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G20: la Presidenza Italiana traccia l’agenda su salute globale, cambiamenti climatici e diseguaglianze globali. Il “nuovo multilateralismo”.

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Il turno di Presidenza Italiana del G20 è ormai giunto ad un giro di boa in vista del Vertice dei Leader previsto a Roma il 30 e il 31 ottobre 2021Rappresentano dunque tappe significative i forum internazionali appena svolti a Roma e a Berlino. Il Global Health Summit ha tracciato i principi-guida per la salute globale nella “Dichiarazione di Roma”, tra cui figura anche l’idea di una “vaccinazione globale, sostenibile, equa ed efficace”. Al Global Solutions Summit di Berlino la Presidenza italiana del G20 ha indicato le linee d’azione per la Conferenza sul Clima (COP26) prevista a novembre a Glasgow e per le misure contro le diseguaglianze globali. La posta in gioco è alta: se non si interviene tempestivamente, sarà inevitabile l’effetto boomerang sulle nostre società, in termini di nuove ondate migratorie, nuovi rischi per la salute e l’ambiente, insicurezza politica ed economica, conflittualità sociale e instabilità generale. Sullo sfondo, è stata evocata l’esigenza di un “nuovo multilateralismo”, in cui l’Italia potrebbe svolgere un ruolo di ricomposizione delle polarizzazioni, grazie ad una ritrovata rappresentatività di fronte alla comunità internazionale.

L’ Agenda del G20

La Presidenza italiana del G20 sta proseguendo il percorso del suo turno annuale intrapreso il 1dicembre 2020 che culminerà il 30 e il 31 ottobre 2021 a Roma con il Vertice dei Leader G20. Le 20 più grandi economie del mondo stanno assumendo importanti decisioni per far fronte alle principali criticità globali emerse nell’ultimo decennio, peraltro strettamente connesse e interdipendenti: salute mondiale, cambiamenti climatici e diseguaglianze globali. I primi importanti appuntamenti si sono già svolti: il Global Health Summit svoltosi a Roma il 21 e 22 maggio u.s., in cui si è trattato di lotta alla pandemia e di salute globale, e il Global Solutions Summit svoltosi a Berlino il 27 e il 28 maggio u.s., in cui sono state enunciate le linee d’azione contro i rischi dei cambiamenti climatici e le diseguaglianze globali (per il programma del G20 v. Geopolitica.info del 2 Maggio 2021; https://www.g20.org/it). 

Il Global Health Summit e il tema della vaccinazione globale

La prima sfida dichiarata dalla Presidenza italiana del G20 è l’obiettivo della vaccinazione globale dal Covid 19, evitando che l’accesso alla profilassi trovi ostacoli nel sistema dei brevetti, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Non si è trattata di una dichiarazione scontata, perché le criticità del tema sono note: da un lato c’è la tesi umanitaria per cui il vaccino va considerato alla stregua di un “bene comune”, dall’altra c’è la tesi, più dura ma molto realistica, secondo cui accantonando i benefit delle case farmaceutiche sui brevetti c’è il rischio di far arretrare la spinta della ricerca e l’interesse dell’industria farmaceutica a sostenere costosi programmi, non solo da parte di Big Pharma, ma anche delle piccole e medie industrie del settore. C’è poi un altro aspetto da considerare, quello della “geopolitica dei vaccini”, la rincorsa sostenuta da grandi potenze ad approvvigionare alcune aree ove stanno estendendo le loro mire egemoniche.

Verso la “sospensione dei brevetti”

La linea indicata dalla Presidenza italiana del G20 è stata netta: il Presidente Draghi si è chiaramente espresso per la «sospensione dei brevetti» sui vaccini Covid-19, precisando che la stessa dovrà attuarsi «in modo mirato, limitato nel tempo e che non metta a repentaglio l’incentivo ad innovare per le aziende farmaceutiche». Ma ha anche prospettato che l’iniziativa dovrà essere sostenuta da un ampio programma di approvvigionamento di vaccini, revocando i divieti generali di esportazione verso i Paesi più poveri, e di finanziamenti, di trasferimenti di tecnologie e know-how, per far sì che «i paesi a basso reddito siano effettivamente in grado di produrre i propri vaccini». Sul punto della sospensione dei brevetti va detto che una proposta in tal senso presentata da India e Sudafrica è ancora al vaglio della Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), perché non ha ancora raggiunto la maggioranza dei due terzi degli Stati parte. Per questo si spiega la posizione espressa dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen che ha annunciato la proposta europea di una «terza via» per giungere comunque ad una condivisione dei brevetti «in linea con le idee espresse dal WTO». Ma sull’obiettivo della sospensione si sono dichiarati apertamente favorevoli il Presidente francese Emmanuel Macron e il Presidente cinese Xi Jinping, mentre l’apertura alla deroga sui brevetti era già stata annunciata come svolta epocale della Presidenza Biden. 

Il Global Health Summit si è quindi concluso con la presentazione ufficiale della “Dichiarazione di Roma” in cui vengono enunciati i 16 principi – guida per gli impegni che gli Stati dovranno assumere nella cooperazione per la salute globale. Il primo principio della Dichiarazione enuncia l’obiettivo di «un ambiente sostenibile, inclusivo e resiliente che promuova la progressiva realizzazione del diritto di tutte le persone al godimento del più alto standard di salute raggiungibile». Ma la Dichiarazione è destinata ad essere ricordata soprattutto per aver affermato il principio della «vaccinazione globale, sostenibile, equa ed efficace» (https://global-health-summit.europa.eu/rome-declaration_it; Vaccini ”beni comuni”? Verso la sospensione dei brevetti al WTO, Altalex del 27/5/2021). 

Il Global Solutions Summit e le sfide su clima 

Al Global Solutions Summit di Berlino, il Presidente Draghi si è espresso sulle intese che dovranno essere perseguite alla 26^ Conferenza sul Clima (COP26) convocata a Glasgow dal 1 al 12 novembre, dove si ritornerà a parlare degli obiettivi dell’Accordo di Parigi: «Abbiamo due obiettivi. Il primo è impegnarsi a raggiungere obiettivi di riduzione delle emissioni sufficientemente ambiziosi, limitare il surriscaldamento globale non oltre 1,5 gradi e raggiungere le emissioni nette pari a zero entro il 2050. Il secondo è mitigare i potenziali danni. Dobbiamo rafforzare le misure di contenimento, accelerando l’eliminazione graduale del carbone. E garantire un maggiore afflusso di capitali pubblici e privati verso iniziative legate al clima». Il Presidente Draghi era stato altrettanto chiaro al Leaders Summit on Climate organizzato dalla Presidenza Biden il 23 aprile, ove aveva indicato che le azioni intraprese si sono rivelate insufficienti e che si è sul punto di raggiungere i 3 gradi di riscaldamento globale. In quella circostanza aveva quindi evidenziato la rilevanza del Next Generation EU, il piano comune europeo di 750 miliardi di euro, di cui uno degli obiettivi è sostenere la transizione ecologica in Europa e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. E l’Italia ha dato l’esempio – aveva sostanzialmente indicato Draghi – prevedendo per circa il 10% delle risorse previste dal piano, cioè per quasi 70 miliardi di euro, la destinazione in investimenti per le infrastrutture verdi, l’economia circolare e la mobilità sostenibile. 

Sul tema è opportuno ricordare che l’Italia per la COP26 avrà la Co-Presidenza con il Regno Unito e sta già organizzando la “Pre-COP26”, che si terrà a Milano dal 30 settembre al 2 ottobre 2021, ove è previsto un evento dedicato alle giovani generazioni, lo Youth4Climate: Driving Ambition, e uno al continente africano, Incontri con l’Africa.

Gli interventi per le diseguaglianze globali

Sul tema delle diseguaglianze globali il Premier Draghi ha sottolineato che le crisi sanitarie e climatiche rischiano di aggravare le disparità già esistenti. Ha quindi evidenziato che la pandemia ha già contribuito a portare almeno 88 milioni di persone in condizioni di povertà estrema nel 2020, ma secondo la Banca Mondiale il cambiamento climatico potrebbe spingere ancora alla povertà altri 132 milioni di persone nel prossimo decennio. E ha aggiunto: «Questi effetti sono asimmetrici soprattutto nei confronti dei lavoratori più giovani e delle donne». Da qui la proposta concreta: il Fondo Monetario Internazionale dovrà emettere nuovi Diritti Speciali di Prelievo (nota: le unità di conto del FMI adoperati per finanziare le operazioni in sostegno di Paesi in crisi) e trasferire quelli esistenti per aiutare i Paesi bisognosi, mentre le Banche multilaterali di sviluppo dovranno potenziare le loro iniziative di “finanziamento netto”.

Il segnale per le grandi economie è stato dunque chiaro. Se non si interviene sui rischi del cambiamento climatico, con una decisa transizione ecologica, e sulla progressione delle diseguaglianze globali, con una altrettanto ferma politica inclusiva per le popolazioni bisognose, sarà inevitabile l’effetto boomerang sulle nostre società: in termini di nuove ondate migratorie, nuovi rischi per la salute e l’ambiente, insicurezza politica ed economica, conflittualità sociale e instabilità generale.

Un “nuovo” multilateralismo

Nei passaggi cruciali degli interventi della Presidenza Italiana del G20 è emerso poi il tema di fondo ben evocato come elemento decisivo per affrontare i problemi globali: il ritorno al multilateralismo. Il Presidente Draghi ha dichiarato: «Il multilateralismo sta ritornando. La crisi sanitaria ci ha insegnato che è impossibile affrontare i problemi globali con soluzioni interne. Lo stesso vale per le altre sfide determinanti dei nostri tempi: il cambiamento climatico e le disuguaglianze globali. Come quest’anno alla Presidenza del G20, l’Italia è determinata a guidare il cambiamento di paradigma. Il mondo ha bisogno del mondo intero, non di un insieme di singoli stati». Da queste espressioni, e da quanto è emerso in altri interventi, dovrà trattarsi dunque di unnuovo multilateralismo”, non più incentrato sulla polarizzazione di un gruppo di paesi, in specie occidentali, intorno alla leadership degli Stati Uniti. L’Italia conferma la sua politica estera basata sulla affermazione dei diritti umani, sulla “fedeltà atlantica” e sulla vicinanza alle democrazie occidentali, ma considera che non sarebbe realistico pensare ad un “blocco delle democrazie” che porterebbe a inevitabili contrapposizioni e quindi all’esasperazione della crisi della governance globale. 

Conclusioni: nuove prospettive per il ruolo dell’Italia e dell’UE

L’idea del “nuovo multilateralismo” presentato al G20 apre dunque gli scenari per una Unione Europea rafforzata e con maggiore rappresentatività nel proporsi protagonista nella riapertura del dialogo internazionale, ove potranno avere peso le grandi e medie potenze, ma anche attori più modesti e i PVS. In questa prospettiva l’Italia potrebbe svolgere un ruolo di equilibrata ricomposizione delle polarizzazioni, divenendo anch’essa partecipe di un asse franco-tedesco, ma senza logiche escludenti. E una prima conferma della riconoscibilità di questo ruolo ci viene proprio da Berlino, dove le parole della Premier Merkel sono state eloquenti: «l’Italia ha mostrato che il G20 è pronto a lavorare insieme sui temi globali. Voglio dare tutto il mio sostegno all’Italia per un vertice di successo e per la sua leadership». Vanno colti dunque con grande attenzione questi segnali che vedono l’Italia protagonista negli incontri internazionali, in cui i temi appaiono affrontati con equilibrio e nel rispetto delle posizioni altrui, ma anche andando al nodo dei problemi, con capacità di visioni strategiche e concretezza d’intenti.

Maurizio Delli Santi * (Membro dell’International Law Association, dell’Associazione Italiana Giuristi Europei e dell’Associazione Italiana di Sociologia)

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