GeRussia: l’orizzonte infranto della geopolitica europea.

L’Unione europea e il Continente europeo rappresentano, da qualche anno oramai, due delle incognite più preoccupanti dello scacchiere internazionale. Atrofizzata al suo interno da una crisi economica, politica e istituzionale senza precedenti, e posta sotto pressione da eventi internazionali e fenomeni globali sempre più pervasivi, l’Europa, oggi, appare incapace di affrontare le dinamiche riguardanti sia il contesto, continentale e globale, dell’Unione, sia i suoi affari interni. In questo quadro, composto da svariati attori, la Germania è divenuta, di fatto, il Paese guida. Un ruolo che ha attraversato varie fasi e attraversa varie dimensioni – quella economica, chiaramente, ma anche quella politica e quella strettamente geopolitica – e che oggi sembra definirsi anche grazie ai rapporti tra Berlino e un’altra capitale: Mosca. Una relazione apparentemente recente, ma che in realtà affonda le sue radici in un passato che ha visto la Germania e la Russia legate da intensi rapporti economici, ma anche relazioni politiche e strategiche, che, nei secoli, non si sono mai del tutto spezzate, anche nei periodi di maggior tensione e di aperta conflittualità.
Salvatore Santangelo, giornalista e saggista, ha pubblicato recentemente il volume “GeRussia. L’orizzonte infranto della geopolitica europea.”, edito da Castelvecchi. Un libro nel quale si analizza l’attuale rapporto tra Germania e Russia, alla luce della storia delle relazioni tra questi due Paesi e inserendo questa relazione all’interno di un quadro continentale e globale frammentato, nel quale le due nazioni sembrano intenzionate a ritagliarsi ruoli sempre più importanti. Abbiamo così intervistato l’autore del libro, per fargli qualche domanda su questa “relazione speciale” tra la Repubblica federale tedesca e la Federazione Russa.

GeRussia: l’orizzonte infranto della geopolitica europea. - GEOPOLITICA.info

 

Lei nel suo libro affronta le origini storiche, le varie fasi di questa liaison non solo economica tra Germania e Russia. Oggi in che fase stiamo? I due Paesi navigano a vista, c’è tensione o c’è in corso un processo di ulteriore strutturazione delle loro relazioni?

Questo percorso – quello di Gerussia – ha avuto una traiettoria molto positiva a partire dalla caduta del Muro fino alla crisi di Maidan, nel 2014. Un evento che ha rimesso in discussione i rapporti tra i due poli, con le sanzioni che ne sono seguite e il processo di demonizzazione della Russia e della sua leadership attuale, quella di Putin. Oggi questa relazione si trova in una fase molto delicata: l’economia e il realismo politico spingono per una maggiore integrazione, in qualche modo esemplificata dall’ipotesi di raddoppio del Nord Stream (in vigenza delle sanzioni). Allo stesso tempo occorrerà mantenere grande attenzione per il rischio di collasso dell’attuale governo di Kiev sempre più in preda a una crisi politica ed economica che potrebbe spingere i vertici ucraini verso una prova di forza contro Mosca trascinando con sé la Nato. Si tratta di una dinamica assolutamente da scongiurare.

 

Il prossimo anno, a settembre, in Germania, ci saranno le nuove elezioni nazionali e Angela Merkel ha annunciato che si ricandiderà per guidare nuovamente il Paese. Che scenari si aprirebbero nei rapporti russo-tedeschi se rivincesse l’attuale Cancelliere? In che modo un rapporto con la Russia di Putin potrebbe giovare ad Angela Merkel?

Sullo scenario della quarta ricandidatura della Cancelliera, si innesta l’ipotesi dell’elezione di Frank Walter Steinmeier – attuale ministro degli Esteri – come presidente della Repubblica federale e potenziale garante della relazione speciale con la Russia di cui è da sempre alfiere. Di fatto, se non si dovesse riaprire il conflitto ucraino, la relazione russo-tedesca, almeno sul versante più importante, quello energetico, dovrebbe proseguire in modo sempre più netto, al di là della retorica bellicista della Merkel e dei falchi della Nato. Il tutto alla luce dell’inaspettata elezione di Trump che ha momentaneamente fermato il partito della guerra americano che appariva davvero intenzionato ad alimentare un’escalation politico-militare contro la Russia di Putin. La Germania ha tutto da guadagnare da un’integrazione con la Russia: sicuri approvvigionamenti energetici, un importante mercato per beni, capitali e servizi. Ma forse qualcuno a Berlino preferirebbe un presidente russo più docile e sensibile alle agende politiche occidentali, anche per proiettare in modo ancor più netto la propria influenza sull’Europa dell’Est da sempre considerata dai tedeschi una propria area di competenza.

 

Lei descrive minuziosamente la salita al potere di Putin, la sua visione politica, ma anche questa sorta di corte che il presidente russo, nel tempo, ha costruito intorno a sé; un quadro che dà il senso di una situazione complessa. Alla luce di questo quadro, cosa cerca Putin nel partenariato con la Germania? Una Germania che, tra l’altro come lei scrive, sta anche aumentando i suoi investimenti nell’intero spazio post-sovietico?

Putin, che parla correntemente tedesco e che in Germania ha passato tanti anni come agente operativo del Kgb, vede in Berlino un partner fondamentale per il processo di modernizzazione del suo Paese. Allo stesso tempo, considera la relazione tra la Russia e la Germania l’asse fondamentale per la pace e la prosperità del continente eurasiatico.

 

Per chiudere: l’Italia come si sta muovendo, se si sta muovendo, in questo quadro? Insegue un rapporto con la Russia, aumentando la polemica in seno all’Europa, in contrasto con la Germania? Oppure sta, in realtà, lavorando per rientrare, in qualche modo, nell’accordo tra i due attori?

L’Italia è uno dei Paesi, se non il Paese che più ha sofferto per il regime delle sanzioni contro la Russia. Il presidente Matteo Renzi, seppur stretto dai vincoli della fedeltà atlantica, lo ha fatto notare cercando, con scarso successo, di allentare le sanzioni. Più in generale dobbiamo notare che per un trentennio abbiamo vissuto nella stagione del neoliberismo, ora sta arrivando quella del neonazionalismo: in questo quadro, i Paesi con un’identità fragile, come l’Italia, rischiano tantissimo. Dunque, Gerussia – la possibilità che ci sia pace e prosperità tra due nazioni che si sono combattute in maniera spietata – è un messaggio di speranza, seppure sottende un pizzico di spregiudicatezza e di cinismo da parte tedesca, ma allo stesso tempo questa dinamica rischia di lasciare indietro i Paesi più deboli che faticano a trovare la strada per mediare le esigenze di carattere europeo con la giusta difesa degli interessi nazionali. Infine questo asse ha una chiara traiettoria verso nord-est che rischia di marginalizzare sempre più il Mediterraneo, relegandolo in una condizione di crisi e instabilità semipermanente. Con l’Italia al centro.