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TematicheItalia ed EuropaFontana e il triangolo con Ungheria e Balcani

Fontana e il triangolo con Ungheria e Balcani

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Il presidente della Camera ospite d’onore della riunione dei presidenti dei Parlamenti del Sudest europeo sull’allargamento ai Balcani occidentali. “Sarebbe un importante valore aggiunto sia per la stabilità dell’area sia per le sfide che riguardano noi tutti”, dice Lorenzo Fontana.

La missione internazionale più politica di Lorenzo Fontana nel suo primo anno da presidente della Camera è sicuramente quella conclusa da poche ore in Ungheria. Una partecipazione a un consesso istituzionale che però di cerimoniale ha avuto ben poco con l’Italia ospite d’eccezione. A casa di Orbán il tema era quello dell’allargamento dell’Unione europea ai Balcani occidentali.

Il summit ungherese ha affrontato vari filoni che toccano il presente e il futuro dell’Italia, dell’Europa e del fronte sovranista. Partiamo proprio da quest’ultimo, che parrebbe abbastanza sfilacciato dopo la guerra in Ucraina. A infliggergli un’ulteriore colpo poi la sconfitta di Morawiecki in Polonia poche settimane fa. Una sconfitta parziale però, se si pensa che il PiS resta il primo partito polacco, e dunque peserà molto in chiave Europee e nel prossimo assetto continentale.

Visegrad insomma resta viva, anche se non potrà presto contare sull’asse Orbán-Morawiecki in Consiglio europeo. E si mette alla prova proprio sul tema dell’allargamento, su cui cerca anche la sponda dell’Italia. Quella di Giorgia Meloni certo. Le cui affinità con l’Albania di Edi Rama non sono certo mai state celate. Ma anche quella della Lega, oggi nel gruppo Identità e democrazia ma domani chissà. E così la presenza di Lorenzo Fontana – unico ospite d’onore a Budapest – per la riunione dei Presidenti dei Parlamenti dei Paesi del Sudest europeo è strategica.

“L’allargamento dell’Unione Europea ai Balcani occidentali sarebbe un importante valore aggiunto sia per la stabilità dell’area sia per le sfide che riguardano noi tutti”, ha spiegato il numero uno di Montecitorio nel suo intervento ungherese. “Più in generale – ha aggiunto – si tratterebbe della conclamazione di un riequilibrio, in cui il primato della politica riassumerebbe il proprio ruolo in un’Europa che finora è stata forse troppo concentrata sull’economia”.

A volere la pattuglia balcanica all’interno dell’Unione non sono certo solo Italia e Ungheria. E non sono solo le forze conservatrici, oltre tutto. Ma è chiaro che se vanno individuate delle resistenze c’è da cercare altrove, soprattutto nel Centronord  dell’Europa. Al momento l’unica obiezione formale l’ha posta la Bulgaria nei confronti della Macedonia del Nord, si vedrà nel percorso se altre ne verranno messe sul tavolo.

Italia e Ungheria non la pensano allo stesso modo su tutto. Orbán è profondamente scettico sull’allargamento all’Ucraina e – in subordine – alla Moldova (lo dimostra l’assenza del presidente del Parlamento ungherese all’evento organizzato a Chisinau poche settimane fa). Mentre è un interlocutore di Vučić e della Serbia. Lo stesso non si può dire di Meloni e dell’Italia. Roma e Budapest sono amici, ma non gemelli. Quello che muta non è solo l’atteggiamento nei confronti di Zelensky ma anche nei confronti degli Stati Uniti. La partnership atlantica del nostro Paese è solidissima. E questo spiega diverse scelte del primo anno dell’esecutivo italiano.

Come detto, allargare l’Unione europea alle democrazie balcaniche non è certo l’istanza di una piccola parte. Resta però il fatto che il commissario europeo all’allargamento è l’ungherese Olivér Várhelyi, presente all’iniziativa di Budapest, assieme ai vari speaker balcanici. Marinko Cavara dalla Bosnia-Erzegovina, Glauk Konjufca dal Kosovo, Andrija Mandic dal Montenegro, Vladimir Orli dalla Serbia, Talat Xhaferi dalla Macedonia del Nord ed Ermonela Valikaj, vicepresidente del Parlamento albanese, oltre tutto unica donna presente. La scelta dell’invito all’Italia quindi non è spiegabile come semplice cortesia cerimoniale. Non c’erano altri Paesi mediterranei non balcanici, né tanto meno altre realtà dell’Est Europa. È stata una precisa scelta geopolitica.

Come hanno annunciato entrambe le parti c’è stato anche un bilaterale fra Fontana e Orban a margine dei lavori. Il primo ministro ungherese ha espresso “preoccupazione per la crescente pressione migratoria illegale su Italia e Ungheria, in particolare lungo la rotta balcanica”, come ha detto il suo portavoce Zoltan Kovacs. “Entrambi i paesi – ha spiegato – sono impegnati a fermare l’immigrazione clandestina rafforzando le frontiere esterne dell’Ue e sviluppando politiche di rimpatrio più efficaci”. Orban ha quindi ribadito che “l’Italia è uno dei nostri più importanti alleati” e che la cooperazione tra i due Paesi è considerata “cruciale a livello bilaterale, in Ue e in seno alla Nato. I due paesi condividono vicinanza geografica, radici storiche e visioni simili su questioni ideologiche e sociali”. Ed ecco il triangolo: Italia, Ungheria e Balcani occidentali.

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