Il Gasdotto Tap e la sostenibilità ambientale

Il dibattito sviluppatosi sulla vicenda del gasdotto TAP, a valle della positiva decisione del Governo di completare l’opera, è stato caratterizzato da una serie di informazioni parziali e spesso fuorvianti rispetto agli obiettivi effettivi del progetto. Proviamo a ricostruire le prospettive che apre il completamento del gasdotto nel contesto della Strategia Energetica Europea, di quella nazionale e i relativi scenari geopolitici di riferimento.

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Innanzitutto di cosa parliamo, cos’è TAP?

Trans Adriatic Pipeline è un gasdotto che trasporterà per la prima volta in Europa il gas naturale estratto dal giacimento di Shah Deniz nel Mar Caspio, in acque territoriali dell’Azerbaijan. Partendo dal confine tra Grecia e Turchia, dove si interconnetterà al Trans Anatolian Pipeline (TANAP) attraversando la Tracia e la Macedonia interna greche, l’Albania e il Mar Adriatico per approdare in Salento (dove dopo 8 chilometri dalla costa incontrerà il costruendo terminale di ricezione) e poi collegarsi alla rete italiana del Gruppo SNAM. La Società di gestione del gasdotto TAP è un consorzio costituito dalla SNAM (20%), dalla britannica BP (20%), dall’azera Socar (20%), dalla belga Fluxys (19%), dalla spagnola Enagàs (16%) e dalla svizzera Axpo (5%). SNAM, Società Italiana a prevalente controllo pubblico attraverso la partecipazione azionaria maggioritaria di Cassa Depositi e Prestiti, entra nel capitale di TAP nel 2015, sostituendo la norvegese Statoil, su precisa indicazione del Governo italiano, al fine di favorire il ruolo del nostro Paese quale hub sud europeo del trasporto del metano, in coerenza con quanto previsto dalla Strategia Energetica Nazionale. Il gasdotto viene realizzato sulla base dell’accordo intergovernativo firmato da Italia, Albania e Grecia nel 2013 e ratificato dal Parlamento italiano, che contiene l’impegno dei tre Stati a sostenere il progetto nei tempi previsti (in Italia il gas dovrebbe essere riconsegnato in rete ad inizio 2020) e l’obbligo a non modificare, evitare o limitare l’accordo senza il consenso degli altri Paesi. L’investimento dell’infrastruttura è sostenuto totalmente da capitale privato con finanziamenti delle principali Istituzioni finanziarie europee (BEI, BERS).

Come si inserisce TAP nella Strategia Energetica Europea

Insieme al già citato TANAP (gasdotto che percorre esclusivamente il territorio turco) e al South Caucasus Pipeline (rete di trasporto gas che percorre i territori di Azerbaijan e Georgia), TAP andrà a realizzare il cosiddetto Corridoio Meridionale del Gas, una delle più importanti infrastrutture per il trasporto del gas (oltre 3.500 chilometri di percorrenza) dal valore di oltre 40 miliardi di dollari d’investimento e individuato dall’Unione Europea quale struttura prioritaria (non a caso è stato inserito nei Progetti di Interesse Comune) per l’approvvigionamento di gas naturale nella Strategia Energetica Europea. La realizzazione di questo collegamento riveste un’importanza fondamentale, perché, accompagnata dai necessari investimenti per il potenziamento delle attuali infrastrutture, sarà in grado di interconnettersi con la rete di trasporto di tutta Europa, attraverso i collegamenti garantiti dalla rete nazionale italiana gestita dalla SNAM Rete Gas. Il gruppo italiano ha lavorato in questi anni a questo obiettivo siglando partecipazioni, accordi, ottenendo controlli diretti (TAG e GAC in Austria, Interconnector, società che trasporta il gas nel Canale della Manica verso il Regno Unito e TIGF, gestore della rete meridionale francese; alleanza con la società belga  Fluxys) e assumendo un ruolo baricentrico nel trasporto europeo del gas naturale. Così facendo il gruppo potrà sfruttare la posizione geografica del nostro Paese, assicurando il flusso di approvvigionamento da Sud verso Nord, in alternativa alle consolidate vie di fornitura, garantite dalla Russia e che passano dal Nord Europa (Germania). Tutto ciò, anche in previsione dell’immissione in rete del gas, che sarà estratto dai nuovi giacimenti individuati nel Mediterraneo sudorientale (Zohr in Egitto, Leviathan e Aphrodite nelle acque di Cipro e Israele, con Eni protagonista) attraverso il collegamento dei gasdotti Eastmed e Igi Poseidon che avranno approdo nei pressi di Otranto. Inoltre TAP entrerà in interconnessione con le reti di approvvigionamento della Penisola Balcanica assicurate da IGB (gasdotto greco bulgaro) e Ionian Adriatic Pipeline (impianto croato).

Emerge ancora di più l’importanza strategica per l’Unione Europea di avere un Corridoio Meridionale del gas efficiente e strutturato, dopo la recente sottoscrizione dell’accordo tra Russia e Turchia per l’avvio del Turkish Stream, gasdotto realizzato da Gazprom e che alimenterà con 15,3 milardi di metri cubi di gas naturale russo, sia la Turchia che in prospettiva altri paesi Balcanici (Ungheria, Serbia ed altri paesi).

Ruolo del gasdotto TAP nel mercato del gas e a garanzia dei fabbisogni energetici nazionali

La domanda di gas in Italia ha ripreso a crescere gradualmente dal 2014 (da circa 62 miliardi di metri cubi nel 2014 a circa 75 nel 2017); la crisi economica ha provocato infatti la diminuzione dei consumi, dai circa 84 miliardi di metri cubi del 2005 ai già citati 62 del 2014. Nel 2017 i consumi sono aumentati progressivamente del 6% rispetto al 2016 e dell’11% rispetto al 2015. Il nostro è uno dei Paese maggiormente dipendenti dal gas in tutta l’Unione Europea, con un utilizzo di circa il 50% per la generazione elettrica (rispetto ad una media UE del 23,6%) ed il 38% nei consumi primari (la media UE è del 25,1%; i consumi primari sono la disponibilità energetica complessiva annua di un paese). Dei 75 miliardi di metri cubi di gas naturale consumato nel 2017 in Italia, il 92,67% è stato importato ed il restante 7,33% proviene dalle produzioni nazionali (in graduale diminuzione).

Le importazioni sono garantite per l’88% dalle reti dei gasdotti provenienti dalla Russia attraverso TAG (che copre oltre il 40% della domanda), con punto di ingresso a Tarvisio; dall’Algeria attraverso Transmed al punto di consegna di Mazara del Vallo; da Norvegia/Olanda tramite il Transitgas (9,5% della domanda) all’ingresso di Passo Gries e dalla Libia con il Green Stream di Gela (il 6,1%). Il rimanente 12% di importazione è assicurato tramite gas naturale liquefatto (GNL) immesso in rete tramite i terminali di rigassificazione off shore operativi nel nostro Paese: Adriatic LNG di Porto Viro (Rovigo), di gran lunga il più produttivo (garantisce il 10% circa della domanda complessiva nazionale); GNL Italia (Gruppo Snam) di Panigaglia (La Spezia); OLT LNG di Livorno.

L’apporto del TAP all’approvvigionamento sarà pari a 10 miliardi di metri cubi l’anno (già acquistati per i prossimi 25 anni anche da grandi operatori italiani di mercato come Enel ed Hera) con la possibilità di svilupparne la portata sino a 20 miliardi di metri cubi. Questo apporto sarà determinante a breve termine, vista la scadenza entro il 2020 degli importanti contratti di fornitura a lungo termine con Algeria e Russia e dal progressivo calo delle produzioni del Mare del Nord (Norvegia/Olanda).

TAP e prezzo del gas naturale per i consumi finali

Il prezzo dell’energia è uno dei fattori a rischio per la nostra economia; limitandoci ad un’analisi della “bolletta” del gas, oggi le famiglie e le imprese italiane pagano circa il 10% in più di quelle tedesche o del Nord Europa. Nelle previsioni di mercato dei già citati 10 miliardi di metri cubi di gas che transiteranno in Italia attraverso TAP, circa 8 miliardi saranno nella disponibilità del nostro Paese, raddoppiabili a 16 miliardi nel caso di utilizzo a pieno della capacità del gasdotto, con una riduzione di importazione di gas naturale tra il 7,5% e il 15%. Inoltre, nel caso specifico di TAP, il costo del trasporto dal giacimento del Mar Caspio sino al nostro Paese e all’interno delle reti di trasporto nazionale, saranno pagati dalle società private che importeranno, in concorrenza tra loro, il gas in Italia, con un effetto benefico sul costo finale dell’energia. Le stime più ottimistiche parlano di una riduzione media del 10% rispetto ai prezzi attuali.

Citando la Strategia Energetica Nazionale su questo punto ritroviamo il concetto: “Le iniziative per migliorare la competitività del sistema gas nazionale si pongono l’obiettivo di favorire l’allineamento dei prezzi italiani con i prezzi dei mercati liquidi del Nord Europa”.

Pertanto è probabile e realistico, pur non indicando percentuali certe di riduzione ed un progressivo riallineamento al prezzo, che l’immissione in rete del gas trasportato da TAP potrebbe permettere una riduzione del prezzo praticato sull’hub italiano del gas naturale, anche in funzione dei volumi ridotti delle importazioni dal Nord Europa.

TAP e il territorio; principali questioni aperte

Il progetto, gli approdi del gasdotto, il terminale di ricezione nell’entroterra salentino, il rispetto dell’ecosistema e dell’ambiente locale e il rapporto con i cittadini ed il territorio sono stati oggetto durante questi anni, soprattutto dal 2013 in poi, di ampio dibattito locale e che ha poi assunto una risonanza nazionale e soprattutto implicazioni e strumentalizzazioni di carattere politico. Sul piano della comunicazione e delle relazioni istituzionali il consorzio TAP non è riuscito nel periodo iniziale di operatività a garantire continuità alla richiesta di contatto delle popolazioni locali. Il rapporto non è partito al meglio ed è passato un messaggio distorto sul gasdotto e sugli effetti improbabili che la sua messa in opera comporterebbe.

Le ricognizioni tecniche propedeutiche allo studio di fattibilità dell’infrastruttura sono iniziate nel 2006 (individuazione dell’approdo e della posizione del terminale di ricezione, compatibilità ambientali). Il progetto è stato sottoposto ad un articolato e minuzioso percorso autorizzativo da parte dei diversi Ministeri competenti (Ambiente, Sviluppo Economico, Beni e le Attività Culturali), della Regione Puglia e a pareri o permessi di competenza locale (Provincia di Lecce, Comune di Melendugno e Sovrintendenza Territoriale). I principali atti amministrativi per la realizzazione del progetto sono il decreto VIA, emanato dal Ministero dell’Ambiente, il decreto di Autorizzazione Unica, emesso dal Ministero dello Sviluppo Economico, ed il già citato Accordo Intergovernativo tra i Paesi coinvolti nel tracciato del gasdotto (Italia, Albania, Grecia). Il 10 settembre 2013, TAP ha consegnato lo Studio di Impatto Ambientale e Sociale al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. L’11 settembre 2014, il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha emesso il Decreto di valutazione di impatto ambientale del progetto presentato da TAP per la realizzazione del tratto italiano. A dicembre del 2013 il Parlamento italiano ha ratificato l’Accordo intergovernativo tra Italia, Grecia ed Albania con entrata in vigore da febbraio 2014. Il 20 maggio 2015, il Ministero dello sviluppo economico ha emesso il Decreto di Autorizzazione Unica, che permette l’apertura dei cantieri e l’entrata in esercizio. A maggio 2016 TAP ha ufficialmente avviato i lavori di costruzione del gasdotto in Italia, con una consegna del primo gas prevista entro il 2020.

Negli studi preliminari sono state valutate dal consorzio TAP oltre venti possibilità di approdo del gasdotto. Su sollecitazione della Regione Puglia, TAP ha formalizzato alla Commissione Nazionale Tecnica le VIA (Valutazioni di Impatto Ambientale) per undici possibili punti di approdo; la Commissione ha valutato l’area territoriale di San Foca/Melendugno quella con il minor impatto ambientale.

Quali sono invece le difficoltà e le complicazioni che hanno caratterizzato e sconsigliato l’approdo in altri siti, compresi quelli indicati dalla Regione Puglia?

  • Corridoio di Brindisi Nord: interferenza con gli spazi dedicati al decollo e all’atterraggio dell’aeroporto di Brindisi, estrema fragilità geomorfologica (presenza di falesia), diffusa urbanizzazione del territorio.
  • Corridoio di Brindisi Sud: interferenze con l’area dell’ex petrolchimico, “Sito di Interesse Nazionale” per gli alti livelli di inquinamento del suolo, moltiplicazione dei fattori di rischio di incidente rilevante per la compresenza di attività industriali del settore chimico ed energetico; presenza a mare di aree protette (estesa prateria di Posidonia Oceanica, riconosciuto Sito di interesse Comunitario, rete Natura 2000).
  • Otranto: presenza di altro gasdotto transfrontaliero autorizzato.
  • Nel dicembre 2015, su richiesta della Regione Puglia, TAP ha realizzato uno studio di fattibilità per un approdo a sud del Petrolchimico di Brindisi indicato dai tecnici regionali a ca. 150 metri da uno dei punti già studiati in precedenza da TAP (Brindisi Sud). Lo studio ha dimostrato il significativo aggravio dell’impatto ambientale rispetto a San Foca in ragione della richiesta/necessità di scavalcare la estesa prateria di Posidonia Oceanica mediante microtunnell di lunghezza non convenzionale (superiore ai 5,5 km) che richiederebbe la realizzazione di 4‐5 pozzi stagni, in mare, con conseguente rilascio di fanghi), e della indicata localizzazione del terminale di ricezione in area interessata da progetto regionale di messa in sicurezza di un sito inquinato (ex discarica di rifiuti chimici del Petrolchimico in località Micorosa).
  • Nel 2017 è stato segnalato Squinzano (territorio comunale di Lecce) come possibile approdo alternativo del gasdotto sulla base di una disponibilità espressa da quel Comune. Il sindaco di Squinzano ha però chiarito non esserci in merito altro che una delibera di Consiglio Comunale del dicembre 2013 con la quale si dava disponibilità a valutare l’approdo qualora fosse stata avviata la conversione a gas della centrale Enel di Cerano e smantellati i parchi minerali e i nastri trasportatori del carbone.

 

Il progetto presentato da TAP, approfondito anche dalle parti sociali ai tavoli istituzionali durante questi anni, prevede la necessaria e doverosa compatibilità con l’ambiente locale e con l’ecosistema marino e terrestre del territorio interessato all’approdo e al terminale di ricezione. In Italia con oltre 32.000 Km di rete primaria di gasdotti ci sono già condizioni consolidate di rapporto positivo con il territorio: in particolare sulla costa e nell’entroterra adriatico, dove convivono km di rete di alta, media e bassa pressione, in località turistiche importanti (località marine e parchi nazionali), che hanno anche avuto riconoscimenti ufficiali di “ambiente tutelato e valorizzato” da parte di Istituzioni pubbliche e private. Nel caso specifico di San Foca/Melendugno, la scelta è ricaduta anche per il minor impatto che i lavori avrebbero provocato: non sarà scavata la spiaggia; il microtunnel di collegamento nei suoi 1.500 metri di lunghezza uscirà a mare soltanto per brevissimi tratti sottomarini e sarà costruito attraverso un pozzo di spinta situato a 700 metri alle spalle della spiaggia e uscirà a mare ad 800 metri dalla costa, scendendo ad una profondità di 25 metri; la scelta di questo sito permetterà un minore movimento terra per gli scavi previsti; non saranno scavati pozzi intermedi, come invece si sarebbe dovuto realizzare nelle due opzioni di Brindisi; le piante di ulivo progressivamente e momentaneamente rimosse, dopo essere state mappate e geolocalizzate per la loro identificazione, saranno gestite e curate per il tempo necessario al programma dei lavori e per poi essere riposizionate nel punto preciso di espianto. Infine, va ripristinata la corretta informazione sulle funzioni e gli effetti del Terminale di Ricezione, che non è un impianto industriale di trasformazione del gas e che pertanto non può produrre emissioni nocive.

Conclusioni

Per concludere questa analisi sulla vicenda TAP nella sua complessità (energetica, economica, politica/geopolitica, sociale) riassumiamo i punti salienti della centralità e dell’importanza del gasdotto:

  • da anni il dibattito (politico, sindacale) italiano sul Mezzogiorno è concorde nel favorire il protagonismo delle regioni del Sud se si vuol far ripartire l’economia nazionale, e la Cisl in modo particolare, ha ribadito in questi ultimi mesi, l’importanza di sbloccare le opere infrastrutturali del nostro Paese per riallinearsi ai parametri economici e sociali europei e il Gasdotto Tap offre questa occasione per essere all’avanguardia nella politica energetica europea;
  • il completamento e l’avvio di TAP si inserisce nella realizzazione del Corridoio Meridionale del Gas; in questo contesto l’Italia assumerà un ruolo baricentrico come hub sud europeo e conseguentemente un ruolo politico fondamentale nel legame tra Paesi del Mediterraneo ed il Nord Europa e come crocevia tra l’Est e l’Ovest;
  • la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, farà ridurre la pressione e le possibilità di condizionamento della Russia nei confronti dell’Italia e del Sud Europa. La Russia continuerà ad essere un partner fondamentale, ma non eccessivamente condizionante in campo energetico (oggi il 47% dell’energia italiana è di provenienza russa);
  • la realizzazione di TAP, che vede già impegnate diverse aziende italiane, permetterà lo sviluppo dell’economia locale a supporto del funzionamento a regime dell’impianto, con riflessi positivi su sviluppo ed occupazione, durante la realizzazione dei lavori e nella successiva gestione;
  • ci saranno effetti benefici sull’ambiente del territorio con l’incremento dell’utilizzo del metano, quale idrocarburo ad emissioni molto più basse degli altri fossili, tra cui il carbone;
  • possibili progetti integrativi nel settore energetico con lo sviluppo del biometano, che potrebbe attivare una filiera di economia circolare, dall’agricoltura all’energia, dalla zootecnia all’industria e alle attività commerciali.

 

Angelo colombini

Segretario Confederale Cisl