La geopolitica di Francesco: motivazioni e considerazioni sul viaggio del pontefice in America

La prima tappa del viaggio americano di Papa Francesco è una conferma della “special relationship” che da alcuni anni lega Cuba alla Santa Sede: una tradizione di reciproca collaborazione diplomatica iniziata sotto il pontificato di Giovanni Paolo II  (nel 1998) e proseguita con Benedetto XVI (nel 2012). L’intensa attività del Santo Padre a favore del dialogo internazionale testimonia l’importanza crescente del ruolo della diplomazia vaticana nel risolvere contrasti e sanare conflitti che per decenni hanno martoriato il continente latinoamericano. L’apertura al dialogo interreligioso offre inoltre l’opportunità di trovare un canale privilegiato per superare uno stallo pericoloso capace, nel peggiore degli scenari, di trascinare la comunità internazionale verso l’ipotesi catastrofica dello scontro di civiltà profetizzata dalla geopolitica statunitense negli anni Novanta del secolo appena trascorso.

La geopolitica di Francesco: motivazioni e considerazioni sul viaggio del pontefice in America - GEOPOLITICA.info Papa Bergoglio e il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama (Reuters/Kevin Lamarque)

Il ruolo diplomatico della Santa Sede

Già reduce da un viaggio nel continente sudamericano nel luglio scorso, il Santo Padre Papa Francesco ha ribadito il ruolo di interlocutore privilegiato del Vescovo di Roma con il regime cubano, soprattutto in relazione al delicato dialogo tra L’Avana e Washington, che, secondo l’auspicio di molti, potrebbe portare alla fine del decennale embargo commerciale deciso unilateralmente dagli Stati Uniti dopo che l’isola caraibica, negli anni Sessanta del secolo scorso, passò nella sfera d’influenza del blocco comunista. Un piccolo, ma significativo, segnale in questo senso era giunto già nel maggio scorso, quando il Presidente Barack Obama aveva deciso di cancellare Cuba dalla lista degli Stati sponsor del terrorismo internazionale e, prima ancora (dicembre 2014), con l’annuncio da parte del leader della Casa Bianca dell’intenzione di riprendere relazioni ufficiali tra i due Paesi. Un ulteriore dato che, in questo momento, pone L’Avana al centro dell’attenzione diplomatica è rappresentato dal risultato positivo dei negoziati di pace tra le FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia) e il governo di Bogotà raggiunto giovedì 24 settembre, il quale pone fine ad una guerriglia che per quarant’anni ha insanguinato e destabilizzato il Paese andino. Cuba infatti, oltre ad ospitare le rappresentanze delle controparti impegnate nel dialogo, è, insieme alla Norvegia, Stato garante di questa iniziativa. Anche in quest’ultimo caso l’attenzione rivolta da Papa Francesco alla delicata questione sembra avere dato i suoi buoni frutti, tanto che i delegati delle FARC avevano chiesto perfino che al tavolo dei negoziati potesse sedere un inviato permanente della Santa Sede. Lo sforzo della diplomazia vaticana è stato riconosciuto anche dal cattolico Segretario di Stato John Kerry, il quale ha affermato come l’azione di Papa Francesco possa “giocare un ruolo fondamentale nel contenere le forze del caos e stabilire un ordine mondiale più giusto”. Il responsabile di Foggy Bottom ha infatti sottolineato il ruolo geopolitico della Santa Sede “nel fare evolvere le relazioni tra Washington e Cuba” grazie alla “leadership e al dinamismo di Papa Francesco nella politica globale”, aggiungendo di essere “rimasto favorevolmente colpito dalla simmetria tra le priorità diplomatiche del Santo Padre” e quelle della Casa Bianca.

Dottrina Sociale e dialogo religioso

Sebbene Papa Francesco abbia parlato nelle due principali assise di Washington (Congresso, primo pontefice della Chiesa Cattolica ad esservi accolto) e New York (Palazzo di Vetro) dei principali temi che attualmente occupano l’agenda geopolitica internazionale (clima, terrorismo, povertà, migranti e crisi finanziaria), quello diplomatico non è stato l’unico aspetto toccato dal viaggio del Santo Padre. Anche le tematiche pastorali sono state al centro dell’agenda americana di Papa Francesco. Anzitutto il Papa ha sottolineato la centralità della Dottrina Sociale della Chiesa e, citando la sua enciclica Laudato sì, ribadito la propria posizione dinnanzi agli eccessi dell’imperialismo economico e del capitalismo selvaggio. In secondo luogo, l’aspetto più prettamente apostolico della visita è stato messo in risalto soprattutto da tre appuntamenti previsti dal programma: la Messa per la canonizzazione del Beato Junipero Serra, il padre missionario francescano di origini maiorchine che nel corso del XVIII secolo fu protagonista di una intensa opera di evangelizzazione nella California (allora posta sotto la sovranità del regno di Spagna), l’incontro con l’assemblea episcopale degli Stati Uniti nella Cattedrale di St. Matthew a Washington e la visita ai Vescovi ospiti dell’VIII Incontro Mondiale delle Famiglie nel seminario intitolato a San Carlo Borromeo nella città di Philadelphia. La presenza all’incontro interreligioso al Memorial di Ground Zero di New York, con il suo richiamo fortemente simbolico, ha inoltre rappresentato una risposta forte al pericolo di nuove “guerre di religione” nel terzo millennio, indicando nel dialogo tra le diverse fedi mondiali uno degli antidoti più efficaci allo scontro di civiltà. Espressione, quest’ultima, coniata in ambito geopolitico agli inizi degli anni Novanta del secolo scorso dallo storico e orientalista britannico Bernard Lewis, ma poi ripresa e ampliata dallo statunitense Samuel Huntington nel suo omonimo e celebre saggio The Clash of Civilization and the Remaking of World Order (pubblicato nel 1996) . 

Il peso del cattolicesimo statunitense

Oramai lontani anni luce i tempi in cui Leone XIII, nell’enciclica Longinqua oceani, condannava l’Americanismo, oggi il percorso di intesa (anche geopolitica, peraltro già avviato, sotto questo aspetto, durante il pontificato di Pio XII) tra Santa Sede e Stati Uniti, sembra procedere su basi solide. Oltre alla presenza di due cattolici in posizioni chiave dell’attuale Amministrazione Obama, Kerry e il Vice Presidente Joe Biden, lo dimostrano alcuni dati relativi alla Chiesa cattolica negli Stati Uniti. A cominciare dal numero di porporati statunitensi nel Collegio Cardinalizio (18, di cui 11 elettori) e dal peso sempre più considerevole del cattolicesimo a stelle e strisce. Un peso che si evince, ad esempio, dalla presenza dell’Arcivescovo Metropolita di Boston, Sua Eminenza il Cardinale Sean Patrick O’Malley, nel Consiglio degli 8 Cardinali, sorta di organo voluto da Papa Francesco per affiancare il Sommo Pontefice nel governo della Chiesa Universale. Oppure dal ruolo dei Cavalieri di Colombo (Knights of Columbus), con circa 1,8 milioni di aderenti attivi nella vita della Chiesa, soprattutto nell’ambito della beneficenza. Va inoltre considerato il sostegno della società statunitense Promontory nel fornire consulenza a due dei tre pilastri che reggono il tripode economico-finanziario della Santa Sede: l’Istituto per le Opere di Religione (IOR) e l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA). Nel primo caso il gruppo americano ha supervisionato i conti correnti dell’istituto vaticano (all’interno del cui Consiglio di Sovrintendenza siede, tra gli altri, l’ex ambasciatrice degli Stati Uniti presso la Santa Sede), mentre nel secondo è stato compartecipe della “due diligence” che ha interessato l’APSA. Un ruolo fondamentale, che ha contribuito a rendere possibile il perfezionamento etico fortemente desiderato da Papa Francesco rispetto alla complessa struttura che interessa il patrimonio economico e finanziario della Santa Sede. Non meno significativo è, infine, il ruolo dei gesuiti statunitensi nel campo della cultura e in particolare delle scienze. Lo testimonia la recente (18 settembre 2015) nomina di padre Guy Consolmagno, astronomo originario di Detroit, alla guida della Specola Vaticana, l’osservatorio astronomico della Santa Sede, la cui sede è nel palazzo apostolico di Castel Gandolfo, ma con una importante e moderna struttura presso il complesso del Mount Graham International Observatory sito in Arizona, dove la Santa Sede dispone del Vatican Advanced Technology Telescope (VATT). Segno tangibile di come la Chiesa di Papa Francesco pur considerando i problemi del mondo non dimentica di rivolgere il proprio sguardo attento al “cielo”.