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TematicheItalia ed EuropaGli Stati Uniti chiamano. L’Italia risponderà?

Gli Stati Uniti chiamano. L’Italia risponderà?

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Dopo Berlino e Parigi è il turno dell’Italia. Tra domenica 27 e martedì 29 giugno il Segretario di Stato americano ha visitato il Bel Paese, incontrando il presidente della Repubblica Mattarella, il premier Draghi e il ministro degli Esteri Di Maio ma anche papa Francesco. Il leitmotiv degli incontri è stato riaffermare l’importanza dell’unità transatlantica e della relazione bilaterale che unisce da 160 anni Italia e Stati Uniti. Gli Stati Uniti chiamano. L’Italia risponderà?

Giorno 1

Il primo impegno del Segretario di Stato è stata una colazione con il ministro degli esteri Di Maio. L’incontro ha rappresentato un’occasione per tracciare i dossier principali delle giornate italiane di Blinken. Su temi come multilateralismo, lotta alla pandemia e al cambiamento climatico, e contrasto al terrorismo non si è registrata alcuna divergenza. Si profila una reale opportunità per l’Italia di assumere, piuttosto che subire, il suo ruolo di crocevia. L’Italia, in quanto alleato NATO, è impegnata nel garantire la sicurezza del fianco sud attraverso la partecipazione alle missioni ONU e NATO in Iraq, Kosovo, Libano, Afghanistan e, non da ultimo, in Libia. Il Paese ospita in 5 basi più di 33.000 statunitensi tra personale militare e civile della Difesa, nonché i loro familiari. Inoltre, il quartier generale della VI flotta della Marina statunitense e il Joint Force Command NATO si trovano nei pressi di Napoli. Senza dimenticare che al vertice NATO, tenutosi il 14 giugno, il presidente Biden e il premier Draghi, hanno concordato su una serie di iniziative tese a rivitalizzare la NATO e scacciare il fantasma di una NATO cerebralmente morta attraverso l’agenda NATO 2030.

Il capo della diplomazia statunitense ha poi incontrato il suo omologo israeliano Yair Lapid segnando il primo incontro tra gli Stati Uniti di Biden e l’Israele post-Netanyahu nel tentativo di alimentare il dialogo con il Paese nonostante, e soprattutto dopo, il cambio di leadership. Blinken ha colto l’occasione per evidenziare come la normalizzazione degli Accordi di Abramo non debba divenire un sostituto del dialogo tra Israele e Palestina. Da parte sua, Lapid ha riportato alla memoria gli errori commessi in passato e come lo status del suo Paese sia stato compromesso, ma ha chiosato aprendo alla possibilità di riempire la faglia.

La conversazione ha inevitabilmente coinvolto anche l’Iran. Israele ha nuovamente espresso delle riserve circa il rientro degli Stati Uniti nell’Accordo sul Nucleare Iraniano, le cui trattative sono riprese negli ultimi mesi grazie all’impegno dei 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza ONU più la Germania. Lapid ha poi riferito di aver parlato con esponenti del Partito Democratico e Repubblicano a Washington e di aver ricordato loro come Israele sia un alleato con cui gli Stati Uniti condividono i valori principali di libertà, democrazia e pace.

Giorno 2

Nell’agenda di Blinken non è mancata la visita alla Santa Sede dove era prevista un’udienza con papa Francesco, il segretario di stato Vaticano cardinale Parolin e il segretario per i rapporti con gli stati arcivescovo Gallagher. I temi trattati hanno spaziato dalla crisi climatica alla promozione della pace e dei diritti umani nel mondo. Se sul cambiamento climatico, il massimo esponente della Chiesa ha mostrato una leadership assertiva portando ripetutamente all’attenzione dei leader politici la problematica, la lotta al traffico umano e la protezione dei diritti umani costituiscono il fronte comune per il Vaticano e gli Stati Uniti.

Tuttavia, Blinken e papa Francesco hanno discusso anche di Cina e crisi umanitarie, che affliggono Libano, Siria, Etiopia e Venezuela. Nel 2018, la Chiesa aveva siglato un accordo con la Cina circa la nomina di cardinali in Cina. Gli oppositori hanno chiesto al Vaticano di parlare di più della libertà religiosa a Hong Kong e nella Cina continentale.

È meno chiaro se sia stato affrontato il tema della comunione al presidente Biden. Infatti i cardinali cattolici statunitensi sono prossimi a una votazione che potrebbe escludere dal sacramento il presidente degli Stati Uniti e gli altri politici che hanno difeso il diritto all’aborto, nonostante Biden abbia preso le distanze personali dalla pratica.

Libia, cooperazione nelle relazioni transatlantiche e lotta al cambiamento climatico sono stati i dossier dibattuti da Blinken e dal premier Draghi. Il dialogo è poi proseguito con il presidente della Repubblica Mattarella. Quest’ultimo ha ribadito centralità della Libia negli equilibri del Mediterraneo e ha espresso la sua soddisfazione per questa nuova fase della collaborazione transatlantica e dell’allineamento tra l’agenda europea e quella statunitense. Mattarella, inoltre, ha dato voce all’interesse nazionale sostenendo che integrazione europea e Alleanza Atlantica siano entrambe degli abilitatori per l’Italia nel dare il proprio contributo alla comunità internazionale. Infine, Mattarella e Blinken hanno concordato sull’opportunità di instaurare un dialogo costruttivo sui contenziosi tra Unione Europea e Stati Uniti, com’è avvenuto nel caso Airbus-Boeing.

Roma e Washington si sono sedute accanto anche nella ministeriale della Coalizione Globale contro l’ISIS alla quale hanno partecipato le delegazioni di oltre 40 Paesi, il segretario della NATO Stoltenberg e l’Alto rappresentante UE Borrell. Il summit ha permesso agli 83 paesi membri di fare il punto della situazione sulle strategie attuate finora per contrastare il terrorismo nelle aree maggiormente a rischio, come l’Iraq, la Siria, l’Asia occidentale e il Sahel. Come ha spiegato Di Maio, stabilizzare questi territori permetterà anche di arrestare i flussi migratori irregolari che interessano in primis l’Italia e quindi tutta l’Europa. A tal fine, è fondamentale rinsaldare ulteriormente la partnership con gli Stati Uniti e tutti gli altri Paesi della Coalizione per bloccare le minacce terroristiche e tutelare la sicurezza dei cittadini, attraverso un approccio sinergico.

La coalizione, nata nel 2014, è stata il fattore critico che ha permesso di sconfiggere l’ISIS in Iraq e Siria, ha ricordato Blinken nel suo discorso di apertura. Nonostante le conseguenze positive per i civili, rimane molto lavoro da fare. Secondo gli Stati Uniti le priorità principali, che ricalcano molto quelle italiane, prevedono riaffermare l’impegno a combattere le forze residuali dell’ISIS, il che implica mantenere l’impegno nell’Operazione Inherent Resolve e nella costruzione della capacità civile di contrastare il terrorismo. Recuperando un passaggio di Di Maio, Blinken ha sottolineato l’importanza di supportare la stabilizzazione di Iraq e Siria per evitare che sacche dell’ISIS si ricostituiscano.

La Siria continua a ospitare combattenti ISIS, a tal fine gli Stati Uniti hanno incitato i paesi d’origine a rimpatriare, riabilitare ed eventualmente condannare questi soggetti. Gli Stati Uniti hanno anche annunciato che destineranno 436 milioni di dollari in assistenza umanitaria per i siriani e le comunità che li accolgono. Ma fronteggiare l’ISIS vuol dire anche confrontarla là dove si sta espandendo. Sahel, Africa orientale e Mozambico sono le aree che destano maggiori preoccupazioni. Allo stesso tempo, molti stati africani come la Mauritania, il Congo e la Repubblica dell’Africa Centrale sono divenuti membri della Coalizione.

La Coalizione, che opera in Iraq su richiesta del Paese stesso e nel pieno rispetto della sua sovranità, unità e integrità territoriale, ha anche riconosciuto gli sforzi dell’Iraq nel costituire forze di sicurezza per contrastare Daesh, seppur il numero debba crescere. Un plauso è stato elargito anche all’impegno europeo profuso nell’European Union Advisory Missionin Iraq. La Coalizione mantiene il suo impegno anche in Siria in ossequio alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU 2254, per vigilare contro le minacce del terrorismo e supportare la ricostruzione e la stabilizzazione delle aree liberate.

Nell’apprezzare la necessità di uno sforzo totale e collettivo, gli stati membri hanno convenuto che la Coalizione si rincontrerà in plenaria entro giugno 2022, mentre una sessione ristretta si terrà nel settembre 2021 a Bruxelles.

A margine della ministeriale si è tenuto un incontro per discutere la crisi in Siria che ha visto coinvolti una pletora di stati tra Stati Uniti, Italia, Canada, Francia, Germania, Egitto, Iraq, Regno Unito, Norvegia e Unione Europea. In questa sede, è stata ribadita la centralità dell’assistenza umanitaria per contrastare la pandemia e ridurre il numero di rifugiati. Le Nazioni Unite rimangono a capo degli sforzi per implementare l’UNSCR 2254, il cessate il fuoco nazionale immediato e la fornitura di aiuti umanitari. Le parti hanno concordato che l’implementazione della risoluzione è l’unica via per la sicurezza e la fine del conflitto.

Giorno 3

Alla riunione dei ministri degli Esteri delle venti maggiori economie mondiali convenuti a Matera si è discusso di multilateralismo, sicurezza alimentare, Africa e vaccini. Nelle parole di Di Maio, il multilateralismo deve rimanere al centro. Per ripartire bisogna farlo insieme, e la presidenza italiana del G20 è l’occasione per dimostrare il ruolo che il Paese può assumere in materia di sicurezza alimentare, lotta alla fame nel mondo e risposta al cambiamento climatico. Tutti fronti la cui urgenza è stata accresciuta dalla pandemia di COVID-19 che ha messo a nudo l’interconnessione del mondo.

Blinken, concordando sull’obiettivo, ha rilanciato sull’equa distribuzione, anche in tema di vaccini. A riguardo è fondamentale il meccanismo Covax, che gli Stati Uniti sostengono con 2 miliardi di dollari. Sul punto, è intervenuto il ministro degli Esteri tedesco. Heiko Maas, sottolineando l’opportunità per cooperare presentata dal G20, ha ricordato l’importanza di sedere al tavolo con Cina e Russia, sebbene la distribuzione dei vaccini potrebbe mirare a ottenere vantaggi geostrategici di breve termine piuttosto che salvaguardare la salute globale. Eppure, questi sono stati i grandi assenti fisici, dopo quanto detto al G7. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi era connesso in videoconferenza, mentre la Russia ha inviato solo il viceministro degli esteri Aleksandr Pankin.

La prima sessione del meeting è stata riservata al tema del multilateralismo e della governance globale. Comunanza di valori e leadership ONU sono i cardini di un sistema multilaterale efficace, ha detto a riguardo il ministro degli Esteri italiano. La seconda e ultima sessione è invece stata dedicata all’Africa. Al termine dell’incontro è stata adottata la Dichiarazione di Matera, documento che stabilisce l’impegno del G20 ad affrontare le attuali emergenze alimentari e a costruire sistemi alimentari sostenibili con l’obiettivo di arrivare a “un mondo libero dalla fame entro il 2030”, sebbene lo stato attuale delle cose non permetterebbe il raggiungimento dell’obiettivo.

Anche il cibo è dunque uno strumento geopolitico, con cui salvaguardare la vita umana e creare comunità sviluppate e coese così da ridurre le differenze socio-economiche, avanzare la parità di genere e promuovere lo sviluppo economico che, a sua volta, getterà le basi per sviluppi più sostenibili. Dunque, saranno potenziati gli sforzi per salvaguardare l’agrodiversità, combattere la malnutrizione e fornire risorse alimentari sicure e adeguate, aumentando gli investimenti e accelerando l’adattamento dei sistemi di produzione di cibo e agricoltura alle nuove esigenze dettate dal cambiamento climatico.

In conclusione, le politiche nazionali necessitano di essere integrate con l’azione internazionale. Sulla base delle priorità stabilite nella Dichiarazione di Matera gli stati del G20 si impegnano a rafforzare gli sforzi collettivi per implementare l’invito alla mobilitazione globale.

Conclusioni

La diplomazia e gli Stati Uniti sono tornati. Dopo i festeggiamenti iniziali però l’Italia dovrà decidere cosa fare concretamente. Presentarsi alla festa non basterà. Così come non basterà organizzare una festa. Se la politica della sedia è il richiamo dell’Italia anche gli Stati Uniti dovranno fronteggiare delle sfide come trovare dei catalizzatori per collaborare con gli alleati ed evitare fughe a Est di quest’ultimi. L’impegno a “ricostruire meglio il mondo” sarà più credibile se sarà mantenuto in primis a casa e se seguirà i canoni liberal della democrazia.

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