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23/04/2025
Cina e Indo-Pacifico, Medio Oriente e Nord Africa

Giappone e GCAP, i problemi dell’ingresso dell’Arabia Saudita

di Federico Barbarisi

Gli accordi tra stati in materia di difesa sono questioni estremamente delicate, che coinvolgono molteplici priorità ed interessi strategici. Questo è il caso del Global Combat Air Programme (GCAP), che si fonda non solo su necessità in materia di difesa, ma anche su visioni ed obiettivi comuni. Il presente articolo analizza le sfide che il GCAP pone alla diplomazia giapponese, che non riguardano solo aspetti economici e tecnici, ma che si estendono a problematiche identitarie sul panorama internazionale. Questi fattori potrebbero far divergere la visione giapponese da quella dei nuovi partner, Regno Unito e Italia.

Gli accordi tra stati in materia di difesa sono questioni estremamente delicate, che coinvolgono molteplici priorità ed interessi strategici. Questo è il caso del Global Combat Air Programme (GCAP), che si fonda non solo su necessità in materia di difesa, ma anche su visioni ed obiettivi comuni. Il presente articolo analizza le sfide che il GCAP pone alla diplomazia giapponese, che non riguardano solo aspetti economici e tecnici, ma che si estendono a problematiche identitarie sul panorama internazionale. Questi fattori potrebbero far divergere la visione giapponese da quella dei nuovi partner, Regno Unito e Italia.

Il GCAP è un progetto di grande rilievo per Italia, Regno Unito e Giappone nel settore della difesa. Attualmente è stata palesata la possibilità di estendere il numero di Paesi partner di questa iniziativa a quattro. Il nuovo candidato è l’Arabia Saudita, come dichiarato esplicitamente da Giorgia Meloni il 27 gennaio del 2025. Il Primo Ministro italiano si è espresso favorevolmente all’ingresso di Riyad nello sviluppo del caccia di sesta generazione. La possibilità di includere l’Arabia Saudita nell’iniziativa è tuttavia problematica per il governo giapponese, che ancora non ha preso posizione ufficiale a riguardo. Secondo quanto riportato dal Nikkei, tuttavia, sarebbe in programma un possibile incontro tra i quattro Paesi a maggio. La reticenza giapponese sembra essere legata a questioni di immagine e agli interessi di politica estera di Tokyo.

GCAP COS’E’:

Il Global Combat Air Programme è un progetto multinazionale nato ufficialmente il 9 dicembre 2022, quando i governi di Italia, Regno Unito e Giappone ne annunciano l’inizio con un comunicato congiunto. L’obiettivo è quello di creare un caccia di sesta generazione entro il 2035, che unisca le specifiche dei progetti del Tempest (di produzione anglo-italiana) e dell’F-X (di produzione giapponese). Partner strategici del progetto sono principalmente Leonardo, BAE Systems e Mitsubishi Heavy Industries, ma sono coinvolte altre imprese importanti di queste nazioni (come Avio Aero, MBDA e Rolls Royce). 

Il progetto risponde a varie esigenze in materia di innovazione nel campo della difesa. Anzitutto, programmi del genere permettono ad attori di medie dimensioni di sfruttare ingenti quantità di risorse grazie al coinvolgimento di importanti imprese del settore. In questo modo si possono sviluppare progetti importanti mantenendo il budget per la difesa contenuto. Inoltre, a livello operativo, è da sottolineare l’importanza dell’utilizzo di piattaforme uguali tra nazioni partner. Nello specifico, l’Italia ha colto l’occasione per non restare isolata nel campo dello sviluppo della difesa aerea dopo l’avvio della partnership tra Francia, Germania e Spagna per il programma FCAS. Dal suo canto, il Giappone vede nel progetto l’opportunità di sviluppare un nuovo aereo da caccia senza l’aiuto degli Stati Uniti, che proponevano un progetto con tempistiche troppo diverse da quelle desiderate dai giapponesi. Inoltre, il Giappone condivide con Roma e Londra i requisiti tecnici richiesti dai nuovi caccia, e questo ha sicuramente influito nella scelta. 

LE POSIZIONI DEI TRE STATI

L’Italia sembra essere favorevole all’ingresso dell’Arabia Saudita nel progetto. Tale possibilità è stata resa esplicita proprio da Giorgia Meloni. Il 27 gennaio, la premier italiana ha dichiarato di essere favorevole all’ingresso dei sauditi nel GCAP, benché questa opportunità non sia immediata. Le difficoltà, secondo Giorgia Meloni, non risiedono solo nel trovare un accordo tra i tre partner del GCAP, ma anche nell’avvicinare le capacità industriali della difesa saudita agli standard italiani, giapponesi e britannici.

Anche il Regno Unito è favorevole alla proposta di inclusione del Paese arabo nel progetto. Londra ha un consolidato rapporto di collaborazione con il regno saudita nel settore della difesa. Già nel marzo del 2023, quando Riyad espresse interesse al progetto GCAP, le due nazioni firmarono un memorandum d’intesa che prevedeva la realizzazione di uno studio sulla fattibilità di un partenariato in vista di una collaborazione nel settore della difesa aerea. Inoltre, per anni il Regno Unito ha fornito strumenti e piattaforme belliche all’esercito saudita. Particolarmente importanti sono stati gli accordi di El-Yamamah, con cui sono stati anche venduti aerei da combattimento. Il Regno Unito ha infatti fornito a Riyad sia caccia Tornado che gli Eurofighter Typhoon. 

I motivi per cui queste due nazioni sono favorevoli all’allargamento del GCAP sono dati in primis da questioni di finanziamento. Con gli elevati costi di sviluppo del progetto, avere il supporto finanziario di Riyad sarà molto più probabile raggiungere l’obiettivo prefissato. 

Tuttavia il Giappone ha una posizione molto diversa rispetto ai due partner. Il governo di Tokyo ancora non si è espresso sulla faccenda, ma la sua posizione è sicuramente più riluttante rispetto a quella italiana o britannica. Un’apertura del GCAP all’Arabia Saudita rappresenta per il Giappone un problema non indifferente, che dovrà essere discusso nel prossimo futuro.

I MOTIVI DELLA RILUTTANZA GIAPPONESE

Sulla questione, il Giappone ha assunto un atteggiamento più cauto. I motivi sono da ritrovare soprattutto nella sua strategia in politica estera, e nell’immagine che ha cercato di costruire sul panorama internazionale dopo la Seconda guerra mondiale. Oltre a queste importanti questioni diplomatiche, si aggiunge la preoccupazione per il fatto che l’ingresso di un quarto stato nell’accordo complicherebbe le modifiche al progetto (pur avendo un oggettivo vantaggio per sviluppare economie di scala vantaggiose). 

Il GCAP  è stato fondato dai tre stati a partire da una visione comune, che include anche un’adesione ai valori del mondo liberale e della democrazia. Se, in passato, l’approccio pragmatico di Tokyo non gli ha impedito di cooperare con attori non necessariamente democratici, il caso dell’Arabia Saudita rappresenta un livello di complessità superiore per Tokyo. Difatti, oltre a non riflettere valori liberal-democratici, Riyad è coinvolta in vari conflitti, sostenuti anche grazie alle armi fornite dall’occidente. Nella guerra dello Yemen, i bombardamenti sauditi sono stati condotti anche con l’utilizzo di caccia forniti dai partner europei (tra cui anche Regno Unito e Italia). Qualora il GCAP fornisse ad un governo illiberale strumenti di intervento armato, il Giappone subirebbe un pesante danno d’immagine a livello internazionale. Questo perché fin dalla fine del secondo conflitto mondiale, Tokyo ha costruito la propria politica estera attorno a un’identità pacifista, limitando l’uso degli strumenti d’arma esclusivamente a scopo difensivo. In questo contesto, il governo giapponese ha aderito a rigide restrizioni sulle esportazioni di armi, successivamente modificate nel 2015 e allentate di recente proprio in vista del GCAP, provocando reazioni nell’opinione pubblica. Il Giappone ha, inoltre, una posizione delicata in Medio Oriente, che sarebbe compromessa dall’utilizzo di armi di produzione giapponese in conflitti nell’area. 

Non da ultimo, il governo di Tokyo è preoccupato per le relazioni tra l’Arabia Saudita e la Cina. Il Giappone ha buoni rapporti commerciali con Riyad, ma l’influenza di Pechino nella regione è sempre più presente. A preoccupare è la partnership strategica che le due nazioni hanno firmato nel 2022, che denota una maggior indipendenza strategica da parte del regno saudita, che potrebbe comportare un minore allineamento con le potenze occidentali. Ciò potrebbe rappresentare un rischio per la sicurezza delle informazioni relative al progetto GCAP, che potrebbero più facilmente trapelare al governo cinese, compromettendo la sicurezza tecnologica del programma. Dalle dichiarazioni del ministro della difesa Nakatani Gen, non sembra quindi che il Giappone sia aperto ad accogliere Riyad nel GCAP. Resta aperta la possibilità di accogliere l’Arabia Saudita come partner, e non come vero e proprio membro. Tuttavia, i rischi diplomatici e di sicurezza delle informazioni non sembrano far allineare il Giappone con i partner europei per ciò che riguarda l’ammissione dei sauditi nel GCAP.

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