Gli investimenti cinesi nel corridoio pakistano

Il Pakistan per la Cina rappresenta un importante alleato sia a livello politico che strategico. Pechino ha utilizzato Islamabad per la propria politica “revisionista” includendola nel suo progetto OBOR. Si analizzeranno di seguito i punti cardine della politica cinese nella Repubblica islamica del Pakistan e come questa abbia impattato sul territorio.

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Il ruolo strategico del Pakistan e la realizzazione del “corridoio economico” 

Se in passato i rapporti tra i due paesi erano di tipo diplomatico e strategico in determinati settori, oggi la politica estera di entrambi si indirizza verso una collaborazione commerciale ed economica, in cui la Cina prevale. Il 2013 è stato l’anno della svolta. Il Pakistan stava vivendo una prima fase di transizione democratica da un governo all’altro, mentre la Cina inaugurava la Belt and Road, progetto il cui obiettivo era la realizzazione dell’antica via della seta che collegava l’Europa all’Asia. Nell’aprile del 2015 i due paesi siglavano un accordo economico che prevedeva una somma di denaro per la realizzazione di infrastrutture per trasporti, energia e industria (China-Pakistan Economic Corridor). Tali investimenti ruotavano intorno ai 48 miliardi di dollari che sono aumentati a 65 miliardi nel 2017. Il progetto prevedeva la costruzione di strade, autostrade e ferrovie da attuare entro il 2030. Una delle più importanti è ad oggi quella che collega Kashgar (Xinjiang), nella Cina nord-occidentale al porto di Gwadar, che affaccia sull’Oceano Indiano. Un’autostrada di circa 2.000 chilometri che attraversa il massiccio del Karakorum, a cui poi si sono aggiunte una serie di ramificazioni per collegare Islamabad a Lahore nel Punjab pachistano. Inoltre, è stata modernizzata la rete stradale per circa 1.000 chilometri del Pakistan consolidando così i legami strategici tra Pechino e Islamabad ma innescando conseguenze e tensioni con la vicina India. 

È in realizzazione una nuova autostrada tra Karachi e Lahore e la Karakorum Highway, la costruzione del gasdotto dall’Iran a Gwadar, la realizzazione di nuove centrali elettriche per sopperire al deficit energetico nel Pakistan e, infine, il potenziamento delle reti di telecomunicazione tramite l’impiego della fibra ottica. Altro elemento nevralgico è il porto commerciale di Gwadar che rappresenta un punto marittimo strategico per i traffici commerciali mondiali e una via più rapida per il trasporto del petrolio dal Medio Oriente risolvendo il cosiddetto “dilemma Malacca”. Lo sviluppo di Gwadar, infatti offrirebbe un collegamento tra il Golfo Persico e i porti cinesi. 

Successivamente alla prima fase del progetto, la Repubblica popolare cinese si è imbattuta nell’instabilità economica del Pakistan e nelle conseguenti rigide riforme in campo macroeconomico attuate dal governo. Inoltre, ha dovuto fare i conti con il sistema politico pakistano, formato da numerosi partiti politici e provincie divise in gruppi etnici con cui è difficile dialogare e arrivare ad un accordo. Si sono aggiunte problematiche legate a furti di energia elettrica, bollette insolute, perdite sulle linee elettriche e problemi tecnici e amministrativi. Tutto ciò ha generato in Pakistan un debito di circa 8,12 miliardi di dollari, che è aumentato negli ultimi anni e sarà sempre più difficile poterlo ripagare. Dopo le tensioni con Washington, il Pakistan si è appoggiato sempre di più a Pechino tanto da poter ipotizzare una futura riduzione di sovranità nazionale a favore di quella cinese. La presenza militare è riscontrabile nel porto di Gwadar che formalmente ha il compito di mantenere la sicurezza ma in realtà, secondo alcuni analisti, tenderà a trasformarlo in una vera e propria base militare estera cinese 

Impatto degli investimenti cinesi sul Pakistan 

Dal 2018 il Pakistan pretende di rivalutare e rinegoziare gli accordi per la OBOR, unendosi così alla lista di tutti quei paesi coinvolti che mettono in discussione i termini della loro partecipazione nel piano di investimenti e infrastrutture attuato da Pechino. Infatti, Islamabad ha tagliato 2 milioni di dollari al progetto ferroviario cinese in Pakistan, non potendosi permettere un tale onere di prestiti. Rispetterà però gli accordi presi in particolare per la linea ferroviaria Karachi-Peshawar. 

Il membro del Gabinetto pakistano, nonché responsabile delle politiche di commercio, tessili e industriali, Abdul Razak Dawood ha dichiarato quanto le compagnie cinesi abbiano avuto un impatto negativo sul territorio godendo di un vantaggio ingiustificato sulle aziende pakistane. Il primo ministro Imran Khan, durante una sua visita a Pechino, ha invece ribadito l’importanza della cooperazione tra i due paesi riconoscendo i progressi soprattutto in campo ferroviario e riaffermando l’amicizia per tutte le stagioni. Secondo l’economista Kaiser Bengali, dal 2019 il Pakistan sta affrontando una crisi economica che lo porterà sull’orlo di un collasso. La crescita del 4% non farà aumentare il reddito pro-capite anzi farà aumentare la povertà. Il governo ha già un accordo con il Fmi per un ulteriore salvataggio, nonostante abbia un debito di 10 miliardi di dollari con Cina e Arabia Saudita. Islamabad ha confermato la continuità dei progetti. 

Nel frattempo, la Cina continua ad investire nel Pakistan offrendo altri 62 miliardi di dollari da utilizzare in loco tra infrastrutture di vario tipo. È già iniziata, infatti, la costruzione della rete ferroviaria che collega Karachi a Lahore Peshawar, includendo anche parti terze nella sua realizzazione.  

Conclusioni 

Nonostante il rapporto tra i due paesi dovrebbe essere riconsiderato in una prospettiva di lungo periodo, possiamo comunque affermare che il Pakistan rimane uno dei principali partner commerciali riconosciuto come priorità di politica estera per la Cina.  

Allo stesso tempo Pechino dovrebbe considerare i limiti e i diktat economici ai quali il Pakistan non può sottrarsi per portare avanti il progetto, lasciandogli così lo spazio e il tempo di attuare riforme che possano modificare i piani del Corridoio