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Recensione di “Geopolitica Digitale. La competizione globale per il controllo della Rete” di Antonio Deruda (Carocci Editore, 2024)

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Coordinatore della comunicazione digitale della Presidenza italiana del G7 presso l’Ufficio Sherpa della Presidenza del Consiglio, Antonio Deruda nel suo ultimo lavoro mette in luce come la sfera digitale sia divenuta, a tutti gli effetti, una nuova arena di competizione internazionale. Geopolitica Digitale è un’opera che fa luce sulla natura del dominio cibernetico e sulle dinamiche che lo caratterizzano: non un ambiente puramente virtuale, bensì un insieme di reti logiche e fisiche, che influenzano gli assetti internazionali del XXI secolo.

Comprendere le sfide legate al cyberspazio e alla sempre maggiore penetrazione dell’elemento digitale in ogni aspetto della società richiede una profonda comprensione di ciò che noi chiamiamo “Internet”. Nel 1984, nel romanzo “Neuromancer”, William Gibson coniava il termine “cyberspazio”, definendolo come una realtà puramente virtuale, un’allucinazione collettiva fatta di linee di luce e insiemi di dati.

L’autore di “Geopolitica Digitale” parte da una prima – importante – constatazione: Internet non è un ambiente etereo né puramente virtuale, ma è costituito da un elemento fisico fondamentale, in quanto il 95% delle comunicazioni online avvengono attraverso infrastrutture fisiche, quali cavi e data center. Ciò permette di comprendere come quello cibernetico sia divenuto un ulteriore dominio di competizione, non solo tra Stati, ma anche tra multinazionali del settore tech. Ciò porta l’autore ad aggiornare la massima “chi controlla i mari, controlla il mondo”, sostenendo che – oggi – “chi controlla Internet, controlla il mondo”.

La tecnologia e il cyberspazio, quindi, rappresentano elementi che influenzano le scelte politiche ed economiche di Stati e aziende. Allo stesso tempo, il dominio cibernetico rappresenta anche un terreno in cui tali attori, in particolare gli Stati, possono riequilibrare lo svantaggio che soffrono nei domini tradizionali (terra, mare, aria e spazio), grazie al relativo basso costo che richiede lo sviluppo di capacità cibernetiche.

In particolare, l’autore evidenzia come a un monopolio americano si stia sostituendo un bipolarismo Stati Uniti-Cina, basato sulla competizione militare, economica, geografica e anche tecnologica. Intelligenza artificiale (IA), Internet of Things (IoT), supercomputer quantistici, 5G, realtà virtuale e metaverso sono, quindi, gli elementi di una nuova geopolitica digitale. In questo scenario, l’Unione europea fatica a ritagliarsi un ruolo di primaria importanza, a causa sia delle debolezze infrastrutturali, sia della dipendenza da materie prime e nuove tecnologie statunitensi e cinesi. Gli sforzi fatti dall’UE in ambito normativo non sono stati accompagnati da una presa di consapevolezza sul ruolo sempre più strategico che Internet ha acquisito nei rapporti di forza geopolitici.

In questa competizione hanno un ruolo di primaria importanza le “grandi aziende della Rete”, che hanno acquisito un potere sempre maggiore, essendo proprietarie del 60% dei cavi sottomarini di Internet e determinando anche la fine del monopolio dello Stato moderno sulla sicurezza e sulla politica estera. L’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, ad esempio, ha messo in luce la fondamentale importanza degli attori privati nella difesa di aziende e istituzioni nel cyberspazio. Aziende Big Tech hanno fornito un aiuto fondamentale al governo di Kiev per contrastare l’incremento di attacchi cibernetici, nonché per garantire l’utilizzo di Internet anche sul campo di battaglia, come nel caso dei satelliti Starlink messi a disposizione da SpaceX.

Questo potere può rappresentare anche un grande problema, secondo molti, per la libertà della Rete. Come evidenzia l’autore, Internet è il prodotto dell’iniziativa di soggetti privati, per lo più americani, che spesso ne dettano le regole, dando vita a numerose critiche. Negli anni sono state proposte numerose iniziative volte a garantire un Internet libero e aperto per tutti, tra cui la “Dichiarazione di indipendenza del cyberspazio”, proposta al World Economic Forum di Davos nel 1996, che si basa su una visione utopistica di Internet quale luogo immune da conflitti politici e in grado di autogovernarsi sulla base di una democrazia globale.

La competizione geopolitica e la disputa per la leadership tecnologica, sottolinea infine l’autore, si riflettono in una rinnovata visione di sovranità, che consiste nel tentativo di stringere un nuovo patto tra i governi e le grandi aziende della Rete che hanno acquisito un potere senza precedenti nella storia. Se da un lato molti governi cercano di limitare tale potere, per tutelare i diritti dei cittadini, dall’altro si moltiplicano le iniziative di collaborazione, frutto della consapevolezza che le capacità sviluppate da tali aziende rappresentano uno strumento fondamentale attraverso cui gli Stati possono garantire la sicurezza nazionale anche nel cyberspazio.

Infine, l’autore evidenzia l’importanza dei cavi sottomarini che da strumenti nati per favorire gli scambi e una maggiore interconnessione tra gli Stati, stanno dando vita a “una nuova cortina di ferro”, e mette in luce come tali cavi non siano oggi solamente un mezzo attraverso cui passano i dati, ma elementi in cui si incanalano tutte le questioni geopolitiche di primaria importanza, da quelle economiche a quelle militari.

“Geopolitica Digitale” fornisce gli strumenti necessari per comprendere l’importanza che il digitale riveste nello scenario geopolitico globale, attraverso una dettagliata analisi delle caratteristiche del cyberspazio e approfondendo alcuni casi studio che mettono in luce come la competizione per il dominio dell’infrastruttura fisica della rete faccia da sfondo alla conflittualità tra Stati, divenendo un elemento strategico che inciderà sempre di più sui futuri assetti internazionali.

È possibile acquistare “Geopolitica Digitale” qui.

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