From the near-seas to the far-seas: la Marina Cinese nella Smart Power Strategy

Secondo Joseph Nye, l’obiettivo principale della Cina sarebbe quello di combinare hard e soft power così da poter perseguire una smart power strategy. In questo scenario, si colloca la Marina Cinese (China’s People’s Liberation Army Navy – PLAN), che da ormai qualche decennio si trova in una profonda fase di trasformazione, che la colloca quale protagonista fondamentale nella smart power strategy cinese.

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In particolare, la PLAN sta radicalmente mutando identità, grazie ad un intenso processo di modernizzazione sia della dottrina che della struttura operativa, aumentando non solo il proprio arsenale bellico, ma potenziando sempre più la propria diplomazia navale, diventando un attore chiave nelle relazioni internazionali.

Il rapporto tra PLAN e Soft Power

Al fine di poter comprendere il ruolo della Marina Cinese nella strategia dello smart power, è necessario comprendere le sue interazioni con il soft power e come quest’ultimo influenzi il suo scopo. La “One Belt, One Road” Initiative (OBOR), l’incredibile network infrastrutturale capace di connettere paesi del continente Euroasiatico e dell’Africa orientale in un unico corridoio economico, rappresenta oggi uno degli elementi più rilevanti del soft power cinese.

La OBOR è costituita da una rotta terrestre, principalmente costituita da linee ferroviarie, e da una rotta marittima. Infatti, la “nuova via della seta” è principalmente focalizzata sulla costruzione di nuovi porti capaci di incrementare l’utilizzo delle linee di comunicazione marittime (sea lines of communication- SLOCs). In questo contesto, la PLAN assume un ruolo vitale nel garantire la sicurezza delle SLOCs. La rotta marittima rappresenta oggi la principale via di trasporto per merci e risorse energetiche necessarie allo sviluppo del paese. Basti pensare che circa l’80% del petrolio importato dalla Cina passa attraverso gli stretti di Malacca, ed un possibile blocco degli stessi potrebbe comportare una serie minaccia all’intera economia del paese.

Per questo motivo, il ruolo della PLAN assume all’interno della OBOR Initiative un ruolo strategico nel tutelare e proteggere lo sviluppo economico e la sicurezza energetica della Cina. Questa è probabilmente la ragione principale dell’intensa trasformazione strutturale che sta investendo la Marina Cinese. È per questo chiaro che, se l’aumento dell’hard power non verrà usato in modo “smart”, la modernizzazione della PLAN potrebbe andare in rotta di collisione con la OBOR Initiative. Infatti, una seconda marina al mondo con non chiare o aggressive intenzioni, potrebbe allarmare gli Stati vicini, stimolando la creazione di alleanze contro di essa. Questo risultato rappresenterebbe una seria minaccia allo scopo della smart power strategy cinese.

Il processo di modernizzazione della PLAN

Al fine di essere quanto più compatibile possibile alla smart power strategy, la Marina Cinese sta procedendo ad una profonda trasformazione, sia per quanto concerne l’aspetto tecnico che dottrinale. Infatti, attualmente la PLAN sta seguendo la cosiddetta dottrina MAHAN, secondo cui la marina deve essere collocata in una posizione subordinata e servente agli scopi economici del Paese. Per questo motivo, la trasformazione della PLAN da una brown water ad una blue water fleet seguita da un’espansione in qualità e quantità dell’arsenale bellico (aumento di missili balistici antinave, sottomarini, portaerei,…) non deve necessariamente essere intesa come puro incremento dell’hard power finalizzato al conflitto.

Nelle relazioni internazionali, la PLAN è sempre più maggiormente coinvolta, utilizzando i suoi mezzi in maniera “smart”, così da essere accettata quale arbitro geopolitico. Recentemente, infatti, la Cina ha aumentato il suo contributo nelle missioni di peacekeeping e nelle cosiddette military operations other than war(MOOTW), come le operazioni di antipirateria, di evacuazione umanitaria e di assistenza a disastri ambientali. Nel 2008, il dispiegamento cinese di tre navi militari al largo delle coste somale per tutelare i mercantili da attacchi di pirati fu accolto favorevolmente dagli Stati Uniti e dall’Unione europea. Nello stesso anno, tre navi militari furono inviate nello Yemen per evacuare centinaia di cinesi e altri cittadini stranieri dal paese dilaniato dal conflitto. Un altro importante esempio di utilizzo intelligente (smart) della PLAN è rappresentato dal cosiddetto DUAL-USE, dove le unità navali sono utilizzate non solo per il tradizionale scopo bellico, ma anche per altri compiti legati alla diplomazia e alla cooperazione.

Dal 2010, la Cina ha deciso di intraprenderead esempio un’operazione navale denominata “Harmonious mission”, caratterizzata dall’invio dell’unità “Peace Ark” al fine di proiettare un’immagine di potenza benigna dedita alla sicurezza, alla pace e allo sviluppo dei diversi paesi. Il dual-use è rappresentato anche dal cosiddetto “filo di perle”, consistente in una rete di porti nei paesi dell’Oceano Indiano, in grado di passare dall’uso commerciale a quello militare.

Nel 2016 in Thailandia, la nave militare “Changbai Shan” si affidò ad una società cinese che vi operava per ottenere servizi di rifornimento. Questo fu possibile grazie all’interoperabilità tra le aziende cinesi e la PLAN nei vari porti della “string of pearls”. Un’altra interessante testimonianza dell’integrazione tra civili e militari è rappresentata dal recente processo di “civilizzazione” delle isole artificiali del Mar Cinese Meridionale, dove la marina è coinvolta nel garantire la sicurezza per i sempre più numerosi turisti che visitano le varie isole.

Conclusioni

La PLAN è oggi la seconda marina più grande del mondo dopo quella degli Stati Uniti. Molti paesi ed analisti hanno visto nella modernizzazione della marina cinese una pura preparazione all’uso dell’hard power per un futuro conflitto. Se questa considerazione fosse vera, probabilmente ci troveremmo di fronte ad un radicale cambiamento della politica internazionale cinese.

Tuttavia, secondo altri esperti, la modernizzazione della PLAN sarebbe giustificata dal fatto che la Cina sia la seconda potenza commerciale più grande al mondo e che debba sviluppare capacità tali da proteggere le proprie risorse e assets. Per questo motivo, la Cina dovrebbe potersi avvalere di una marina capace di proteggere l’economia e lo sviluppo del paese, senza collidere con il soft power. Per fare ciò, è strettamente necessario che il cosiddetto hard power debba essere quanto più possibile compatibile con il soft power, rendendo lo strumento navale capace di essere un attore diplomatico e ispiratore nelle relazioni internazionali.