Germania e la fine dell’era Merkel

La decisione di Angela Merkel di abbandonare la leadership della CDU dopo il congresso del 6 dicembre ha riportato la Germania al centro dell’attenzione. Questo significa che la Cancelliera non si ricandiderà alle prossime elezioni e tutto lascia intendere che lascerà la politica, senza neanche candidarsi per un seggio in parlamento (Bundestag). La domanda che tutti si pongono adesso è quali sono le implicazioni di questa scelta su questa legislatura, quanto è alto il rischio di elezioni anticipate e come tutto questo potrebbe ripercuotersi sull’UE e sull’Eurozona.

Germania e la fine dell’era Merkel - GEOPOLITICA.info Photo credit: Medienmagazin pro on Visualhunt.com / CC BY-SA

Di sicuro, la Germania è entrata in una fase in cui guarderà con più attenzione alla politica interna che a quella comunitaria, in un periodo in cui l’UE deve confrontarsi con la Brexit, la questione italiana e le elezioni per il rinnoveranno del Parlamento Europeo, che si preannunciano incendiarie. Dal punto di vista dell’assetto istituzionale, la rinuncia alla leadership della CDU non mette in discussione la sua posizione di Cancelliere: il  leader della CDU viene eletto dal partito, ma il Cancelliere viene eletto dal Bundestag. La lista dei candidati alla guida della CDU  per adesso sono tre, anche se in ballo ci sono altri nomi e la lista che correrà al congresso di dicembre è ancora da definire. I tre candidati più importanti sono:

  • Annegret Kramp Karrenbauer, la “delfina” di Angela Merkel e attuale segretario generale del partito, rappresenta la continuità. Nonostante non sembri essere un personaggio molto carismatico per via della suo ruolo di ancella della Merkel non va sottovalutata, rappresenta un gruppo di potere ben strutturato e con lei la CDU potrebbe formare in maniera molto agevole un’alleanza con gli ambientalisti Die Grunen.
  • Friedrich Merz, presidente del partito dal 2000 al 2002 con una solida esperienza anche nel settore privato, soprattutto in BlackRock. Piace molto alla confindustria tedesca, sembra essere il candidato più europeista e aperto a una stagione riformista in sede comunitaria, ma bisogna capire quanto il suo riformismo sia genuino e come sarà accolto dai falchi del partito.
  • Jens Spahn, attuale ministro della Sanità, per ora sembra volersi presentare come il candidato più di destra adottando una retorica dura su immigrazione e controllo dei bilanci dei membri dell’Eurozona.

Fondamentalmente sono tutti candidati di centrodestra in linea con la contraddittoria visione del mondo e dell’Europa che la Germania ha avuto negli ultimi 15 anni, la postura tedesca a sostegno di una solida disciplina di bilancio in patria e nei paesi dell’Eurozona non dovrebbe cambiare, senza  intaccare la tradizionale linea rossa invalicabile imposta dai tedeschi nei confronti di qualsiasi riforma della zona euro che includa trasferimenti fiscali verso i paesi della periferia. Friedrich Merz è il candidato che sta suscitando maggiore attenzione, ma anche Annegret Kramp Karrenbauer sta cominciando a dire la sua. Tuttavia, per avere un quadro più completo dei candidati alla guida della CDU bisogna aspettare le prossime settimane e trattare l’argomento con un’analisi specifica in vista del congresso che avrà luogo dal 6 all’8 dicembre.

Per adesso, nonostante contraddizioni e compromessi, la Grosse Koalition (GroKo) è destinata a restare in carica. Le tornate elettorali in Baviera e Assia hanno già sortito i loro effetti e il grande sconfitto, il partito socialdemocratico SPD, non è in grado di abbandonare il governo per lanciarsi in quelle che in questo momento sarebbero elezioni disastrose. Il rischio di una rottura della GroKo tornerà a concretizzarsi dopo le elezioni europee di primavera e dopo quelle per il governo dei Lander dell’ex Germania Est, previste per settembre e ottobre, eventi che metteranno nuovamente alla prova i partiti della GroKo in Lander dove il partito in ascesa è l’estrema destra di AfD e non il rassicurante partito ambientalista Die Grunen.

Secondo la Costituzione tedesca, la sostituzione del Cancelliere o le nuove elezioni possono esserci solo dopo che:

  1. Il Cancelliere si dimette di sua spontanea volontà e resta in carica fino a quando il Bundestag non ne elegge uno nuovo a maggioranza assoluta.
  2. Il Bundestag decide di rimpiazzare il Cancelliere attraverso un voto di sfiducia che in Germania deve per forza essere “costruttiva”, quindi si può togliere la fiducia al Cancelliere solo se si ha un sostituto da votare a maggioranza.
  3. Il Cancelliere non si dimette, ma chiede il voto di fiducia. Se il Bundestag gliela nega, il Cancelliere può chiedere al Presidente della repubblica federale di sciogliere il Bundestag e quindi andare a nuove elezioni.

Nel caso 1. e 2. le elezioni anticipate non sono automatiche e serve una maggioranza assoluta pronta a sostenere un altro Cancelliere al Bundestag, mentre per arrivare a un caso come il 3. servirebbe una crisi totale di governo e di coalizione che non vuole nessuno. In questo momento sul tavolo non c’è nessuna di queste tre opzioni.

Viste le condizioni attuali della politica tedesca, con una crescita di AfD e un generale spostamento di voti all’interno del quadro politico preesistente (in primis il travaso di voti del SPD verso Die Grünen), un compromesso parlamentare senza nuove elezioni sembra piuttosto difficile. In teoria, un’uscita di scena di Angela Merkel renderebbe possibile la coalizione tra CDU/CSU, FDP e Die Grünen (la cosiddetta Jamaika Koalition) naufragata dopo le elezioni proprio per l’indisponibilità del leader del FDP di formare un governo con Angela Merkel come Cancelliera, ma giunti a questo punto non converrebbe a nessuno avventurarsi in un governo debole e breve dando ad AfD la possibilità di scatenarsi per due anni dall’alto del pulpito dell’unico partito di opposizione all’establishment.

Tuttavia, non bisogna dimenticare il ruolo della SPD. Una crisi di governo che porti a elezioni anticipate potrebbe arrivare anche dall’altra metà della GroKo, un partito sempre più debole nel palazzo e tra i gli elettori. Le elezioni in Baviera e Assia hanno confermato i già disastrosi dati rilevati nei sondaggi e messo in evidenza l’alternativa per l’elettorato progressista: gli ambientalisti Die Grünen, una forza che ha dimostrato di saper fare opposizione ma anche di poter governare con la CDU senza snaturarsi come ha fatto la SPD. Per il partito dei socialdemocratici la terza GroKo è stata una scelta sofferta, quasi obbligata, e ora che il prezzo da pagare per aver ricevuto cariche e  ministeri si sta facendo sentire, il partito e la stampa progressista si chiedono quanto sia conveniente continuare a fare lo junior partner fino alla fine dell’ultimo governo Merkel. La leader del partito, Andrea Nahles, ha rimandato la decisione se continuare o meno la coalizione alla “revisione di metà mandato” dello contratto di governo della GroKo, prevista per l’autunno del 2019 (due anni prima della fine naturale della legislatura ad autunno del 2021).

Quello delle elezioni anticipate in Germania quindi rappresenta un scenario possibile, ma non imminente. Il periodo da guardare con più attenzione è il dopo elezioni europee fino all’estate. Inoltre, anche se in Germania Angela Merkel è sul viale del tramonto, a livello europeo resta potente e rispettata, la sua figura sarà importante nei negoziati che seguiranno la formazione della nuova Commissione europea e la distribuzione di tutti gli incarichi ai vari livelli di governance delle istituzioni europee, compresa la possibilità di mettere un tedesco in un ruolo chiave come la presidenza della Commissione o della Bce. Proprio in questi giorni il Partito Popolare Europeo ha confermato che il suo candidato alla presidenza della Commissione europea (lo Spitzenkandidat) sarà Manfred Weber, falco bavarese della CSU e uomo fidato di Angela Merkel nei palazzi di Bruxelles da circa 14 anni.

Molti commentatori considerano la fine dell’era Merkel una sciagura per la Germania e l’inizio di un’era di instabilità, ma c’è anche un’altra chiave di lettura. Il passo indietro della Merkel non è un segno di debolezza ma di forza, forse la politica tedesca sta effettuando la transizione dalla politica bipolare a quella della frammentazione post-ideologica meglio di tanti altri paesi europei. Nonostante il calo dei consensi, la CDU è ancora il partito indispensabile per formare una coalizione di governo, e nonostante la crescita di AfD susciti preoccupazione e il crollo della SPD sembri irreversibile, la crescita esponenziale del partito ambientalista Die Grunen sta mostrando già da adesso i contorni di quello che sarà la Germania dopo le GroKo a guida Merkel.

Le elezioni in Baviera e Assia hanno confermato proprio questo nonostante i risultati completamente diversi: in Baviera la CSU in caduta libera – ma sempre maggioritaria – ha messo insieme un governo con Freie Waehler (una lista civica di “liberi elettori” dal profilo conservatore) senza snaturarsi, mentre in Assia la già collaudata alleanza tra CDU e Die Grünen è pronta governare di nuovo nonostante un forte spostamento dei rapporti di forza a favore di questo astro nascente della politica tedesca. Cosa significherà tutto questo per il futuro dell’Unione Europea e dell’Eurozona è ancora presto per dirlo, ma tra i grandi paesi europei la Germania presenta un quadro politico molto più leggibile, seppur in piena rivoluzione.

Negli ultimi 5 anni la politica europea è cambiata moltissimo, in alcuni paesi sono saltati completamente gli schemi storici. In Francia, Italia, Spagna, Paesi Bassi e nel resto d’Europa è molto più difficile immaginare come saranno i profili dei governi delle prossime legislature. La Germania sta affrontando questi stravolgimenti meglio degli altri e sarà al centro dell’agenda europea ancora a lungo, nei prossimi due anni il tema centrale dell’Unione Europea sarà ancora il rapporto della Germania con gli Stati Uniti e il rifiuto di Berlino ad accettare i trasferimenti fiscali all’interno dell’Eurozona, mentre in molti altri paesi saranno alle prese con il tentativo di capire qual è il partito di destra e quale quello di sinistra.