GeRussia di Salvatore Santangelo (Castelvecchi) torna in libreria in occasione del trentesimo anniversario della Caduta del Muro di Berlino

Con la caduta del Muro di Berlino, la questione tedesca che per quarant’anni aveva diviso l’Europa e, con essa, il mondo trovava infine soluzione nella riunificazione delle due Germanie e nella successiva dissoluzione dell’Unione Sovietica. A trent’anni dai fatti di quel novembre 1989 si rende necessario riflettere nuovamente sul valore di quegli eventi che, chiudendo il Secolo Breve, aprirono una fase di riesame, forse ancora insoluta, sul significato dell’essere Europa, sui suoi confini e la sua identità.

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Da questi presupposti muove Salvatore Santangelo con il suo “Gerussia, l’orizzonte infranto della geopolitica europea a trenta anni dalla caduta del Muro”, un testo che ritorna in stampa in occasione di uno degli anniversari più significativi della storia recente con l’intento di spiegare le profonde relazioni tra Russia e Germania e, attraverso questa, l’Europa.

Santangelo ripercorre le burrascose vicende che hanno legato Germania e Russia e instaurato tra di esse un rapporto peculiare e senza eguali nel panorama europeo. Dall’unificazione tedesca del 1870 (per la quale la mancata opposizione di San Pietroburgo fu determinante) al ruolo di Berlino nell’ascesa al potere dei bolscevichi, dal riavvicinamento tattico di Rapallo (1922) a quello di più ampio respiro favorito dall’Ostpolitik di Brandt, fino alle nuove intese che, benché con stili diversi, hanno caratterizzato l’approccio di Schroeder e della Merkel verso la Federazione Russa di Putin.

In mezzo, la tragedia incommensurabile dell’Operazione Barbarossa, che nei suoi esiti ha portato alla morte del regime nazista e alla affermazione mondiale di quello sovietico. Cicatrici che non passano ma che, paradossalmente, e in un caso forse unico al mondo, quasi aiutano a rinsaldare i rapporti tra le due nazioni, o se non altro a renderli più profondi e meno scontati.

Tante inoltre le occasioni mancate, che l’autore ha il merito di riportare alla luce a dispetto dell’oblio storiografico in cui sono finite. Parleremmo oggi di un’Europa diversa se il progetto di Hanotaux, ministro degli esteri francese alla fine del XIX secolo, fosse andato in porto: un’alleanza franco-russo-tedesca avrebbe forse scongiurato l’ecatombe novecentesca, e magari rallentato – o quanto meno ritardato – l’inesorabile declino europeo.

Ma Gerussia, ovvero l’asse russo-tedesco nella terminologia coniata dal Centro Studi di Geopolitica della Duma nel 1991 – una nuova traiettoria strategica resa possibile proprio dalla caduta del Muro di Berlino e dai mutati equilibri globali – oggi non vive certo di rimpianti, bensì di opportunità. Nessuno, a Mosca o a Berlino, ne sottovaluta la portata.

Gli scambi commerciali (50 miliardi di dollari annui, con un trend in costante crescita), gli accordi per il gas (con il raddoppio di Nord Stream che avanza a tappe forzate), le politiche di investimento (secondo Keynes, il ruolo storico di Berlino sarebbe stato quello di modernizzare il Paese degli Zar – una funzione che sembrerebbe non essere cessata): tutti fattori che spingono in direzione di una maggiore integrazione tra le due economie.

Gli ostacoli però non mancano.

Più che della generica attenzione della Merkel verso il rispetto dei diritti umani, Gerussia negli ultimi anni ha risentito della questione ucraina (nella quale i tedeschi, egemoni – benché riluttanti – dell’UE, non possono far finta di nulla) e per il nuovo corso intrapreso dalla NATO, un’organizzazione sempre più condizionata dalle paure e dai retaggi dei suoi nuovi membri orientali.

Inutile dirlo, molto dipenderà dalle policies di Trump, ancora non chiaramente impostate nei confronti del Cremlino. Al di là delle intenzioni dei leader, però, è dalla “postura degli apparati” che si possono trarre delle previsioni sul futuro. E se in America questi sono fortemente antirussi, in Germania (anche grazie ai fitti legami industriali) vanno al contrario in continuo pressing per un consolidamento delle relazioni.

Tutto ciò è espresso nelle parole dello stesso Putin, «tra la Russia e gli Stati Uniti c’è un oceano, mentre «tra la Germania e la Russia c’è una grande storia”.

Il quesito fondamentale di Gerussia resta comunque aperto: basterà la convergenza degli interessi geoeconomici a mantenere salda l’intesa?

Lo spettro di una escalation, così come quello di uno sfaldamento dell’Europa, non è poi così lontano. Da Washington a Varsavia circolano piani bellici inquietanti, nei quali la Russia viene vista come una minaccia alla stabilità europea e non come un partner nella lotta alle nuove sfide globali, come il terrorismo e l’integralismo islamico.

La risoluzione della questione tedesca non ha quindi dato una risposta al problema della sicurezza e della stabilità europea che resta, oggi come allora, intimamente legata alla sicurezza e alla stabilità della Russia. Condizionamenti interni ed esterni nel rapporto tra Mosca e Berlino sono evidenti ma è indubbio che la futura stabilità dell’Europa dipenderà, in una misura non piccola, dalla salute di Gerussia.