Giappone post-Abe: il lascito del primo ministro uscente e prospettive per il futuro del paese

Dopo la sospensione del sistema antimissile Aegis Ashore arriva una nuova inaspettata notizia dal Giappone. Il più longevo primo ministro giapponese, Abe Shinzo, ha annunciato le sue dimissioni lo scorso 28 Agosto, una decisione presa per motivi di salute. Il premier uscente soffre di una rettocolite ulcerosa che lo aveva già costretto a lasciare il suo primo mandato nel 2007, dopo solo un anno in carica. La notizia ha spiazzato gli esperti di politica giapponese, ma anche gli altri membri del governo e i consiglieri più stretti del premier stesso. A prendere il posto di Abe come primo ministro, è Suga Yoshihide, portavoce del governo sotto Abe.

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Il lascito di Abe

In ambito domestico, Abe sarà ricordato prevalentemente per il mancato successo dell’Abenomics, una serie di riforme in campo di politica monetaria e fiscale, spesa pubblica e riforme strutturali. Sebbene l’Abenomics abbia comportato dei benefici per l’economia giapponese nel breve termine, nel complesso, i risultati di tale piano rimangono piuttosto insoddisfacenti. Secondo gli esperti, l’iniziativa è stata applicata in modo non uniforme, soprattutto in ambito di riforme strutturali, e non è riuscita ad arrestare la prolungata stagnazione dei redditi familiari. Anche l’ambizioso obiettivo di modificare l’Articolo 9 della Costituzione giapponese, cavallo di battaglia del primo ministro uscente soprattutto durante il suo primo mandato, non si è materializzato. L’Amministrazione Abe è riuscita, tuttavia, a rivederne l’interpretazione, consentendo il ricorso alla legittima difesa collettiva.

Di maggiore rilievo è, invece, il lascito di Abe a livello internazionale. Uno dei maggiori successi del primo ministro uscente è la promozione della sua visione del “Free and Open Indo-Pacific”, attorno alla quale le strategie di Australia, India, Stati Uniti ed altri sono converse. Attraverso tale visione, il Giappone ha assunto un ruolo di leadership nell’avanzamento e intensificazione delle iniziative di cooperazione e coordinamento multilaterale, tra cui, ad esempio, la revitalizzazione del Quadrilateral Secuirty Dialogue. Sebbene non apertamente volto a contenere una Cina sempre più ambiziosa, il concetto strategico del ‘Free and Open Indo-Pacific’ è volto a riaffermare i principi liberal-democratici dell’ordine internazionale (rules-based order) e a garantire libero accesso ai global commons, in particolare, alle numerose SLOCs (Sea Lines of Communications) della regione Indo-Pacifica attraverso cui transita circa il 60% del commercio mondiale.

Fondamentali, inoltre, sono le iniziative promosse da Abe a livello di economia e commercio internazionale. Nonostante il rallentamento dell’economia giapponese, il Giappone rimane la terza economia mondiale, e Abe è riuscito ad utilizzare in modo strategico il peso economico del paese. A seguito del ritiro degli USA dal TPP, Abe ha assunto la leadership nella negoziazione del CPTPP, un accordo di libero scambio sottoscritto da Giappone, Australia, Brunei, Canada, Cile, Malesia, Messico, Perù, Nuova Zelanda, Singapore e Vietnam in sostituzione del precedente TPP. Con il CPTPP, ma anche tramite una serie di altri accordi tra cui il Japan-EU Economic Partnership Agreement, il Giappone di Abe si è posizionato a livello internazionale come leader e garante del libero scambio.

In risposta alla BRI cinese, Abe ha infine lanciato un’alternativa al modello di Pechino, un’iniziativa nota come ‘Quality Infrastructure Investments’, i cui 6 principi sono stati esposti alla comunità internazionale durante il G20 del 2019. Il modello giapponese di ‘quality investments’ pone l’attenzione su una serie di problemi da considerare negli investimenti all’estero, tra cui l’impatto sociale e ambientale, la sostenibilità del debito, l’impatto su manodopera e competenze tecniche locali, la sicurezza e affidabilità strutturali. Tali problemi sono stati espressi a riguardo degli investimenti cinesi parte della BRI. Un’ulteriore iniziativa internazionale proposta da Abe sempre durante il G20 di Osaka riguarda il ‘Data Free Flow with Trust’, progetto sottoscritto da altri membri della comunità internazionale e volto a definire regole e principi comuni per la raccolta e conservazione di dati.


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Il post-Abe: cambiamento radicale o continuità nella linea politica giapponese?

Secondo gli esperti, le dimissioni di Abe, sebbene inaspettate, non comporteranno, almeno nel breve termine, un cambio radicale nella linea politica giapponese. Il neoeletto primo ministro Suga, braccio destro di Abe durante gli 8 anni al governo, mantiene una visione politica in linea con quella di Abe, soprattutto in quanto a politica estera e di difesa. Suga rimarrà in carica fino alle prossime elezioni che dovrebbero tenersi nel settembre del prossimo anno, a meno che il governo decida di andare alle urne anticipatamente. In ogni caso, qualsiasi sia il risultato di tali elezioni, la visione di Abe e, in particolare, il suo impatto a livello internazionale, lasciano un’influenza tanto profonda sulle istituzioni dell’Asia orientale e della comunità internazionali che un drastico cambio di linea del Giappone sembra, al momento, impensabile.