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“Going nuclear”: verso un futuro energetico europeo caratterizzato dal nucleare?

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Il perdurare della guerra in Ucraina pone il mondo (e specialmente l’Unione Europea) di fronte ad un dilemma: una nuova politica energetica è imprescindibile al fine di garantire una diversificazione energetica delle fonti, ridurre le emissioni di gas serra e fronteggiare l’emergenza climatica. Siamo disposti a tutto pur di raggiungere tale obiettivo? Ad oggi, la risposta sembrerebbe di sì. Non esiste un’unica soluzione alla crisi ecologica e climatica che possa risolvere tutto da sola. Ed è proprio per questo che anche l’energia nucleare, da sempre associata ad una connotazione negativa nell’immaginario collettivo, ha acquisito nuovo slancio. “Going nuclear or not”: è questo il nuovo dilemma che sta fronteggiando l’UE. Riuscirà Bruxelles a trovare un equilibrio?

L’energia nucleare: miti da sfatare, pro e contro di una risorsa controversa

Quando si nomina l’energia nucleare, inevitabilmente la nostra mente si rivolge a due incidenti nucleari che hanno sconvolto numerose generazioni: Chernobyl in Ucraina da un lato, il cui ricordo a trent’anni dall’accaduto è ancora nitido, e Fukushima in Giappone dall’altro, una tragedia connessa a fattori naturali che ha sconvolto principalmente la popolazione locale. Nel primo caso, si trattò di un errore umano: l’addetto, nel tentativo di far risalire la potenza della centrale, non prese le precauzioni necessarie al mantenimento delle condizioni di sicurezza e non riuscì ad impedire un incendio di proporzioni catastrofiche. Basti pensare che ancora oggi esistono dei punti caldi dove i livelli di radioattività sono altissimi e che la zona circostante la centrale, immediatamente evacuata, risulta tuttora inabitabile. Nel 2011, il terremoto del Tohoku, la calamità più potente che abbia mai colpito il Giappone, innescò uno tsunami di dimensioni inaudite. Le conseguenze furono immani: quasi 20 mila vittime. Inoltre, tutte queste calamità distrussero la centrale nucleare di Fukushima.

Tuttavia, è importante sottolineare come gli incidenti nucleari siano tanto potenzialmente distruttivi quanto rari. Inoltre, è altresì vero che episodi del genere devono essere scongiurati ed evitati in tutti i modi. Ma la narrativa in merito a questi disastri è più macabra di quello che nella realtà appare. Ad oggi, l’ONU sostiene che non ci sia un rischio a lungo termine per quanto concerne la salute della popolazione vicino Chernobyl e che l’unica vittima delle radiazioni riconosciuta rappresenta comunque un caso controverso che ingloba talmente tante dinamiche le quali rendono difficile un’opinione univoca. Nell’estate del 2022, è previsto che la popolazione giapponese potrà gradualmente tornare ad abitare le zone circostanti Fukushima.

Questa premessa non è volta a far propendere la bilancia verso il sì al nucleare a discapito del no. Semplicemente, è importante conoscere realmente gli avvenimenti, documentarsi a proposito e successivamente esprimersi pro o contro l’energia nucleare, la quale, oggigiorno, in virtù dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, ha inevitabilmente guadagnato consensi, specialmente in quel di Bruxelles. 

Con il termine energia nucleare si intende l’energia liberata durante le trasformazioni di nuclei atomici che avvengono primariamente attraverso processi di fissione o di fusione, tristemente noti perlopiù per la loro connessione con la bomba atomica o la bomba ad idrogeno rispettivamente. La produzione di energia nucleare si basa sulla realizzazione di un reattore nel quale si innescano reazioni di fissione del combustibile, liberando così quella componente termica che viene convertita in modo tale da essere sfruttata per la produzione di energia elettrica

Sin dalle scoperte sul decadimento radioattivo in Francia nel 1896 da parte di Henri Becquerel e Marie Curie, l’energia nucleare rappresenta un argomento controverso che è diventato il fulcro di numerose discussioni scientifiche e politiche. I sostenitori di tale risorsa affermano come l’energia nucleare sia una fonte sostenibile e sicura, che permetterebbe una riduzione delle emissioni di anidride carbonica, l’obiettivo cardine dell’Unione Europea entro il 2050. Gli oppositori, invece, sottolineano come l’utilizzo del nucleare sia nocivo per la salute della popolazione e dell’ambiente, come i costi di produzione siano nettamente superiori a quelli delle rinnovabili e, infine, come non esista un modo completamente sicuro per smaltire o stoccare le scorie radioattive.

Il dibattito in merito all’energia nucleare sembra uno di quelli destinati a rimanere irrisolti. Tuttavia, nel corso degli ultimi mesi, giungere alla ‘carbon neutrality’ entro il 2050 sembra non potere prescindere dal coinvolgimento dell’energia nucleare all’interno dei processi di diversificazione delle fonti energetiche. L’Unione Europea sembra aver colto la sfida in seguito alla sua proposta di inserire l’energia nucleare all’interno della tassonomia UE, una lista di parametri e caratteristiche per le quali gli investimenti potranno essere definiti sostenibili. Come sottolineato da Rystad Energy, nei prossimi due anni più di 90 miliardi di dollari verranno investiti nel nucleare e circa 52 reattori verranno installati su scala globale. Visti i propositi, è difficile immaginare come il nucleare possa non essere parte delle future discussioni energetiche in tutto il mondo. 

L’Unione Europea e il nucleare: una storia destinata a perdurare

L’energia nucleare è un argomento molto divisivo tra i 27 Stati Membri in quanto 13 nazioni operano reattori nucleari mentre i restanti 14 hanno optato per non includere quest’ultima come fonte di approvvigionamento energetico. Ad oggi, in Europa si contano circa 103 reattori nucleari operativi che producono quasi un quarto dell’elettricità totale. Tutto questo è possibile grazie all’articolo 194 del trattato per il funzionamento dell’UE, il quale prevede che ogni Stato Membro ha la facoltà di decidere il proprio approvvigionamento energetico attingendo alle fonti che ritenga più opportune. 

Tuttavia, le centrali nucleari europee sono quasi tutte di seconda generazione e, di conseguenza, non rispecchiano pienamente una serie di standard di sicurezza imprescindibili oggigiorno. Ad esempio, il reattore nucleare di Ignalina in Lituania fu chiuso in seguito all’adesione del paese all’UE nel 2004 in quanto non conforme con la legislazione europea. Proprio per questo, la Commissione Europea rimane propensa ma comunque cauta in merito all’approvazione di nuovi progetti per impianti nucleari all’interno dei propri confini, in un’ottica di sostenibilità, minimizzazione del rischio e diversificazione delle fonti. 

La relazione tra nucleare e sostenibile è di per sé controversa: da un lato, le emissioni di gas serra sono minime; dall’altro, smaltire le scorie nucleari è un’attività difficile, costosa e imprevedibile. Le ultime evoluzioni in quel di Bruxelles lasciano immaginare come l’UE propenda verso l’energia nucleare in termini di fonte energetica al pari delle energie rinnovabili, non più un’energia di transizione o temporanea dalla quale attingere in modo saltuario. 

All’interno del pacchetto “Fit for 55”, la strategia europea volta a ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030, Bruxelles ha sviluppato la sopracitata tassonomia UE. Quest’ultima ha ricevuto numerose attenzioni in quanto si sta discutendo la possibilità di includere al suo interno il gas naturale ed il nucleare, rendendoli così “investimenti verdi”, ossia sostenibili dal punto di vista ambientale. La natura tecnica di tale possibilità si è velocemente trasformata in un tema decisamente politico che anima la maggior parte dei governi nazionali. Un gruppo di dieci paesi capeggiati dalla Francia (Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Finlandia, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Romania) caldeggiano questa opzione mentre la principale opposizione è sostenuta dalla Germania, che dal 2011 ha iniziato un piano graduale di abbandono del nucleare, alla quale si sono aggiunti i governi di Spagna, Austria (che minaccia un’azione legale), Danimarca e Lussemburgo. 

Questo dibattito è il frutto di una crisi energetica che è stata innescata da una serie di scelte sbagliate secondo il vicepresidente dell’UE Timmermans. Privilegiare il gas e rallentare gli investimenti in energie rinnovabili ha reso l’organizzazione sovranazionale fortemente dipendente da Paesi extra-UE in ambito energetico: 77% nel caso dell’Italia, 75% per la Spagna, 47% per la Francia. Tale scenario, esacerbato dalla guerra russo-ucraina, ha spinto la Commissione a rivalutare la creazione di impianti di ultima generazione, i quali prevedono la creazione di depositi geologici in grado di smaltire le scorie radioattive. Al momento, solo Svezia, Francia e Finlandia hanno progettato l’implementazione di tali depositi. 

Francia (e Regno Unito) VS Germania: chi potrebbe avere la meglio? 

L’impennata dei prezzi dell’energia ed il conflitto in Ucraina hanno spinto l’UE a rivalutare l’inclusione dell’energia nucleare come fonte di diversificazione energetica primaria e non più secondaria. Il paese maggiormente attivo e sostenitore è la Francia, il cui Presidente Emmanuel Macron ha promesso di riavviare l’avventura nucleare nazionale attraverso un ambizioso ed esoso piano da 52 miliardi che prevede la costruzione di circa 14 nuovi reattori, 6 nuovi dispositivi ad acqua pressurizzata e 8 di nuova generazione totalmente innovativi. 

Il paese transalpino mira ad accrescere i volumi di energia nucleare di 10 volte entro il 2050 in modo tale da potersi concentrare parallelamente sull’approvvigionamento di energie rinnovabili che, a causa di una burocrazia inefficiente, scarseggiano sul territorio nazionale. La rinascita del nucleare francese è vista di buon occhio a Londra, in quanto il Ministro dello Sviluppo Economico, Kwasi Kwarteng, ha sottolineato come la Francia sia sulla strada giusta verso un’indipendenza energetica che “Italia e Germania invidiano”. Il nuovo piano energetico del governo di Boris Johnson prevede l’attivazione di ben 7 nuove centrali nucleari entro il 2050.
In conclusione, la sensazione è proprio quella che, nonostante una netta divisione all’interno dell’UE, il nucleare possa essere incluso nella tassonomia UE e di conseguenza indirizzare il dibattito intorno al nucleare in Europa verso un’accezione positiva, anche se non condivisa da tutti. Paesi come la Slovacchia, la Polonia, la Repubblica Ceca gongolano alla luce di tale possibilità per dare una svolta definitiva ad un tema, quello energetico, che attanaglia tutti i governi nazionali. La sfida dell’energia nucleare, capeggiata da un lato dalla Francia e dall’altro dalla Germania, sembra solo all’inizio.

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