virus negli Stati Uniti, incluso l’ignorare mesi di avvertimenti da parte dell’intelligence americana su un’imminente minaccia.

Trump ha probabilmente ragione a notare che l’OMS abbia commesso alcuni errori nelle prime fasi della pandemia, come per esempio non forzare la Cina a consentire agli ispettori internazionali di entrare nel paese man mano che il virus si stava espandendo affermando erroneamente, inoltre, che le autorità cinesi non avevano trovato prove chiare della trasmissione del coronavirus da uomo a uomo. Tutto ciò però lungi dall’essere la prova di una speciale cospirazione tra OMS e Cina, come sostenuto da Trump. 

La decisione del tycoon sarà un duro colpo per l’Organizzazione perché ciò significherebbe perdere quasi 900 milioni di dollari ogni due anni. All’improvviso Trump ha reso più difficile il coordinamento per una risposta globale al virus peggiorando, probabilmente, le percezioni del mondo sugli Stati Uniti. Una cosa è certa: la pandemia ha accentuato il contrasto tra Pechino e Washington, non a caso c’è chi parla di una nuova Guerra Fredda. La comunità internazionale da che parte starà?

Alessandro Savini,
Geopolitica.info