Geopolitica nello spirito del tempo

Il romanzo di paolo rubino, Lo spirito del tempo, offre ai lettori numerosi piani di lettura che ne possono sollecitare curiosità e interessi.

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Si va dal piano politico che descrive il conflitto quasi ventennale tra l’Italia di Berlusconi e quella di Prodi, sbaragliate infine dall’onda nazionalpopulista di 5 stelle e lega alla vicenda industriale del paese descritta attraverso la metafora di Alitalia. Dalla trama amorosa e sentimentale dei personaggi della fiction all’evoluzione del rapporto tra femminile e maschile in atto nell’occidente del XXI secolo. E non mancano intriganti riferimenti e citazioni di autori della letteratura mondiale nascosti o espliciti nella trama del racconto. Nel romanzo sono tratteggiati inoltre scenari di geopolitica sullo sfondo del confronto fra i grandi costruttori di aeroplani. Lo scontro tra la dominante industria costruttrice statunitense, emersa con prepotenza dalla vittoria nella seconda guerra mondiale, e l’emergente industria costruttrice europea, vero alfiere di una prospettiva di potenza per l’Unione, è un profilo di lettura attraente di per sé e illuminante sulla perifericità della vicenda italiana. La rinuncia obbligata dell’Italia ad avere un ruolo nell’industria costruttrice, la rinuncia sciatta anche ad avere un ruolo in quella manutentiva e, infine, la rassegnazione ad un ruolo misero e subordinato perfino nell’industria del trasporto emergono con evidenza nel racconto dell’ultimo ventennio italiano. Mentre negli ultimi scampoli del XX secolo Washington e Bruxelles/Parigi/Berlino si confrontano nel teatro mondiale dell’aviation e Van Miert, commissario alla concorrenza di Bruxelles, sfida il governo USA imponendo tre gravose condizioni per concedere il nullaosta alla megafusione tra Boeing e la decotta McDonnell Douglas sullo sfondo del nuovo scontro all’orizzonte tra Boeing e Airbus, ovvero tra il progetto B787 dreamliner e quello A380 superjumbo (si legga al riguardo l’avvincente postfazione di Matthew Lynn, Birds of Pray, Four Wall Eight Windows 1998) in Italia ci si avvita su una ricapitalizzazione di Alitalia definita “aiuti di stato”, prodromo della catastrofe industriale del settore raccontata da Rubino nel successivo ventennio. In una scena del romanzo ambientata a Parigi Le Bourget nel 2009, uno dei protagonisti commenta la presentazione mondiale del B787 dreamliner e la rivincita industriale americana dopo la sconfitta lobbistica subita da Van Miert dieci anni prima. Dopo il clamoroso trionfo, negli anni ’60, marcato dall’affermazione del mitico B747 Jumbo che travolse il supertecnologico Concorde europeo, menzionata nel romanzo, dopo il pareggio ai punti nel post prima guerra del Golfo tra americani e eurofrancesi nel conquistarsi la megacommessa da sei miliardi di dollari della compagnia aerea di Re Saud, pareggio conquistato solo grazie alla straordinaria visione di Francois Mitterand capace perfino di ingaggiare il principe inglese Carlo per promuovere la tecnologia aeronautica europea, in questo secondo decennio del XXI secolo i pur abili lobbisti europei sono costretti ancora una volta a inseguire gli americani nel dominio tecnologico dei cieli. Un Alitalia meschina, e maltrattata proprio dagli stessi italiani, appare comparsa stracciona e depressa nel megateatro della geopolitica atlantica e mondiale. Rubino ne fa una seducente narrazione, in apparenza rassegnata, ma non priva di una stimolante traccia di sentiero per il futuro.