Geopolitica delle infrastrutture critiche

Convenzionalmente, per infrastruttura critica si intende un elemento, un sistema o parte di questo, essenziale per il mantenimento delle funzioni vitali della società, della salute, della sicurezza e del benessere economico e sociale dei cittadini ed il cui danneggiamento o la cui distruzione avrebbe un impatto significativo a causa dell’impossibilità di mantenere tali funzioni. 

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Classici esempi di infrastrutture critiche sono le reti idriche ed elettriche, ma anche le reti di telecomunicazioni, oleodotti e gasdotti, sempre più vulnerabili agli attacchi di gruppi terroristici, gruppi criminali o da nazioni che ne sfruttano le vulnerabilità per i propri interessi.

Fatta questa premessa è chiaramente percepibile, specie per le infrastrutture critiche energetiche, il ruolo geopolitico che queste rivestono nel mondo contemporaneo, sempre più interconnesso e interdipendente dove queste infrastrutture rappresentano il centro nevralgico degli Stati.

Ma l’elemento che enfatizza il ruolo geopolitico delle infrastrutture critiche, è dato dalla vulnerabilità che queste rivestono in relazione alla sicurezza del Sistema Paese, ovveropiù uninfrastruttura è critica e più aumenta la sua esposizione e la sua vulnerabilità alle minacce e agli attacchi volti a cambiare o a destabilizzare una Nazione, o un territorio o una parte di essa.  

Un esempio calzante è avvenuto recentemente in Arabia Saudita quando alcuni droni aerei hanno colpito due stazioni di pompaggio dell’oleodotto East-West Pipeline. Il caso è particolarmente importante perché, data la crescente tensione tra Stati Uniti e Iran negli ultimi giorni con la minaccia iraniana di chiudere lo stretto di Hormuz, questo oleodotto risulta fondamentale perché offre una preziosa via di trasporto alternativa per il greggio in caso di problemi nel Golfo Persico poiché attraversa l’Arabia Saudita da Oriente a Occidente, fino al porto di Yanbu sul Mar Rosso. 

Rimanendo nell’ambito energetico un altro esempio che enfatizza il ruolo delle infrastrutture critiche negli equilibri geopolitici, è il caso avvenuto nel gennaio 2015 quando, un attentato dinamitardo alla linea di trasmissione elettrica tra Ucraina e Crimea, ha generato un blackout nella penisola che ha lasciato al buio 2 milioni di persone, innescando uno strascico di accuse e polemiche tra Ucraina e Russia, che hanno spinto quest’ultima a collegare la Crimea alla propria rete elettrica. 

Ma non ci sono solo attacchi fisici o cibernetici. Ci sono dei territori che, in virtù della loro collocazione geografica, legata alla presenza di numerose infrastrutture critiche, diventano  geopolitiche e geostrategiche importantissime. Questo caso è rappresentato dalla Sicilia, che, per la sua posizione geografica come ponte tra Nord Africa ed Europa, può essere definita uno dei principali hub delle infrastrutture critiche italiane. Per fare un esempio l’80% del traffico voce e dati che dal Mediterraneo arriva in America, compresi i dati di Google, Facebook e Amazon, transita per la Sicilia, in larga parte in un’anonima palazzina di Mazara del Vallo, una delle 5 stazioni italiane gestite da Telecom Italia Sparkle, dove approdano in tutto 21 cavi di comunicazione sottomarini. Sempre in Sicilia approdano i due gasdotti principali che collegano l’Europa al Nord Africa, rispettivamente il Transmed, che collega Algeria e Italia passando per la Tunisia con una capacità di 30,2 miliardi di m³/anno, e il Greenstream, che collega la Libia con l’Italia con una capacità di 11 miliardi di m³/anno. Sempre in Sicilia vi sono poi altri progetti di nuove infrastrutture critiche, come i rigassificatori di Augusta e Porto Empedocle, che rappresenterebbero un ulteriore fonte di diversificazione di approvvigionamento gasifero. Ultimo, ma non per importanza il progetto, dell’Interconnector Italia Tunisia. L’infrastruttura consentirà di integrare i rispettivi mercati elettrici migliorando l’interconnessione del sistema dell’Unione europea con i Paesi del Nord Africa. Il progetto prevede che nel breve periodo la Tunisia importi energia dall’Italia per far fronte all’aumento crescente dei consumi interni, mentre, nel lungo periodo, la Tunisia dovrebbe poter esportare energia rinnovabile verso l’Italia. 

Ma oggi, il domino che più influenza il binomio Infrastrutture Critiche/Geopolitica, è quello cyber. Nell’odierno universo cibernetico gli attacchi informatici sono sempre più numerosi e considerati strategici, perché, attraverso questi, gli hacker sono in grado di paralizzare le funzioni vitali di uno stato. Ed è il caso dell’Estonia che 2007 è stata vittima di una prolungata e massiccia ondata di attacchi del tipo DDoS ( attacco informatico che consiste nel tempestare di richieste un sito fino a mandarlo off-line e renderlo irraggiungibile) che hanno intasato di traffico IP i computer di banche, agenzie governative e media nazionali, generando una pesante interruzione di alcuni servizi al pubblico, tra cui il prelievo di contante dai bancomat. Altro esempio di cyber attacco ad una infrastruttura critica è stato l’attacco alla centrale elettrica ucraina il 23 dicembre del 2015, quando 230mila ucraini sono rimasti al buio dopo che degli hacker hanno preso il controllo di una centrale elettrica nell’ovest del Paese, aprendo in via remota gli interruttori di circuito e spegnendo il sistema di alimentazione della struttura. 

In tutti e due i casi sott’accusa è finita la Russia, che con i suoi gruppi “state-sponsored”, sarebbe al centro di numerose attività cibernetiche rivolte contro gli Stati e le infrastrutture critiche. A tal proposito è bene ricordare l’offensiva cibernetica del 14 giugno 2016 condotta da un gruppo di hacker russi contro i computer del Democratic National Committee (Dnc), e, soprattutto, le sospette ingerenze da parte della Russia nella campagna elettorale per le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America del 2016, sfociate poi nel Russiagate.  

La pericolosità degli cyber attacchi, specialmente alle infrastrutture critiche, si evince anche dalla decisone della NATO che ha dato via libera alla trasformazione del cyberspazio in un dominio operativo, suscettibile anche di provocare l’attivazione dell’articolo 5 dell’Alleanza, ovvero il meccanismo di difesa collettiva. A questa scelta fa sponda la recente decisone del Consiglio Europeo di istituire un  quadro che consente all’UE di imporre misure restrittive mirate a scoraggiare e contrastare gli attacchi informatici che costituiscono una minaccia esterna per l’UE o i suoi Stati membri, compresi gli attacchi informatici nei confronti di Stati terzi o organizzazioni internazionali, qualora le misure restrittive siano ritenute necessarie per conseguire gli obiettivi della politica estera e di sicurezza comune (PESC).

Queste scelte rientrano chiaramente nell’ottica di mitigazione dei rischi derivati dall’applicazione della nuova dottrina strategica dell’Hybrid Warfare, ovvero la nuova strategia militare che fonde i concetti di guerra regolare e irregolare, guerra simmetrica e asimmetria, guerra economica, attacchi alle Infrastrutture Critiche e Cyber Warfare, dove lo strumento cibernetico ha assunto un ruolo primario nel nuovo ambiente operativo, non più rigidamente definibile e caratterizzato dal passaggio da azioni cinetiche ad operazioni di natura multiforme. 

La valenza geopolitica delle infrastrutture critiche è ravvisabile anche nella transizione energetica perché, la trasformazione del modo di produrre, trasportare e consumare energia nel mondo, sarà uno dei fattori principali a influenzare le relazioni internazionali tra gli Stati. Infatti, la diffusione delle energie rinnovabili aumenterà l’importanza delle reti elettriche e stimolerà il commercio transfrontaliero di elettricità. Fonti di energia come il solare e l’eolico richiedono sistemi energetici flessibili, in grado di far fronte alla variabilità dovuta alle condizioni meteorologiche ed economicheLe reti elettriche avranno un ruolo sempre più importante per mitigare tale variabilità e garantire la stabilità del sistema. Ma il rischio è che alcuni soggetti possono controllare le reti elettriche e quindi esercitare un’influenza sui Paesi, trasformando gli scambi energetici in uno strumento geopolitico come quello del gas e del petrolio.