L’Indo-Pacifico è sempre più caratterizzato dalla competizione politica, economica e tecnologica tra Stati Uniti e Cina. In un contesto in cui Pechino è il principale partner commerciale e gli Stati Uniti importante partner per la sicurezza, le medie e piccole potenze asiatiche devono trovare un equilibrio complicato. Il “minilateralismo” offre a questi Stati uno spazio di manovra notevole: il Giappone, in particolare nell’ultimo decennio, si è distinto per un certo attivismo in questo senso. Cosa cerca di ottenere Tokyo?
Cos’è il minilateralismo
Qualcosa più del bilateralismo ma meno del multilateralismo, il minilateralismo è un fenomeno che si può definire come uno strumento di cooperazione, formale o informale, tra un numero ristretto di Stati, dai tre ai cinque. Rispetto ad un’alleanza come la NATO o ad un’istituzione multilaterale come l’ONU, i minilaterali hanno un’agenda ristretta, incentrata su obiettivi ben definiti tra Stati con interessi comuni (Stati “like-minded”).
Questi set cooperativi garantiscono agli Stati particolare agilità e flessibilità, soprattutto in contesti regionali dove la promozione di istituzioni multilaterali è complicata da tensioni politiche, economiche e securitarie. Tuttavia, presentano anche delle difficoltà. Essendo per lo più informali, ovvero senza un trattato, ci sono diversi dubbi sulla durabilità dei minilaterali. Un esempio a tal proposito è il Quadrilateral Security Dialogue – formalmente conosciuto come QUAD – tra Stati Uniti, Giappone, Australia e India, che prese forma nel 2007 su iniziativa dell’allora primo ministro giapponese Shinzo Abe ma che ebbe vita breve. Rilanciato nel 2017, non sono mancate persistenti divergenze tra i componenti sugli obiettivi strategici del minilaterale.
La strategia minilaterale del Giappone
Il Giappone, una delle principali medie potenze dell’Indo-Pacifico, cerca di navigare lo stretto legame tra economia e sicurezza che caratterizza la competizione sinoamericana attraverso diversi minilaterali. In questo, è stato strumentale l’ex primo ministro Shinzo Abe (2006-2007; 2012-2020) che, attraverso la strategia Free and Open Indo-Pacific (FOIP) – in seguito adottata da diversi attori regionali nonché dall’Amministrazione Trump I, pur con diverse interpretazioni – ha delineato gli obiettivi strategici del Giappone: (i) Promozione dello stato di diritto, della libertà di navigazione e del libero scambio; (ii) prosperità economica; (iii) impegno per la pace e la stabilità. Una strategia, aggiornata più volte negli anni, che ha sostanzialmente l’obiettivo di mantenere in piedi l’ordine internazionale liberale.
Formati minilaterali in materia di sicurezza
Il Quadrilateral Security Dialogue (QUAD) si è consolidato come uno dei principali strumenti per il coordinamento strategico tra “democrazie marittime” nell’Indo-Pacifico. Nonostante persistano divergenze sugli obiettivi strategici, l’ampliamento della cooperazione in ambiti come il contrasto ai disastri naturali, la sicurezza sanitaria e le tecnologie emergenti hanno dato diversa agibilità politica che un chiaro posizionamento anti-cinese avrebbe complicato.
Oltre al Quad, Tokyo partecipa a varie altre iniziative che spesso vedono coinvolta anche l’Australia. Tra questi, il Trilateral Strategic Dialogue (TSD) con gli Stati Uniti. Avviato nel 2002, il TSD si concentra su questioni di interoperabilità militare, esercitazioni congiunte e coordinamento politico sulle principali minacce alla stabilità regionale, con particolare attenzione alla postura cinese nel Mar Cinese Meridionale e Orientale.
In tempi più recenti, poi, sta incrementando la cooperazione tra Giappone, Filippine e Stati Uniti (JAPHUS). Nato in risposta alla crescente assertività cinese nel Mar Cinese Meridionale, il JAPHUS mira a rafforzare le capacità di deterrenza e risposta delle Filippine, attraverso iniziative di capacity-building, pattugliamenti congiunti e cooperazione navale. Proprio attorno alla sicurezza nel Mar Cinese Meridionale, è stato formalizzato, nel maggio 2024, un nuovo minilaterale – lo ‘SQUAD’ – che vede aggiungersi l’Australia a Giappone, Filippine e Stati Uniti.
Tokyo è inoltre parte attiva nel dialogo trilaterale con Stati Uniti e Corea del Sud, che rimane centrale rispetto alla minaccia nordcoreana e alla sicurezza economica. Questa cooperazione di lunga data, rilanciata nel 2023 nell’incontro a Camp David tra l’ex presidente americano Biden, l’ex primo ministro giapponese Kishida e il presidente sudcoreano Yoon, è stata ulteriormente consolidata con uno storico accordo nell’estate del 2024.
Sul fronte tecnologico e industriale, Tokyo è parte del Global Combat Air Programme (GCAP), una cooperazione trilaterale con Regno Unito e Italia, lanciata nel 2022, allo scopo di sviluppare congiuntamente un caccia di sesta generazione entro il 2035. Questo progetto rafforza l’autonomia strategica giapponese nel campo della difesa, segnando un’importante evoluzione della postura estera del Paese, tradizionalmente vincolata dalla “clausola pacifista” dell’articolo 9 della Costituzione.
Minilateralismo economico
Oltre alle partnership più legate alla sicurezza, il Giappone è attivo anche in minilaterali a carattere più economico. Tra questi, la Supply Chain Resilience Initiative (SCRI), lanciata nel 2021 con India e Australia per diversificare le catene di approvvigionamento, in particolare nei settori dei semiconduttori, dei minerali critici e della farmaceutica.
Nonostante ciò, in parallelo, si registra un rinnovato interesse nel dialogo trilaterale tra Cina, Giappone e Corea del Sud, ripreso con maggiore intensità a partire dall’incontro a Seoul lo scorso maggio 2024 tra il presidente Yoon, l’ex primo ministro Kishida e il primo ministro cinese Li Qiang. Un dialogo recentemente ripreso con l’incontro dello scorso marzo a Tokyo tra i Ministri degli esteri dei tre Paesi, seguito da un summit tra i Ministri del commercio. Il focus centrale del dialogo tra Pechino, Tokyo e Seoul è la possibile stipula di un accordo di libero scambio che rafforzerebbe ulteriormente il legame commerciale tra i Paesi.
L’importanza strategica
Il Giappone, nell’ambito di una crescente competizione geopolitica, cerca di bilanciare le relazioni tra il suo storico alleato in materia di sicurezza – gli Stati Uniti – e il suo principale partner commerciale, la Cina. Tokyo, quindi, mira a mantenere ancorato l’alleato americano e a sviluppare più ampia autonomia strategica. Allo stesso tempo, cerca di rafforzare la sua sicurezza economica diversificando le proprie partnership per assicurarsi maggiore resilienza da possibili coercizioni economiche.

