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Il Giappone e gli accordi con l’Arabia Saudita, obiettivi energetici e politici

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Nelle giornate dal 16 al 19 luglio 2023 si è svolto un importante viaggio del primo ministro giapponese Fumio Kishida. Il capo del governo nipponico ha visitato gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita ed il Qatar. Le visite hanno riguardato soprattutto tematiche energetiche, legate sia al commercio di combustibili fossili da cui Tokyo è fortemente dipendente, sia anche a questioni riguardanti la decarbonizzazione e la transizione energetica. I colloqui con l’Arabia Saudita, in particolar modo, hanno visto importanti risultati per entrambe le parti sotto ognuno di questi aspetti. Il Giappone punta a diventare un partner sempre più importante per la regione, tentando non solo di continuare ad assicurarsi approvvigionamenti di combustibili di cui è povero, ma anche di essere sempre più influente nella diversificazione degli investimenti energetici dell’Arabia Saudita. Oltre alle questioni energetiche tuttavia alcuni analisti leggono anche una mossa diplomatica del governo giapponese per contenere la presenza cinese in un’area in cui è sempre più influente, e che aprirebbe la strada a Pechino per un facile accesso all’Africa.

UNA QUESTIONE DI SICUREZZA ENERGETICA DEL GIAPPONE

Ad essere rilevanti nei rapporti tra il Giappone ed i Paesi del Medio Oriente sono soprattutto le questioni legate all’importazione di combustibili fossili. Il territorio giapponese è infatti molto povero di risorse energetiche di questo tipo. L’80% delle forniture di petrolio giapponesi dipendono proprio dal Medio Oriente (nello specifico da Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti). Di conseguenza, instaurare ottimi rapporti bilaterali con i Paesi della regione è di vitale importanza per la sicurezza energetica di Tokyo. Ciò è diventato ancora più cruciale dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, che ha reso i mercati dei combustibili fossili particolarmente instabili. Di conseguenza, i 26 memorandum di cooperazione firmati il 16 luglio tra Arabia Saudita e Giappone riguardano soprattutto il commercio energetico. Tuttavia, visti gli importanti obiettivi giapponesi per il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050, Tokyo ha anche cercato di ottenere risultati per quel che riguarda la sua fornitura di terre rare, indispensabili per il settore delle energie rinnovabili. Grazie al memorandum di cooperazione tra il Ministero dell’economia, del commercio e dell’industria giapponese, il Ministero dell’Arabia Saudita dell’industria e delle risorse minerarie, e l’Organizzazione del Giappone per il metallo e la sicurezza energetica (JOGMEC), i due Paesi cercheranno di portare investimenti comuni nella ricerca di minerali in Paesi terzi. In questo modo, Tokyo potrebbe avere in futuro la capacità di emanciparsi di molto dalle importazioni delle terre rare dalla Cina. Attualmente infatti, i giapponesi sono costretti ad importare il 60% di cobalto e l’80% di idrossido di litio da Pechino. Questi materiali sono essenziali per la produzione di veicoli elettrici, su cui l’economia nipponica punta molto, e la cui domanda è prevista crescere negli anni a seguire.

ARABIA SAUDITA ED IL SUO FUTURO NELL’ACCORDO

L’Arabia Saudita, oltre che ad avere un interesse a continuare ad esportare petrolio, è particolarmente interessata a diversificare le sue risorse energetiche e le sue entrate a lungo termine. Attualmente, l’economia saudita dipende quasi esclusivamente dai combustibili fossili. Per il futuro però, Riyad ha previsto un importante progetto che possa garantire allo Stato arabo un’ingente quantità di energia derivante dai pannelli solari. Per questo motivo le terre rare sono di vitale importanza anche per l’Arabia Saudita. Oltre che ad impegnarsi con investimenti congiunti col Giappone per cercare e produrre terre rare in Paesi terzi, la national strategy saudita indica come obiettivo la ricerca sul suolo nazionale di depositi di terre rare. Grazie all’accordo con Tokyo, la JOGMEC contribuirà al raggiungimento di questo obiettivo. Gli accordi prevedono anche che il Giappone sostenga la produzione saudita di metalli già attualmente estratti, come il ferro, lo zinco ed il rame. Per finire, il progetto saudita riguardante l’aumento di energia derivante da pannelli solari, potrà beneficiare di un consistente aumento di know-how e tecnologie giapponesi, che aiuteranno Riyad ad emanciparsi più velocemente dai combustibili fossili. 

LA PRESENZA CINESE IN MEDIO ORIENTE: UN POSSIBILE TERZO FATTORE

Alcuni analisti hanno fatto notare che dietro al viaggio di Kishida in Medio Oriente possano esserci anche delle ragioni volte al contenimento della Cina nella regione. Pechino è infatti sempre più presente in quest’area sia a livello economico ed energetico, che diplomatico. La Cina non solo è un partner commerciale importante dei Paesi mediorientali, da cui importa molte risorse energetiche, ma recentemente è anche stata molto attiva in importanti accordi diplomatici tra le nazioni dell’area, ed in particolar modo proprio con l’Arabia Saudita. Spicca in questo senso il ruolo di mediatore svolto dalla Cina nella ripresa delle relazioni tra l’Arabia Saudita e l’Iran, avvenuta nel marzo del 2023. Con questi impegni il governo cinese spiana la strada per il continuo sviluppo per la sua Belt and Road Initiative in Medio Oriente, che insieme all’Europa è una delle regioni cardine della strategia cinese. In questo modo Pechino si apre la strada per una sempre più importante presenza anche in Africa. Gli Stati mediorientali erano già in cerca di partnership con nazioni quali il Giappone, la Corea del Sud o l’India per cercare di diluire il peso geopolitico della Cina e della Russia nella regione. La lunga esperienza giapponese come Paese investitore in nazioni in via di sviluppo è stata un fattore chiave affinché Tokyo potesse stabilire un maggior legame (e dunque una maggiore presenza) con i Paesi della regione. Ormai il peso delle importazioni giapponesi di risorse energetiche dalla regione non potrà raggiungere quelle cinesi. A testimoniare ciò è il fatto che nel 2021, per via del declino della popolosità del Giappone, la compagnia energetica giapponese JERA non ha rinnovato un accordo con il Qatar per la fornitura di 5 milioni di tonnellate di LNG. L’anno seguente, fu la Cina poi a firmare un contratto della durata di 27 anni per la fornitura di LNG al gruppo petrolchimico cinese Sinopec. Tokyo però può compensare con il peso del suo supporto alla transizione energetica del Medio Oriente. In questo modo il Giappone potrebbe rallentare l’accesso cinese all’Africa, dove la Cina sta rapidamente accedendo per ottenere importanti accordi sullo scambio di risorse naturali e la costruzione di infrastrutture.

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