Gli interessi del Cremlino in Africa: ragioni e motivazioni alla base della presenza delle PMCs russe nel Continente

L’omicidio dei giornalisti russi Aleksandr Rastorguev, Kirill Radchenko e Orkhan Djemal avvenuto nella Rep. Centrafricana, come confermato il 31 luglio dal Ministero degli Affari Esteri russo, ha acceso i riflettori sulle attività dei contractors russi in Africa. I tre giornalisti erano impegnati per conto del Centre for Investigative Journalism nella realizzazione di  un docufilm sulla Private Military Company (PMC) russa Wagner Group, con il supporto di Mikhail Khodorkovsky, ex CEO del gigante petrolifero russo Yukos. Da inizio millennio e dall’avvento del presidente Vladimir Putin, il Cremlino ha sviluppato diversi accordi con gli Stati africani. La presenza delle PMCs russe in Africa è in rapido aumento, così come la loro influenza.

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La cooperazione militare russo-africana: l’installazione di basi militari
A partire dal 2015 la Russia ha concluso più di 20 accordi bilaterali di cooperazione militare con alcuni Stati africani. Una parte della letteratura sul tema suggerisce che la ratio degli accordi sia la creazione di basi militari permanenti. Anche se non è possibile confermarlo, effettivamente alcuni degli accordi consentirebbero già alla Russia l’uso di aeroporti e porti africani.

In alcuni casi il Cremlino è riuscito a condizionare i processi decisionali dei Paesi con cui ha stretto intese, come per esempio in Sudan, dove al Ministero della Difesa è stata affiancata una rappresentanza del Ministero della Difesa russo. Nella Rep. Centrafricana il presidente Faustin-Archange Touadéra ha persino nominato un cittadino russo, Valeriy Zakharov, come consigliere per la sicurezza nazionale. Inoltre, dal gennaio 2018 la Russia ha schierato nella Rep. Centrafricana 175 tra esperti civili e istruttori militari, tramite la PMC Sewa Security Services, provvedendo anche a consegnare armi leggere, artiglieria, lanciarazzi e all’addestramento dell’esercito.

Il giornale di opposizione russo Novaia Gazetaha ha invece affermato che la maggior parte dei contractors russi appartengono a Wagner Group, una società riconducibile a Evgenij Prigozhin, uomo d’affari di San Pietroburgo vicino al presidente russo. Wagner Group è presente anche in Sudan e in Siria, oltre che nell’Ucraina orientale.

Da un esame preliminare, emerge che la presenza di basi militari russe in Africa è più probabile in quei paesi dove l’Unione Sovietica aveva una presenza militare. Nel 2016, ad esempio, Mosca avrebbe negoziato con il regime egiziano di Abd al-Fatah al-Sisi le condizioni di accesso alla base di Sidi-Barrani.

Alla fine del 2017 è stata discussa anche l’idea di installare una base militare in Sudan. Oltre al Sudan potrebbe essere un valido candidato anche l’Eritrea, che permetterebbe alla Russia di proiettarsi nel Mar Rosso, nel Golfo di Aden e nell’Oceano Indiano occidentale. Non a caso nel settembre 2018, a Sochi, una delegazione eritrea guidata dal ministro degli esteri Osman Saleh ha incontrato il l’omologo russo Sergey Lavrov. In questa sede le parti hanno concluso un accordo, che prevede una relazione commerciale-militare atta anche alla creazione di un centro logistico nel porto di Assab.

Il Cremlino ha avuto contatti anche con il Somaliland, a cui in cambio della creazione di una piccola struttura multiuso aerea e navale nella città di Zeila, al confine con il Gibuti, avrebbe promesso di riconoscere formalmente l’indipendenza dalla Somalia.

Un altro Stato che potrebbe essere la sede di una base militare russa è il Mozambico. Nota è la sua importante posizione strategica per la sicurezza delle rotte marittime e, inoltre, è uno degli Stati africani con porti che possono accogliere navi di grandi dimensioni.

Altri oppositori del governo russo sostengono che un’altra PMC, Patriot, è incaricata della costruzione di una base aerea in Burundi, il tutto coordinato addirittura da Servizio Federale di Sicurezza, Ministero degli Affari Esteri e Forze Aerospaziali Russe.

Un aspetto da non sottovalutare: il lato economico della cooperazione russo-africana
L’Unione Sovietica era un importante fornitore di armi e attrezzature militari degli Stati africani. La Russia dopo un drammatico declino nel volume delle sue esportazioni negli anni ‘90, ha invertito il trend a partire dagli anni Duemila.

Secondo l’Istituto internazionale di pace di Stoccolma tra il 2012-2016 la Russia è stato il principale fornitore di armi in Africa (35%), seguita da Cina (17%), Stati Uniti (9,6%) e Francia (6,9%). L’esportazione di armi è determinante per la crescita economica russa, specialmente a causa delle continue sanzioni occidentali e di un’economia stagnante a cui ha contribuito, tra le altre cose, il calo globale del prezzo del petrolio. Attualmente le esportazioni di armi e attrezzature militari verso l’Africa fruttano 4,6 miliardi di dollari annui. I principali importatori sono Algeria (elicotteri, carri armati, sottomarini), Angola (aerei da combattimento, carri armati, artiglieria, armi e munizioni), Egitto (aerei da combattimento, sistemi di difesa aerea a lungo raggio, elicotteri) e Uganda (carri armati, sistemi di difesa aerea). Altri importatori rilevanti sono Mali, Mozambico, Nigeria, Ruanda e Sudan. Recentemente anche Tanzania e Somalia hanno fatto richieste per attrezzature militari.

La Russia ha implementato sia legami economici che politici con il Continente africano. Dal 2015 al 2016 il volume dei commerci è aumentato da 3,4 miliardi di dollari a 14,5 miliardi. Sul lato politico invece il Cremlino collabora attivamente con i dittatori africani che l’Occidente condanna con sanzioni economiche e politiche. È noto che il recentemente deposto presidente sudanese Omar al-Bashir, presunto criminale di guerra e sostenitore di gruppi terroristici, ha pubblicamente richiesto il sostegno del suo omologo russo, il presidente Vladimir Putin.

L’Africa è ricca di risorse naturali, perciò rappresenta un interesse strategico per la Russia e non solo. Nonostante le sue enormi risorse minerarie, la Russia è carente di diverse materie prime, tra cui cromo, manganese, mercurio e titanio e sta esaurendo rame, stagno, nichel e zinco. Necessita anche di coltan e altri metalli per lo sviluppo di nuove tecnologie. Perciò nella Rep. Democratica del Congo la Russia è impegnata nell’estrazione di cobalto, coltan, oro e diamanti, mentre nella Rep. Centrafricana estrae uranio e diamanti.

La presenza delle PMCs russe in Africa
Tra aprile e maggio 2018 i contractors di Wagner Group si sono spostati dalla Siria verso l’Africa, al fine di battere la concorrenza di PMCs americane, britanniche, cinesi e francesi. Le prime denunce in merito sono provenute dalla stampa francese, che ha documentato la presenza di installazioni chiave a Bangui, la capitale della Rep. Centrafricana, punto di partenza per l’espansione verso il Mozambico e la Rep. Democratica del Congo.

La PMC Executive Outcomes è candidata a diventare il partner africano delle PMCs russe. Fondata dal colonnello Eben Barlow nel 1989, è diventata fonte di sostentamento per i militari bianchi sudafricani dalla fine dell’apartheid. Già nel 1995 in un’operazione atta a restituire al governo sierraleonese il controllo dei depositi di diamanti, la compagnia sudafricana utilizzò elicotteri russi e venne coadiuvata da esperti sempre inviati da Mosca.

La presenza in Africa è tuttavia anche rischiosa. Nel 2012 in Nigeria l’equipaggio della nave Myre Seadiver, appartenente alla PMC russa Moran Security Group, secondo gli atti ufficiali è stato posto agli arresti per contrabbando di armi: 14 fucili d’assalto АK-47, 20 fucili semiautomatici Benelli MR1, 22 fucili e 8500 munizioni. In quel frangente il governo nigeriano ha subito una forte pressione della PMC britannica British Armour Group, avente una forte influenza sia perché presente da tempo nella regione, sia perché fortemente legata al governo di Londra. Nonostante i rischi altre PMCs russe, come Antiterror-Oryol, RSB Group e lo stesso Moran Security Group hanno ottenuto nuovi contratti in Angola, Kenya, Rep. Centrafricana e Sierra Leone.

È possibile riconoscere uno schema nell’approccio delle PMCs russe con i governi africani. In cambio di accordi atti a garantire la sicurezza e la protezione del governo centrale e delle autorità statali, più la formazione del personale militare africano, ottengono diritti esclusivi sulle estrazioni di risorse minerarie e altri assets. Contemporaneamente l’influenza politica della Russia nella regione si rafforza. Questa logica non impedisce di cercare questi accordi anche con parti apertamente in conflitto, come con il Sudan e il Sud Sudan.

Il presidente Putin ha pubblicamente ammesso nel 2012 l’esistenza delle PMCs russe, tuttavia ufficialmente rimangono illegali. Nonostante il Cremlino si rifiuti di riconoscere le loro attività, le PMCs sono uno strumento essenziale per la politica estera russa, benché il governo si giustifichi dietro la negazione plausibile delle loro azioni. Il caso ucraino e quello siriano lo testimoniano. Impiegando i mercenari Mosca è così capace di essere, contemporaneamente, effettivamente presente ma ufficialmente assente nei conflitti, nonostante le acclarate perdite di Wagner Group in Siria, all’inizio del 2018.

Mosca sembra aver scelto il Sudan, dove è presente Wagner Group, come principale alleato africano. Bashir nel suo recente passato ha visitato la Russia diverse volte, criticando gli Stati Uniti e sollecitando Mosca a «salvare l’Africa, come hanno fatto con la Siria». Il Sudan è appetibile per diverse ragioni: oltre alle abbondanti risorse naturali, specie il petrolio, e la possibilità di investirvi in infrastrutture, ha il vantaggio geografico di essere nella sezione trasversale dell’Africa settentrionale e sub-sahariana. Questo lo rende un punto strategico di accesso al Corno d’Africa, pertanto la Russia potrebbe guadagnare molto dalla cooperazione con il Sudan, come l’accesso ai suoi porti e forse il permesso di costruire una base navale sulle coste del Mar Rosso.

Recentemente il presidente Touadéra ha confermato che gli istruttori militari russi stanno svolgendo una missione di sicurezza e di addestramento nella Rep. Centrafricana. Devastata da un violento scontro tra un mosaico di bande e gruppi militarizzati, lo Stato è ricchissimo di oro, diamanti e uranio. L’instabilità politica, l’isolamento internazionale e l’incapacità di estrarre queste risorse autonomamente, ne fanno un obiettivo ideale per la Russia. Qui PMC Patriot, che come sopracitato vanta stretti legami con il Servizio Federale di Sicurezza, il Ministero degli Affari Esteri e le Forze Aerospaziali Russe, conduce varie “missioni fantasma”, presumibilmente anche l’omicidio dei tre giornalisti russi.

Secondo l’agenzia di informazioni russa Dozhd il Burundi è un “laboratorio” sia per Wagner Group che per Patriot, in cui studiare l’impiego dei propri servizi in Africa e in altri teatri. Come confermato dall’ex colonnello generale Leonid Ivashov, presidente della Academy of Geopolitical Problems, Patriot con risorse superiori a Wagner Group offre servizi di sicurezza e protezione a persone e/o siti sensibili, mentre Wagner Group offre i propri servizi alle forze armate.

In Libia è forte il legame con Khalifa Haftar, che il Cremlino sta aiutando nella lotta per il controllo dello Stato e delle sue enormi risorse petrolifere. Nel 2017 dalla Russia sono stati inviati numerosi consulenti militari e ufficiali dei servizi segreti verso la regione orientale, assieme a rifornimenti per le truppe. L’agenzia Reuters l’11 marzo 2017 ha riferito che diverse dozzine di contractors erano operativi da circa un mese a Bengasi, sotto il controllo di Haftar. Questi erano stati assunti da RSB-Group, che ha giustificato la presenza al fine di sminare una struttura industriale. Ufficialmente RSB-Group non lavorava per il Ministero della Difesa russo ma era in contatto con il Ministero degli Esteri. Alla Reuters è stato riferito che i contractors non avevano preso parte ai combattimenti ma che erano stati tuttavia armati, senza però specificare le dotazioni. Nonostante ciò, la Russia ha mantenuto relazioni diplomatiche anche con Fayez al-Serraj e il governo riconosciuto a livello internazionale di Tripoli.

Conclusioni
L’obiettivo del presidente Putin è una Russia riconosciuta come grande potenza mondiale. In seguito al ritorno in Medio Oriente, l’Africa è un’altra arena dove sfidare gli Stati Uniti e il blocco euroatlantico. Una seconda ragione dell’impegno in Africa è probabilmente diplomatica: la Russia sta cercando di costruire buone relazioni con gli Stati africani per guadagnare i loro voti in seno alle Nazioni Unite, per ottenere maggiore peso e supporto, come per esempio per l’annessione della Crimea.

Visti i vari interessi di Mosca in Africa, si può asserire che le PMCs siano gli strumenti scelti per espandere e promuovere gli interessi russi. Tuttavia, anche se gli sforzi profusi in Africa sono notevoli, è presto per sostenere che vi saranno risultati concreti a lungo termine. Questo perché la priorità concessa al controllo dell’Africa è minore rispetto a quella di curare i rapporti di potere con Europa, Medio Oriente e Stati Uniti.

Data la scarsa forza delle PMCs africane e il fallimento delle missioni di pace, i governi dell’Africa fanno sempre più affidamento sui nuovi gruppi mercenari. I dittatori a capo dei governi sembrano gradire lo scambio tra protezione russa non ufficiale e i diritti sulle risorse naturali e/o accordi economici. È a causa di questi fattori che il numero e la portata operativa delle PMCs russe in Africa sembrano destinati a crescere esponenzialmente.