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TematicheEuropaForza e fragilità del Mediterraneo

Forza e fragilità del Mediterraneo

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Mare dai molti nomi, corrispondenti alle diverse accezioni che di esso hanno ed hanno avuto i diversi aggregati umani che vi si sono affacciati. Mar Bianco, Mare Superiore, Grande Mare, Mediterraneo. Segno dell’eterogeneità, massima caratteristica di questo quadrante marittimo. Nonostante i suoi vantaggi geografici, che lo rendono particolarmente strategico, per Paesi rivieraschi e non, soffre continue instabilità geopolitiche che potrebbero condurlo all’emarginazione, con conseguenti rischi per i collettivi che vi si affacciano, Italia compresa.

Il Mediterraneo ha vissuto periodi di centralità e altri di emarginazione nel sistema geopolitico globale. Nel periodo antecedente all’epoca delle scoperte geografiche, godeva di una centralità politica ed economica indiscussa, anche se, come sostiene Henri Pirenne, aveva ormai perso quella coesione interna di cui godeva antecedentemente alle conquiste del nuovo potere islamico. All’indomani del viaggio di Colombo, il baricentro del sistema geopolitico globale ha iniziato gradualmente a spostarsi verso occidente, incardinandosi nell’Atlantico. In tale circostanza le collettività che si affacciavano su quest’oceano aumentarono il loro potere relativamente ai soggetti geopolitici mediterranei, esito del suddetto mutamento. Accrebbe dunque il ruolo degli oceani nel sistema geopolitico che andava delineandosi. Gli imperi europei tentavano quindi di imporsi su di essi, controllandone i gangli strategici. 

Il Mediterraneo poteva invertire la sua declinante tendenza solamente qualora fosse riuscito a divenire un sistema di collegamento tra queste masse oceaniche. E divenne quasi un imperativo accorciare il tragitto tra l’Europa e l’Asia, visti i crescenti interessi che legava la prima alla seconda. L’apertura del Canale di Suez rese possibile la trasformazione del Mediterraneo da mare interno a “medioceano”, ovvero quadrante marittimo capace di mettere in comunicazione due masse oceaniche – l’Atlantico e l’Indiano – agevolandone i rapporti economici, politici e strategici. Fu solo allora che, mutando la sua funzione, tornò ad assumere una qualche forma di centralità, non più centro politico, ma centro strategico per il controllo e la gestione di altri spazi. 

Le fragilità degli attori che si affacciavano sul Mediterraneo, rispetto allo strapotere che avevano gli imperi esterni che lo percorrevano, configurarono un rapporto di potere asimmetrico, in favore degli attori non rivieraschi, rendendo di conseguenza il Mediterraneo un ganglio vitale sotto il controllo di soggetti esogeni. Solo la Francia, attore bifronte dal punto di vista marittimo, capace di affaccio sull’Atlantico e sul Mediterraneo, era alla portata dell’Inghilterra. Motivo per cui entrambi furono gli attori che più di altri rivaleggiavano per il controllo di questa spazio marittimo, finché Londra si impose su Parigi, corroborando la sua egemonia mediterranea attraverso il controllo degli stretti (Gibilterra e Suez) e delle isole funzionali a tale dominio. 

Nonostante la sua ritrovata centralità, all’indomani del secondo conflitto mondiale, lo spazio terracqueo del Mediterraneo conobbe profondi mutamenti: la crescente rivalità tra blocco sovietico ed americano nel versante settentrionale; i conflitti per l’indipendenza dei collettivi soggetti al potere coloniale nel versante meridionale; la configurazione di un nuovo ordine regionale, che rispecchiava il sistema bipolare a livello globale; l’interminabile conflitto israelo-palestinese. Fenomeni che esacerbavano la faglia mediterranea, sino a bloccarne, in diverse occasioni, uno degli accessi principali, il Canale di Suez. Segno di come l’alta competizione interna al Mediterraneo, andava a sfibrare quelli che sono i vantaggi geografici di questo spazio. Se l’opera di canalizzazione di Suez ne aveva difatti rinvigorito la valenza geostrategica, i conflitti interni lo rendevano di nuovo un mare chiuso, imponendo alle compagnie mercantili di volgere verso il Capo di Buona Speranza per evitare Suez. 

La riapertura del Canale, nel 1975, ha reso nuovamente possibile al Mediterraneo di sfruttare i suddetti vantaggi geografici, tuttavia vi erano delle sfide all’orizzonte. In primo luogo la rapida ascesa delle economie dell’Estremo Oriente aveva spostato il baricentro geoeconomico nel Pacifico. In secondo luogo, la precedente chiusura aveva obbligato le compagnie dello shipping ad aumentare la capacità di carico delle navi, dunque la grandezza delle stesse, per tentare di ridurre gli alti costi di trasporto dovuti all’allungamento del tragitto e al rialzo del prezzo degli idrocarburi. Suez per tornare competitivo doveva provvedere a lavori di allargamento per facilitare il passaggio dei nuovi vettori, a tal fine il governo egiziano si impegnò nell’ampliamento del canale.

Quest’ultimo è stato successivamente ampliato e ammodernato in svariate occasioni, l’ultima tra il 2014 e il 2015. Nel frattempo sono in cantiere nuovi progetti per ulteriori ampliamenti. 

La ritrovata centralità mediterranea si innesta dunque soprattutto sui continui ammodernamenti apportati dal governo egiziano su Suez, che vede nel Canale un’importante fonte di reddito nazionale, ma che genera degli effetti benefici in generale per la geopolitica del Mediterraneo. Ammodernamenti che hanno saputo sfruttare quelli che erano i crescenti legami tra i mercati europei e i centri produttivi dell’Asia orientale. 

Eppure la crisi generatasi allo stretto di Bab el-Mandeb negli ultimi mesi, ha drasticamente diminuito i flussi che fluiscono verso il canale egiziano, obbligando molte compagnie a procedere verso la stessa rotta percorsa durante gli anni delle due guerre israelo-palestinesi. 

Nonostante la vantaggiosa posizione geografica del Mediterraneo e le opere infrastrutturali che lo rendono ancora più competitivo, l’area resta profondamente dipendente dalle fragilità della regione mediorientale. L’importanza geopolitica di quest’ultima, che in molti casi non corrisponde alla forza degli attori politici che vi insistono, genera un’asimmetria che di conseguenza catalizza le attenzioni dei grandi attori. La congenita instabilità e la crescente attenzione di soggetti esogeni, stressa sulle fragilità regionali, colpendo di riflesso l’area mediterranea. L’instabilità dunque si allarga per osmosi, colpendo tanto il fronte terrestre regionale, quanto la dinamicità geoeconomica del fronte marittimo. La risposta israeliana all’attacco del 7 ottobre ha pertanto attivato numerose cellule vicine a Teheran, diffondendo la crisi tra il Siraq e lo Yemen, lambendo la componente marittima del Mar Rosso per mezzo degli attacchi Houthi ai vettori mercantili, erodendo la rinnovata centralità mediterranea. 

Centralità che era stata segnalata dalle crescenti attenzioni soprattutto dei cinesi, che puntavano ad investire nell’area per favorire la loro penetrazione nei mercati europei. Dall’altra parte la Federazione Russa si è spesa profondamente per tornare a contare nel Medio Oriente e di riflesso nel Mediterraneo. Perfino la guerra in Ucraina vive di una componente marittima, Mosca vorrebbe ottenere una maggiore profondità strategica nel Mar Nero, area imprescindibile se si vuole accedere al Mediterraneo da quella posizione. Sembra profilarsi di nuovo uno scenario in cui l’importanza dell’area non corrisponde alla forza degli attori rivieraschi. Si hanno oltretutto due quadranti, Libia e Siraq, sfigurati dall’apparente impossibilità di dipanare questioni che intrecciano diverse scale di analisi, causa dei meccanismi geopolitici citati pocanzi. Se è vero che l’importanza geoeconomica e l’aumento di interesse di attori esterni fanno acquisire al Mediterraneo centralità geopolitica, grazie al suo ruolo di medioceano, l’aumento dell’entropia nel versante sudorientale svilisce i fattori che lo rendono un quadrante strategico. A tutto ciò si sommano, in ultima analisi, le differenti strutture economiche e demografiche tra nord e sud. Se abbiamo asimmetrie economiche che vedono il nord prevalere sul sud, a livello demografico il rapporto si inverte, generando ulteriore disordine in uno dei quadranti marittimi più trafficati.

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