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DifesaGCAP, la geopolitica industriale del caccia di sesta generazione

GCAP, la geopolitica industriale del caccia di sesta generazione

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Qualche giorno fa è stato firmato a Tokyo il Trattato per l’istituzione dell’Organizzazione Governativa Internazionale del GCAP (Global Combat Air Program) dai ministri della Difesa di Italia (Guido Crosetto), Regno Unito (Grant Shapps) e Giappone (Minoru Kihara).

Si tratta di un passo avanti importante verso la realizzazione del caccia multiruolo di sesta generazione Tempest – un vero e proprio “sistema di sistemi” capace di coniugare le dimensioni manned ed unmanned – che andrà a sostituire, per quanto concerne Roma, gli Eurofighter attualmente in dotazione.

In realtà, si tratta anche di un passaggio fondamentale per quanto concerne la politica industriale della difesa, perché, se è vero che non si tratta del primo consorzio internazionale nel quale viene coinvolto il comparto AD&S italiano, confrontarsi con un progetto ambizioso come il Tempest alimenta una importante filiera composta non solo da aziende leader, ma anche da PMI e centri di ricerca, che possono contribuire al miglioramento dell’ingegneria e a quel “concorso di idee” di cui l’AD&S nazionale necessita per essere competitivo sui mercati.

Per raccogliere le migliori proposte dall’industria nazionale su diverse capacità, tra cui sistemi ottici e laser, intelligenza artificiale (AI) applicata, sistemi di propulsione, gestione di sistemi autonomi e sistemi di missione, cybersecurity e molti altri, puntando soprattutto sull’elettronica, nella quale l’Italia eccelle, il Ministero della Difesa già ad aprile 2023 aveva lanciato la “Gcap Acceleration Initiative”, in collaborazione con l’AIAD, il Centro per l’innovazione digitale del Politecnico di Milano, Leonardo, Avio Aero, Elettronica ed MBDA Italia, cioè le punte di lancia del sistema industriale nazionale che collabora allo sviluppo del caccia.

Occorre, da ultimo, sottolineare l’importanza di competere – e, ove possibile, superare – in qualità (percependo le trasformazioni tecnologiche e anticipando i tempi di realizzazione, così da fornire una prontezza operativa alle forze armate che possa fungere anche solo da “deterrente”, secondo gli insegnamenti del duo di pensatori navali italiani Saint Bon e Brin) ciò che non si può realizzare in quantità maggiore rispetto ai concorrenti stranieri.

I progressi – per quanto concerne l’Italia anche abbastanza rapidi – sul fronte del Gcap hanno offerto la possibilità di riflettere sullo “stato dell’arte” delle politiche industriali per la difesa di Roma e su quale possa essere il futuro del comparto nazionale. Al Forum dell’ADN Kronos, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha detto che “non sono mai mancati gli investimenti della difesa, ma anche qui servono le alleanze”, sottolineando come le aziende italiane “non possono essere rette solo dal bilancio italiano”, dovendosi basare soprattutto sulle esportazioni.

Crosetto ha centrato il punto: rafforzare la presenza delle industrie italiane della difesa nel mondo – sfruttando, in particolare, le importanti posizioni raggiunte già nell’aerospazio, nel settore navale e nell’artiglieria (specie navale) – e spingere la loro capacità di competitività all’estero equivale a migliorarne l’offerta ma anche a spingere sull’acceleratore per quanto concerne ricerca e innovazione. La competizione stimola la crescita, il “sostegno” esclusivo dello Stato, invece, un ripiegamento autoreferenziale del comparto.

Ecco perché oggi, in piena “globalizzazione competitiva”, la cooperazione industriale internazionale ha ricadute politico-strategiche importanti per la postura presente e futura degli attori coinvolti. Il programma Gcap rafforza i legami tra Italia e Regno Unito, già particolarmente forti e che rappresentano una ben consolidata linea di politica estera che rimanda agli albori dello Stato unitario, ma che coinvolge adesso anche il Giappone, che punta a ricostruire la propria figura di potenza regionale in una fase di crescente competizione con la Cina.

In campo industriale, il progetto Gcap rientra appieno nelle strategie di politica estera dei partecipanti e ne tutela le aspettative di sicurezza nazionale e collettiva: Mediterraneo allargato nel caso italiano, Global Britain in quello britannico e Proactive Contribution per i giapponesi.  

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