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TematicheEuropaQuale futuro per l’esercito di Sua Maestà?

Quale futuro per l’esercito di Sua Maestà?

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All’epoca della Guerra Fredda, l’esercito britannico poteva essere considerato una forza di prima categoria, sia per numero di effettivi (334mila nel 1985), sia per capabilities: al Regno Unito era pertanto attribuito un ruolo di rilievo nel framework di sicurezza dell’Europa continentale, con la BAOR (British Army Of the Rhine) incaricata di operare da deterrente convenzionale contro il Patto di Varsavia e di rispondere ad un eventuale attacco portato da quest’ultimo al blocco NATO. Il crollo del Muro di Berlino e il collasso dell’Unione Sovietica hanno fatto sì che, a partire dai primi Anni ’90, si procedesse a ridimensionare l’apparato militare britannico, esercito incluso; gli ultimi reparti schierati in Germania hanno lasciato il Paese nel 2014-15, riducendo drasticamente l’impegno europeo di Londra.

Il British Army contemporaneo è chiamato ad operare in un contesto geopolitico che sempre più va assumendo i contorni di una seconda Guerra Fredda. Dopo un relativo rallentamento dettato dai bisogni della partecipazione alla Global War On Terror americana, la crescente tensione tra l’Occidente e la Cina popolare hanno, insieme a considerazioni di bilancio, spinto diversi esecutivi a snellire l’esercito: esso è stato re-immaginato come una forza agile e dal carattere apertamente spedizionario su un modello non dissimile da quello dei Royal Marines Commandos, ben adatta a confrontarsi con un avversario come la RPC nel vastissimo teatro del Pacifico e forte di una superiorità tecnologica con la quale compensare il minor numero di arruolati. Così, il BA è ad oggi strutturato su tre divisioni, cui si aggiungono una manciata di brigate e i riservisti del Territorial Army.

Tuttavia, lo scoppio del conflitto russo-ucraino ha messo in serio dubbio questa visione strategica. L’invasione russa dell’Ucraina ha riportato alla ribalta la dimensione di massa della guerra, e spostato il focus di militari ed accademici sul dominio terrestre del battlespace. Il British Army, mai così piccolo (circa 78mila regolari nel 2023) e a corto di finanziamenti, non è all’altezza; analogamente agli alleati atlantici del Regno Unito, pesano anche  lo svuotamento degli arsenali in favore di Kyiv, e la complessiva assenza di una solida base industriale su cui far leva per garantire l’operatività a medio e lungo termine. Alcuni ex ufficiali hanno già suonato il campanello d’allarme: il BA non ha gli strumenti per adempiere agli incarichi che gli sono affidati in ambito NATO, e lo scarto nella produzione bellica tra l’alleanza atlantica e la Federazione Russa va allargandosi senza che si riesca ad agire per compensarlo.


La continuazione delle politiche di reduction in force, unita alle circostanze interne ed internazionali sfavorevoli cui si accennava prima, rischia di fare dell’esercito una forza incapace di svolgere le proprie mansioni in autonomia; la prospettiva è dunque che il British Army si “americanizzi”, ossia divenga una costola delle FF.AA. statunitensi, dalle quali dipenderebbe pressoché per intero in caso di necessità. A meno che il prossimo governo, probabilmente laburista, non dia avvio ad una (improbabile) corsa al riarmo, il BA sembra dunque destinato a svolgere una funzione meramente ancillare nel scenario della security globale emergente. Ciò pone importanti interrogativi sugli equilibri futuri della NATO e sull’effettiva realizzazione dell’agenda Global Britain, unico vero lascito del gabinetto Johnson dopo l’improvvisa sfiducia dello scorso anno: il Regno Unito potrebbe non tornare mai ad avere il peso internazionale di cui godeva appena qualche decennio fa.

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