Francesco in Iraq – giorno 1

Il 5 marzo, primo giorno di visita del Pontefice in Iraq, viene trattato dalla stampa turca sottolineando l’importanza dell’evento e la possibilità che questo apporti un contributo positivo alla regione.

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Turchia

“Hurriyet”, primo quotidiano del Paese per diffusione (oltre 340,000 copie), pubblica un’intervista all’Ambasciatore turco in Vaticano ripresa da Anadolu Ajansi. Lütfullah Göktaş asserisce che la visita potrebbe essere positiva per la stabilità della regione visitata (bölgenin istikrarına olumlu katkı sağlayabileceğini), e che (in questo caso, nda) la Turchia ne sarebbe felice (memnun edeceğini söyledi). Il punto è proprio quello dell’instabilità, dalla quale il diplomatico fa discendere la sofferenza patita dal suo Paese (Türkiye, bölgede istikrarın önemini her fırsatta vurgulayan bir ülke), rappresentandolo quindi come parte lesa dalle sofferenze della regione. Aggiunge che la mancanza di autorità apre la strada a settarismo, fanatismo (mezhepçilik ve taassup) e terrorismo e che la visita potrà una volta di più ricordare questa verità (ziyareti, bu gerçeklerin bir kez daha hatırlanmasına vesile olacaktır).

L’intervista all’Ambasciatore è forse il contributo del giorno più interessante presente nell’intera stampa del Paese in quanto riporta direttamente una fonte governativa e svela quanto la Turchia desideri presentare la difficile situazione dell’Iraq quale causa di sofferenza ed instabilità della Turchia stessa. Tra le fonti di instabilità e terrorismo, oltre allo Stato islamico, viene esplicitamente menzionato il PKK.

Yeni Şafak, considerato molto vicino al Partito di governo e di area maggiormente conservatrice, nei tre giorni scorsi ha dedicato alla visita un articolo al giorno dimostrando un tono anche più caldo. Definisce la visita una novità nella storia (tarihte bir ilk) ed una occasione di incontro reciproco fra religioni (dinler arası buluşma için bir fırsat) ed un gesto d’amore per il Cristiani (Hristiyanlara sevgi jesti“) ma destinato anche a coloro che vivono in quel luogo (o topraklara, oranın insanlarına.). L’articolo di ieri 4 marzo sottolinea l’ecumenismo insito nel messaggio di Bergoglio, riportando la formula di saluto, modellata sullo stile islamico, che il Papa ha rivolto a tutti i “fratelli iracheni”(“Iraklı kardeşlerim selamun aleyküm”) e la fratellanza presupposta dalla comune ascendenza abramitica delle religioni monoteistiche (Müslümanları, Yahudileri ve Hristiyanları tek bir ailede birleştiren İbrahim babanın adına) asserendo di giungere in Irak col desiderio di pregare, camminare insieme (birlikte dua etmek, birlikte yürümek arzusuyla geliyorum). Continuo quindi il rimando alle parole del Pontefice, riportate direttamente con ampio uso di virgolettato. 

Sözcü, kemalista, focalizza l’attenzione sul richiamo fatto da Francesco alle Organizzazioni Internazionali e su come la loro assenza abbia determinato quanto accaduto agli Yazidi, passando poi a ricordare come nessun cittadino iracheno sia un cittadino di serie B.

Iran

La stampa persiana è unanime nel descrivere in modo molto succinto l’accoglienza ricevuta dal Pontefice ed il fatto che il suo viaggio potrebbe mettere in pericolo la situazione sanitaria del Paese a causa del Coronavirus. Kayhan, il più conservatore fra i quotidiani persiani, riporta come alcuni osservatori regionali abbiano notato una ramificazione politica di un viaggio definito inusuale, ritenendo che l’insistenza nell’effettuare la visita nonostante la pandemia sia basata sulla volontà occidentale di creare uno scisma fra le Scuole sciite di Najaf e Qom (non viene menzionato il nome del Grande Ayatollah Sistani) e come questo sia in linea con la promozione del cosiddetto “patto di Abramo” sponsorizzato da Israele e Stati Uniti.

Nessun accenno all’amore fraterno o allo sviluppo locale per una linea interpretativa molto più critica e quasi palesemente infastidita dalla visita del Pontefice.