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G20 Bali 2022: i Leader condannano la Guerra in Ucraina, in un contesto di moderata distensione tra Cina e Stati Uniti

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Nelle giornate del 15 e 16 novembre, i Capi di Stato delle maggiori economie del pianeta si sono riuniti nell’annuale Summit G20, quest’anno organizzato a Bali in Indonesia. Per quanto il motto del Summit “Recover Together Recover Stronger” sottolinei temi cari all’Indonesia, araldo dei Paesi in via di sviluppo, la Guerra in Ucraina e la competizione tra Grandi Potenze ha regnato protagonista nei giorni del Summit. 

Il discreto successo dell’Indonesia, all’ombra della Guerra in Ucraina

L’Indonesia, immenso Stato insulare posto nel cuore dell’Indo-Pacifico e rappresentante di una porzione di mondo in crescita economica, ma allo stesso tempo preoccupata di essere travolta dalle grandi sfide del nostro tempo, non poteva essere migliore ospite del G20 in questo periodo. Il Presidente Indonesiano Joko “Jokowi” Widodo, desideroso di ricavare al proprio Paese un ruolo di interlocutore e mediatore per grandi temi e sfide globali, può uscire dai due giorni di Summit vantando un discreto successo. Per quanto i temi presentati dall’Indonesia e cari ai Paesi in via di Sviluppo, quali la sicurezza alimentare ed energetica, resilienza sanitaria e digitalizzazione siano scivolati in secondo piano, offuscati dalla Guerra in Ucraina e dall’incidente missilistico in Polonia, nonché dal bilaterale “faccia a faccia” tra il presidente statunitense Joe Biden e quello cinese Xi Jinping, “Jokowi” ha saputo adattarsi alle circostanze e mediare tra le Grandi Potenze anche su temi di sicurezza globale. 

Probabilmente il maggior successo del G20 risiede proprio nella capacità, da parte del gruppo, di inserire nella Dichiarazione finale un passaggio di ferma condanna per l’aggressione russa in Ucraina, sottolineando come le minacce di uso dell’arma nucleare siano inammissibili e che, al momento attuale, non sia il tempo per fare la guerra. È innegabile come l’inserimento di tale passaggio in esito ad un Summit che ha visto la partecipazione anche della Russia (tramite il Ministro degli Esteri Lavrov), sia un successo della presidenza indonesiana. Non solo, si può percepire anche un forte coordinamento e partecipazione dell’India a tale formulazione, specie in riferimento all’ultima frase, che riecheggia il monito del Presidente indiano Modi a Vladimir Putin dato in occasione del Summit a Samarcanda di qualche mese fa. 

Ed è proprio l’India uno degli attori di maggior rilievo nelle calde giornate di Bali, dimostrato dal fatto che ciascun Paese si sia premurato di ricavarsi un momento di dialogo bilaterale con il Presidente Modi, al fine di rafforzare la cooperazione ed elevare le relazioni con un’emergente Grande Potenza negli anni a venire: per quanto ironico possa sembrare, dinanzi alla necessità di Nuova Delhi di condannare l’aggressione russa, nemmeno la diplomazia del Cremlino ha ritenuto opportuno obiettare, nel timore di alienarsi un partner irrinunciabile sia dal punto di vista delle forniture energetiche che di armamenti. 

“Recover Together, Recover Stronger”

La guerra in Ucraina, nel tenore della Dichiarazione, si inserisce in un contesto di preesistente crisi energetica, alimentare e sanitaria. In particolare, molta enfasi è stata posta circa la necessità di assicurare stabilità alle catene logistiche di approvvigionamento di generi alimentari, essenziali per sostenere le enormi popolazioni dei Paesi in via di Sviluppo, nonché di rafforzare le capacità agricole di questi ultimi tramite lo scambio di tecnologie e tecniche agronomiche (specie fertilizzanti) ed investimenti. Si è poi convenuto a rafforzare le iniziative sanitarie internazionali e multilaterali in ottica di prevenzione e gestione di prossime pandemie, enfatizzando come i vaccini debbano essere considerati un ”bene comune globale” e la loro produzione e distribuzione debba essere facilitata e finanziata. In tema energetico, oltre al consueto augurio per maggiori investimenti in energie rinnovabili, nel perseguimento degli obbiettivi di Cop27 e altre iniziative in tema ambientale, si registra l’impegno da parte del Gruppo di esplorare la possibilità di regolare i prezzi di energia, materie prime e tassi di cambio da eccessiva speculazione: questo passaggio, per quanto di difficile attuazione stante l’enorme distanza di interessi che separa Paesi produttori e Paesi consumatori di energia, denota ancora una volta la preoccupazione dei Paesi emergenti (quali l’Indonesia e l’India) circa la volatilità dei prezzi nel momento attuale, che potrebbe rallentare e compromettere la loro crescita economica.  

Biden incontra Xi: segnali incoraggianti per la competizione USA – Cina

Al netto del discreto successo dell’Indonesia e del sempre più preponderante ruolo dell’India, protagonista indiscusso di questo G20 è stato il primo meeting vis-a-vis tra Biden in qualità di Presidente degli Stati Uniti e Xi Jinping. In luce del deterioramento delle relazioni tra le due superpotenze negli ultimi anni, sia in campo commerciale che soprattutto in materia di sicurezza (si ricordi la reazione cinese alla visita a Taiwan della Speaker del Congresso Nancy Pelosi lo scorso agosto), è stato osservato come la competizione strategica tra Cina e Stati Uniti possa scivolare verso una rivalità in senso proprio, con toni spesso definiti “da guerra fredda”. In esito a più di tre ore di vertice bilaterale tra i due Capi di Stato, definito da entrambi “schietto” e “diretto”, traspaiono segnali leggermente incoraggianti: in primo luogo, la comune intenzione di non scivolare in una rivalità in senso proprio, nell’augurio di cercare punti di incontro su grandi sfide globali (sicurezza, ambiente), e il mutuo rifiuto dell’utilizzo della minaccia nucleare; in secondo luogo, entrambi affermano di aver tracciato alcune “linee rosse” non oltrepassabili, in un tentativo di riportare tale “rivalità” nei binari di una “competizione”, che presuppone vi siano comunque regole e principi validi per entrambi i concorrenti; entrambi hanno poi manifestato la volontà di rafforzare canali di dialogo ufficiale, e a riguardo Biden ha annunciato di voler inviare il Segretario di Stato Blinken a Pechino nei prossimi mesi. Il Presidente statunitense ha inoltre dichiarato di aver fornito alcune rassicurazioni a Pechino, in particolare riguardo Taiwan e i test missilistici nordcoreani. Per quanto concerne Taiwan, Biden ha ribadito come gli Stati Uniti si opporranno a qualsiasi cambiamento unilaterale dello status quo, sottolineando come, pur opponendosi ad un’annessione forzata da parte della Repubblica Popolare, la sua amministrazione opporrà anche tentativi taiwanesi di proclamare ufficialmente l’indipendenza dalla mainland. Per quanto concerne la minaccia nucleare nordcoreana, Biden ha rassicurato Xi sul fatto che, qualora gli Stati Uniti dovessero proteggere i propri alleati (Corea del Sud e Giappone) da pericolosi test missilistici di Pyongyang, possibili azioni e operazioni in tal senso non dovranno essere considerate da Pechino come una minaccia alla Repubblica Popolare. 

Appare chiaro come, al netto di tali dichiarazioni, le relazioni tra le due Superpotenze rimangano uno dei temi più caldi di questo periodo, e la responsabile gestione delle stesse richiederà sforzi politici e diplomatici di lungo termine che esulano dalla volontà di ciascun leader. Va tuttavia sottolineato come, se da un lato Xi Jinping è riuscito ad affermare la sua leadership all’interno del Partito Comunista lo scorso ottobre, anche Biden esce moderatamente ottimista dai risultati delle elezioni di midterm negli Stati Uniti, e tale confidenza e stabilità domestica può essere un fattore influenzante la postura, o almeno il discorso in politica estera, delle due Grandi Potenze almeno nel breve periodo. 

E l’Italia?

Infine, occorre menzionare la partecipazione dell’Italia al Summit di Bali attraverso la delegazione guidata dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, unica Capo di Governo donna tra i venti leader. Al netto dello scontato e totale allineamento del Paese verso i temi del G20 e alla condanna della guerra in Ucraina, la delegazione italiana ha sfruttato l’occasione del Summit per partecipare ad alcuni bilaterali di rilievo, con Paesi quali l’India, la Cina e l’Australia, nel tentativo e nell’augurio di innalzare o rafforzare le relazioni bilaterali ed economiche con tali Nazioni. La Presidente ha inoltre dichiarato come al netto del chiaro coinvolgimento italiano nel Mediterraneo, possa essere opportuno per il Belpaese iniziare a considerare l’Indo-Pacifico come un’area strategica. Tale dichiarazione non può considerarsi ispirata meramente alla contingenza del Summit, bensì come un eventuale tentativo italiano di delineare una strategia di lungo periodo per l’Indo-Pacifico, nella scia di quanto già intrapreso dai maggiori partner europei come Francia e Germania. Sarà dunque interessante monitorare eventuali sviluppi in tal senso, anche in considerazione del prossimo Summit 2023, ospitato da un futuro gigante globale, le cui politiche influenzeranno sempre più anche l’Europa: l’India. 

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