Se il populismo sbarca in Germania

Il governo tedesco non cambierà la propria politica dell’immigrazione, nonostante i risultati delle elezioni regionali di domenica scorsa, che hanno visto una repentina avanzata del AfD (Alternative für Deutschland), il partito populista-nazionalista guidato da Frauke Petry. Il messaggio politico che si può ricavare da questo voto è stato piuttosto chiaro: a fette sempre più consistenti dell’elettorato teutonico piace sempre meno la politica aperturista di Angela Merkel sugli immigrati. Ma il voto in Germania di domenica scorsa ha avuto anche un altro significato, più generale: oramai le forze “anti-sistema” o “populiste” sono riuscite a ritagliarsi uno spazio consistente anche lì dove si pensava che non sarebbero mai riuscite a mettere piede, se non in misura marginale. Nel caso specifico, in Germania.

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Un voto non solo regionale

Il voto tedesco è stato un voto “regionale”, svoltosi in tre dei sedici länder che compongono la Repubblica federale tedesca, che tuttavia ha assunto una valenza nazionale. La discussione pubblica è stata egemonizzata o quasi da una tematica di valenza nazionale e, secondo molti commentatori, gli elettori dei tre länder in questione (Renania-Palatinato, Sassonia-Anhalt, Baden-Württemberg) avrebbero formulato le proprie scelte, almeno in maniera significativa, non tanto su questioni “regionali”, ma, appunto, su una issue nazionale come l’immigrazione.

Questo fenomeno, cioè la preponderanza di una tematica nazionale in elezioni “secondarie”, è riscontrabile nella storia politica di molti paesi europei. Tuttavia in questi ultimi anni questa dinamica si è accentuata notevolmente, essendo il dibattito pubblico sempre più segnato da tematiche sovra-nazionali declinate, poi, nel panorama politico nazionale di ogni paese. Crisi economica e dei debiti sovrani, uscita o permanenza di alcuni stati dalla o nella zona Euro, se non addirittura uscita o permanenza dalla o nella Unione Europea, e la crisi dei migranti, sono alcune delle issue che hanno ridisegnato la competizione tra le forze politiche nazionali, creando un nuovo schema competitivo tra i partiti in paesi molto diversi fra loro, con condizioni economiche e istituzionali differenti.
Uno schema che risulta molto favorevole alle forze populiste di vario genere che affollano il panorama europeo. Questi partiti o movimenti (di destra, di sinistra o difficilmente posizionabili sull’asse destra-sinistra) nascono infatti all’interno dei contesti politici nazionali, ma la loro stessa ragion d’essere e il loro messaggio politico sono fortemente ancorati a issue nazionali ed europee. Si può notare infatti come le nuove forze populiste, le più giovani, non avendo nel proprio bagaglio esperienze amministrative o un particolare radicamento territoriale, trovino in un contesto competitivo sempre più nazionale ed europeo un terreno fertile sul quale crescere. Si potrebbe azzardare un’ipotesi: più una consultazione (primaria o secondaria) è segnata da un confronto su tematiche nazionali o inter/sovra-nazionali, più le nuove o rinnovate forze populiste hanno chance di ottenere buoni risultati. In Grecia, come in Spagna, come in Italia, come in Germania.
Bisognerà aspettare la “prova del nove”, cioè le elezioni nazionali, per capire se l’AfD diventerà una nuova forza del panorama politico tedesco o se si è trattato di un fuoco di paglia. Per quanto di “valenza nazionale” le elezioni di domenica hanno coinvolto il 20% circa della popolazione tedesca. E va detto che è comprensibile che in Germania si potesse assistere a una ridefinizione degli equilibri politici: dopo dieci anni di dominio della scena politica tedesca, ma anche europea, da parte del cancelliere Angela Merkel, forse potremmo essere entrati nella fase calante della sua carriera politica. Tuttavia si è trattato di consultazioni che hanno coinvolto una quota non irrilevante degli aventi diritto al voto in Germania e che si sono svolte in realtà molto diverse fra loro, il che rende questo voto un caso che travalica il contesto politico regionale e nazionale della Repubblica tedesca.
Di certo si può dire, infatti, che i segnali provenienti dalle elezioni di domenica scorsa sono stati un ennesimo colpo alla stabilità politica europea, soprattutto perché provenienti dal paese guida della UE. Una fase politica segnata dalla presenza di una nuova forza in grado di ostacolare i successi elettorali delle forze più consolidate, indirizzare in misura significativa i processi politici tedeschi, estremizzare il dibattito politico, rappresenterebbe una variabile in grado di produrre effetti importanti su tutta l’Europa. Il problema è capire se le classi dirigenti dell’Unione e dei singoli stati saranno in grado di accettare questo fenomeno, trovarne le cause e trovare soluzioni efficaci. Elementi tutt’altro che scontati.