Geopolitica della crisi venezuelana

Il Venezuela è nel baratro, a un passo dal default e dalla guerra civile. Le immagini che provengono dal paese, con gente ridotta alla fame per mancanza di cibo e acqua sembrano provenire dai libri di storia. Per le strade di Caracas scarseggiano i beni di prima necessità, la gente è in coda dalle prime luci dell’alba per acquistare cibo nei supermercati ormai vuoti.

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Nella Repubblica Bolivariana di Venezuela, l’inflazione all’inizio dell’anno ha sfiorato il 200 per cento. La crisi cha attanaglia il paese sudamericano è dovuta principalmente al crollo del prezzo del petrolio grazie a cui il paese incassava il 90 per cento di valuta estera dalle esportazioni.

A livello politico, il presidente Nicolas Maduro, erede e delfino del compianto presidente Hugo Chavez, è alle prese con forti proteste di piazza che chiedono le sue dimissioni. Lui, il presidente, continua a temporeggiare e a incolpare della crisi e della conseguente mancanza di cibo, farmaci ed elettricità  soggetti esterni.

Insomma ciò che sta divorando la Repubblica Bolivariana del Venezuela è un complotto per Maduro che ha decretato lo stato d’emergenza. Il presidente  respinge e dichiara incostituzionale ogni tentativo dell’opposizione di indire un referendum per destituirlo. “Se l’opposizione riuscisse a centrare il proprio obiettivo e a togliere di mezzo questo figlio di Chàvez, questo umile operaio, non chiedeteci nessuna clemenza”, ha affermato il presidente nel momento in cui gli hanno presentato il milione di firme raccolte per chiedere il referendum revocatorio nei suoi confronti.

Lo spettro di un golpe o di una guerra civile aleggiano dalle parti di Caracas, mentre le risse davanti ai supermercati e alle farmacie sono all’ordine del giorno. La tensione sociale è altissima, non a caso dall’inizio del 2016 sono aumentate in maniera esponenziale le rapine e gli omicidi.

Ma quali sono le cause che hanno portato la Repubblica Bolivariana cosi ricca di petrolio e materie prime sull’orlo del default e della guerra civile? Come detto in precedenza, il calo del prezzo del petrolio, di cui il paese è esportatore.

Altra causa della crisi è la debolezza del Bolivar, la moneta venezuelana. Ma a pesare è soprattutto la corruzzione, un socialismo applicato in maniera molto personale da Maduro e ancor prima da Chàvez, a cui molti in realtà attribuiscono le colpe maggiori della crisi.

Ma nonostante tutti questi segnali economici negativi, il Venezuela regge. Il paese paga regolarmente le rate sul debito e inoltre, caso molto curioso, attrae gli investitori stranieri. Il paese con più riserve al mondo di petrolio potrebbe risollevarsi non appena il prezzo del greggio tornerà ad aumentare.

Ma, a pesare sul futuro del Venezuela c’è come già detto la crisi politica e sociale. L’Osa (Organizzazine degli Stati Americani) potrebbe intervenire per applicare la “Carta Democratica”, utilizzabile per i paesi in cui la democrazia è minacciata.

Anche il referendum per destituire Maduro, se realizzato entro la fine dell’anno potrebbe cambiare l’assetto politico del paese. Le firme raccolte dall’opposizione sono state riconosciute legittime, ora non ci rimane che vedere cosa farà Maduro per restare a galla e riportare pace e giustizia sociale ai suoi cittadini.

Perché l’emergenza primaria per la Repubblica Bolivariana, al di là dei risvolti politici, rimane la fame che attanaglia il popolo venezuelano.