Berlino rivede il suo paradigma fiscale, abbandona lo “Zero Nero” e si prepara al riarmo, con effetti destinati a ridefinire gli equilibri economici e politici in Germania e in Europa.
La Germania, storica paladina del pareggio di bilancio e del rigore fiscale, si trova ora di fronte a un punto di svolta. Il governo del nuovo cancelliere, Friedrich Merz, sta portando avanti la riforma costituzionale senza precedenti, finalizzata a sbloccare ingenti risorse economiche per rispondere alla competizione globale, modernizzare e riarmare il Paese. Questa inversione fiscale vede l’abbandono dello Schwarze Null (Zero Nero: un bilancio statale in perfetto equilibrio), con delle ripercussioni inevitabili nell’Unione Europea. La vera sfida è interna: la Germania dovrà gestire con efficacia i propri equilibri politico-economici e convertire il debito pubblico in crescita stabile e sicurezza duratura.
Un nuovo corso economico
Berlino si prepara a una nuova stagione di investimenti, in cui l’austerità fiscale cede il passo a una maggiore flessibilità e spese significative nella difesa – un modello per i 27 alle prese con il ReArm Europe. Merz giustifica l’inversione fiscale come risposta cruciale alle sfide internazionali, principalmente “l’aggressione di Putin contro l’Europa”, e auspica la creazione di una comunità di difesa europea, che coinvolga attori non Ue come la Norvegia e il Regno Unito, senza fare affidamento sugli Stati Uniti. La decisione del cancelliere si colloca in un contesto internazionale segnato dal conflitto in Ucraina e dalle nuove forme di guerra ibrida. In risposta, le principali forze politiche tedesche scelgono di agire con rapidità e con uno spirito di unità, allineando politica estera, economica e di sicurezza interna.
Lo scorso 18 marzo, il Bundestag (la camera bassa del parlamento federale) si è espresso: con 513 voti favorevoli e il sostegno dei Verdi, la coalizione di governo Cdu-Csu e Spd ha ottenuto una prima vittoria per introdurre il piano voluto da Friedrich Merz. La conferma del successo è arrivata il 21 marzo con il voto positivo del Bundesrat (camera alta, rappresentante degli Stati federati). La riforma prevede una deroga allo Schuldenbremse, il “freno del debito”, inserito nella Costituzione da Angela Merkel nel 2009, che fissava un tetto dello 0,35% del PIL federale al debito annuo.
Il nuovo corso economico apre la strada alle sole spese in difesa (inclusa la difesa civile, i servizi di intelligence e la cybersecurity) superiori all’1% del PIL. Secondo il quotidiano economico Handelsblatt, verranno mobilitati importi fino a 1.700 miliardi di euro in dodici anni, includendo il debito futuro delle regioni, dello Stato federale e il fondo speciale di 500 miliardi dedicato alle infrastrutture e alla transizione ecologica – richiesto dai Verdi. Si tratta di risorse straordinarie, pensate per rilanciare la competitività e generare ricadute industriali e sociali, con l’obiettivo di garantire occupazione, innovazione e ricerca, e di promuovere in modo virtuoso l’economia nazionale.
Criticità e opportunità nazionali
Una tale revisione della politica economica non è priva di critiche. I tedeschi non sono abituati al debito e lo associano all’inflazione e alla crisi finanziaria del 2008-2009, mentre gli economisti temono che l’apparato burocratico federale, noto per la sua lentezza, freni l’utilizzo efficace dei capitali così mobilitati. L’ambiziosa riforma, finora sostenuta dai principali attori politici, necessita di un supporto interno duraturo. Difatti, l’Alternative für Deutschland (AfD), seconda forza politica del Paese, non ha esitato a fare pressioni sulla Cdu di Merz, criticando l’abbandono del freno al debito, mentre la sinistra di Die Linke si oppone duramente all’aumento delle spese militari, il che ha accentuato ulteriormente la polarizzazione del Paese. Nonostante la recessione iniziata nel 2022, l’aspirazione della Cdu potrebbe risollevare l’economia della locomotiva d’Europa, affrontando con decisione i competitor globali (tra cui la Cina) e cogliendo le opportunità offerte dai Paesi emergenti, come la Polonia, il Vietnam e l’Indonesia, interessati ad acquistare macchinari tedeschi e rafforzare così l’industria nazionale. L’aumento della spesa pubblica allevierà la pressione sul bilancio ordinario e consentirà di destinare maggiori risorse ad altri settori. Una parte di questi fondi sarà utilizzata per i sussidi all’industria e per creare di fatto un vantaggio competitivo per le aziende tedesche rispetto alle concorrenti europee.
Cosa cambia per l’Europa?
A livello europeo, l’aumento del debito pubblico tedesco porterà a un rialzo dei tassi di interesse e a uno svantaggio per i Paesi con alti deficit, tra cui l’Italia, che nel 2024 ha stanziato circa 100 miliardi di euro per sanare gli interessi sul debito pubblico. Le decisioni della Germania potrebbero innescare delle strette monetarie per gli Stati già in difficoltà e intensificare le disuguaglianze economiche. Inoltre, il Paese potrebbe essere criticato per il suo cambio di politica rispetto al passato, specialmente in relazione alla crisi del debito greco. Durante la crisi, Berlino aveva imposto rigide misure di austerità agli altri Stati europei, e ora potrebbe essere vista come incoerente nel promuovere una politica di deficit spending per sé stessa.
Tuttavia, i mercati europei si mostrano ottimisti di fronte agli stimoli fiscali tedeschi e all’espansione della spesa per la difesa, visti come potenziali catalizzatori di crescita. Il 70% degli investitori intervistati dalla Bank of America considera la riforma fiscale di Merz il principale motore per una maggiore espansione economica comunitaria. Per consolidare la propria credibilità e leadership nell’UE, il governo federale dovrà trasformare l’aumento del debito in una crescita stabile e in una difesa collettiva, senza destabilizzare la tenuta finanziaria dell’Unione.
La Germania inaugura una nuova stagione
La Germania dell’austerity cede il passo a una rinnovata Germania dell’attivismo e dell’impegno nel plasmare il proprio futuro e quello dell’Europa. Friedrich Merz si propone di guidare il cambiamento verso un’Europa unita della difesa e rafforzare il peso politico del Paese. Inevitabilmente, la riforma costituzionale sosterrà le imprese e le industrie tedesche, senza trascurare un equilibrio con la tradizionale vocazione al rigore fiscale. Difatti, la flessibilità nel bilancio dovrà essere accompagnata da cambiamenti strutturali duraturi, dallo snellimento burocratico al dialogo costruttivo e stabile con le forze politiche nazionali.
Infine, il nuovo corso economico non deve tradursi in isolazionismo politico-fiscale: l’abilità del nuovo cancelliere si giocherà sul piano delle partnership strategiche con i leader europei, come dimostra il progressivo avvicinamento a Starmer e Macron. L’abbandono dello Schwarze Null è un segnale chiaro per l’Europa e indica un cambio di paradigma economico, politico e militare che inaugura una nuova stagione di attivismo e riarmo continentale.

