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Il Cacao d’Oro: Ghana e Costa d’Avorio, i giganti del cioccolato. La visita del Presidente della Repubblica

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Il Presidente della Repubblica si è recato il 4 aprile in visita ufficiale in Costa d’Avorio e in Ghana. Il Ghana, il cui nome significa “oro”, fu il primo Stato africano a conquistare l’indipendenza nel 1957, dopo anni di dominio coloniale britannico

Il primo Presidente del Ghana indipendente fu Kwame Nkrumah (1909-1972), una figura chiave nel movimento per l’indipendenza africana e nella creazione di una politica panafricana. Nkrumah mirava all’unità politica dell’Africa attraverso la creazione degli ‘Stati Uniti d’Africa’, ma il suo governo fu rovesciato da un colpo di Stato militare nel 1966. Dopo il colpo di Stato, il Ghana ha attraversato un periodo d’instabilità politica, con diversi governi militari e civili che si sono alternati al potere. Nel 1992, il Ghana è tornato a un sistema democratico multipartitico, con elezioni regolari e pacifici trasferimenti di potere tra i partiti. Oggi il Ghana è considerato uno dei Paesi più stabili e democratici dell’Africa, nonostante alcune sfide legate alla povertà, alla disoccupazione e alla corruzione. Nana Akufo-Addo è l’attuale Presidente del Ghana dal 2017, riconosciuto come uno dei leader africani più attenti alle tematiche sociali e vicino al mondo delle ONG, avverso alla politica del nazionalismo vaccinale e propenso all’autosufficienza africana.

La Costa d’Avorio, dopo l’indipendenza dalla Francia nel 1960, è stata governata per 33 anni dal presidente Félix Houphouët-Boigny (1905-1993), considerato il ‘padre della patria’. Durante questo periodo, la Costa d’Avorio ha conosciuto una fase di relativa stabilità politica ed economica, diventando uno dei Paesi più prosperi dell’Africa occidentale. Negli anni ‘90, la morte di Houphouët-Boigny e l’introduzione del multipartitismo hanno condotto a una fase d’instabilità politica, con tensioni etniche e scontri tra fazioni rivali. Nel 2002 vi è stato un tentato colpo di Stato, seguito da una guerra civile durata fino al 2007. Dopo la fine della guerra civile, la Costa d’Avorio ha attraversato un periodo di relativa stabilità, con la vittoria di Alassane Ouattara nelle elezioni presidenziali del 2010. Tuttavia, le elezioni sono state seguite da una nuova crisi politica, con il rifiuto del presidente uscente Laurent Gbagbo di cedere il potere. Ciò ha portato a scontri violenti e a un intervento militare internazionale che ha condotto all’arresto di Gbagbo. Nonostante il ritorno alla stabilità dopo la crisi post-elettorale del 2010-2011, permangono tensioni politiche e il rischio di nuovi scontri violenti. Il Paese sconta gli effetti negativi della guerra civile e della crescente corruzione, con un impatto negativo sullo sviluppo economico. L’esercito ivoriano deve ancora affrontare la sfida della smobilitazione, mentre la Francia e l’ONU mantengono una presenza militare nel Paese per garantire la stabilità. Le principali sfide politiche riguardano il superamento dell’instabilità, il rafforzamento delle istituzioni, la gestione dei problemi di sicurezza e la riconciliazione tra le diverse componenti etniche e politiche del Paese.

Il cacao, fulcro dell’Africa Occidentale Francofona (AOF), rende la Costa d’Avorio il principale produttore mondiale di fave di cacao, fondamentali per la produzione del cioccolato. Nonostante costituisca la risorsa economica principale del Paese, contribuendo dal 10% al 15% del PIL ivoriano, il cacao continua a beneficiare esclusivamente le multinazionali occidentali che lo lavorano e lo commercializzano. La deforestazione, la povertà dei produttori, le piantagioni clandestine, lo sfruttamento minorile, le disparità di genere, la corruzione, la scomparsa della biodiversità e il degrado ambientale rappresentano le principali distorsioni legate alle piantagioni di cacao dell’Africa occidentale. Nonostante queste problematiche siano note da decenni, i successi ottenuti finora dal governo ivoriano, dal terzo settore e dalla comunità internazionale sono stati pochi, sia in termini di protezione ambientale che di tutela dei produttori locali. A rischio è il futuro di una filiera fragile come quella del cacao, materia prima sempre più richiesta a livello mondiale, ma ancora lontana dalle buone pratiche agricole necessarie per la sua sopravvivenza. Negli ultimi anni, le superfici coltivate sono aumentate, passando da 4,5 milioni di ettari a oltre 10 milioni (FAO, 2016). 

In particolare, la Costa d’Avorio è diventata leader del settore grazie a un’espansione costante e regolare, superando il Ghana con 2,8 milioni di ettari. Le principali problematiche del settore del cacao in Ghana e Costa d’Avorio, i due maggiori produttori mondiali, includono le condizioni meteorologiche avverse, le forti piogge e le fitopatie causate dall’eccesso di umidità che hanno portato a raccolti catastrofici, riducendo drasticamente la produzione. L’impatto del cambiamento climatico è ulteriormente minaccioso, con il fenomeno di El Niño che potrebbe portare un clima caldo e secco, danneggiando ulteriormente i raccolti futuri. La deforestazione è stata una delle principali cause di crisi ambientali in Costa d’Avorio, con circa 2,4 milioni di ettari di foreste persi tra il 2000 e il 2019. La bassa remunerazione per gli agricoltori è un’altra sfida, con prezzi che non coprono i costi di produzione o garantiscono un salario dignitoso, spingendo alcuni a cercare alternative. Le difficoltà logistiche, come le condizioni stradali precarie e la riduzione del flusso di arrivi dei carichi di cacao, complicano ulteriormente la distribuzione. In Ghana, migliaia di donne sono attivamente coinvolte nella catena di produzione del cacao, svolgendo un ruolo fondamentale nell’aumentare i raccolti e garantire una produttività sostenuta. Tuttavia, il loro lavoro è spesso considerato una mansione familiare e non viene adeguatamente retribuito, con salari inferiori rispetto ai colleghi maschi. Nonostante questi ostacoli, vi sono sforzi in corso per affrontarle, come l’iniziativa del cacao di Costa d’Avorio e Ghana e i programmi di sostenibilità. Il continente europeo è il maggior consumatore mondiale di cioccolato, il cui ingrediente principale è il cacao. Credere che noi occidentali, primi consumatori di prodotti a base di cacao, non siamo coinvolti in queste distorsioni è un atteggiamento da disinformati. Siamo i principali responsabili di queste problematiche e la mancanza di capacità nel comprendere e riequilibrare questi fenomeni rischia di coinvolgerci sempre più direttamente e pesantemente nel prossimo futuro, richiedendo risorse materiali e umane ancora maggiori di quanto sarebbe necessario impiegare oggi per correggere quanto non ha funzionato finora.

Beatrice Nicolini, Professore ordinario

Storia e Istituzioni dell’Africa

Facoltà di Scienze politiche e sociali

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