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Finlandia, l’ingresso nella Nato e l’eredità di Sanna Marin dopo le elezioni

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Il ritorno della guerra in Europa induce la Finlandia ad abbandonare la storica postura neutrale per unirsi all’Alleanza atlantica. Helsinki si schiera con decisione tra i sostenitori della causa ucraina e per la difesa dell’ordine internazionale contro le spinte degli attori revisionisti. Sanna Marin, artefice della nuova postura del Paese, esce sconfitta dalle elezioni.

Dopo aver intrapreso l’invasione su larga scala dell’Ucraina nel febbraio 2022, la Russia ha assistito a diversi sviluppi imprevisti nell’ambito dello scenario europeo. Tra questi si registra senza dubbio la clamorosa decisione di Finlandia e Svezia di optare per l’ingresso nella NATO. Un processo che, per quanto riguarda Helsinki, è giunto al termine con successo: il 4 aprile 2023, infatti, passerà alla storia per l’ingresso del Paese scandinavo nell’Alleanza Atlantica.

Un passaggio storico che, nelle cronache finlandesi, segue di pochissimo la tornata elettorale che ha avuto luogo il 2 aprile. Le elezioni parlamentari hanno visto la sconfitta del Partito Social-Democratico del Primo Ministro uscente, Sanna Marin, artefice della scelta di Helsinki di superare lo status di neutralità e di aderire alla NATO. Una decisione che, tuttavia, è stata condivisa da una larghissima maggioranza nello scacchiere politico finlandese, al punto da non costituire un significativo elemento di discussione nel corso della campagna elettorale, incentrata invece sul tema della gestione dei conti pubblici del Paese. Ciò ha determinato il successo della Coalizione Nazionale di Petteri Orpo (centrodestra, 20,8%), nonché il risultato significativo del partito dei Veri Finlandesi di Riikka Purra (estrema destra, 20,1%). Solo terzo, con il 19,1%, il partito di Marin; anche gli alleati di quest’ultima nell’esecutivo uscente (Verdi, Sinistra e Centro) hanno perso terreno. In questa situazione, spetterà a Orpo lavorare alla nascita di una coalizione destinata a prendere in mano le redini del governo del Paese.
L’azione di Marin in politica estera, segnata dall’ingresso nella NATO ma anche dal netto sostegno all’Ucraina contro l’aggressione del comune vicino russo, ha tracciato tuttavia un solco lungo il quale il leader vincitore ha affermato di voler proseguire.

Il ruolo della Finlandia prima del 2022

Una svolta notevole che, tuttavia, si colloca in un quadro di avanzata integrazione politica con l’Europa e di cooperazione in materia di difesa con un numerosi partner. 

Dopo la fine della Guerra Fredda, durante la quale Helsinki non si schierò dal punto di vista militare in nessuno dei due blocchi contrapposti, la Finlandia ha mantenuto una postura di non allineamento, pur compiendo una scelta rilevante con l’ingresso nell’Unione Europea e ancorandosi, in senso politico, all’Occidente.
Il Paese ha perseguito l’obiettivo di preservare la propria indipendenza e integrità territoriale attraverso il mantenimento di robuste capacità di difesa, la cui solidità è testimoniata da vari indicatori. Un dato di spicco è certamente costituito dall’elevato numero di riservisti, in virtù del sistema di coscrizione obbligatoria vigente. La popolazione finlandese, poi, si distingue per l’elevata disponibilità a difendere il Paese, come mostrato da un sondaggio del 2021 nel quale l’84% degli intervistati si è espresso in questo senso. Si colloca in questo contesto l’adozione di un approccio inclusivo alla sicurezza, riassunto dal concetto di Comprehensive Security: Helsinki mira a salvaguardare le funzioni vitali della società attraverso la cooperazione tra autorità, cittadini e altri soggetti quali imprese e ONG, incrementando il livello di resilienza di fronte alle minacce più varie.
Si registra, infine, una spesa militare già in linea con i parametri NATO, avendo raggiunto il 2% del PIL grazie a un netto incremento tra il 2020 e il 2021; il governo, inoltre, nella primavera 2022 ha varato un’ulteriore crescita della spesa di oltre 2 miliardi, confermando così la tendenza al rialzo.

La Finlandia ha anche costituito una solida rete di cooperazione in materia di difesa, a livello sia bilaterale sia multilaterale. In ambito bilaterale, gli Stati Uniti hanno rappresentato un attore di grande importanza per Helsinki (si consideri, per esempio, il recente accordo per l’acquisto di 64 caccia F-35), così come Norvegia e Svezia nell’ambito della regione nordica.
In ambito multilaterale, poi, la cooperazione di Helsinki ha avuto luogo in contesti come UE e NATO (nel 2014 il Paese è stato incluso tra i NATO Enhanced Opportunity Partners insieme alla Svezia), ma anche in gruppi minori quali NORDEFCO (Nordic Defence Cooperation), FNC (Framework Nations Concept), European Intervention Initiative (EI2) e JEF (Joint Expeditionary Force).

Verso l’ingresso nell’Alleanza Atlantica

Già nel Government’s Defence Report del 2021 il governo di Helsinki ha preso atto di un ambiente internazionale caratterizzato da una tensione crescente, con la messa in discussione dell’ordine internazionale basato sulle regole. È stato anche sottolineato il ruolo svolto in questo senso dalla Russia, interessata a imporre in Europa un regime di sicurezza basato sulle sfere di influenza e pronta a utilizzare la forza militare per perseguire i propri obiettivi.
Nelle pagine successive è stato inserito anche un riferimento alla cosiddetta “NATO option”, in virtù della quale la Finlandia si sarebbe riservata di avanzare la richiesta di ingresso nell’Alleanza qualora le circostanze lo avessero reso opportuno. Questo concetto è stato espresso chiaramente anche dal Presidente Sauli Niinistö nel suo discorso di Capodanno a fine 2021, mentre in Europa orientale crescevano le tensioni e iniziava a profilarsi l’aggressione russa nei confronti dell’Ucraina.

Dopo l’inizio dell’invasione delle truppe di Mosca del 24 febbraio 2022, nel panorama finlandese si è registrato un deciso spostamento dell’opinione pubblica in favore dell’adesione all’Alleanza. Principale interprete di questo indirizzo, condiviso largamente anche all’interno dell’arco parlamentare, è stata la Prima ministra Sanna Marin, la quale si è subito schierata a supporto della causa ucraina scegliendo di aiutare Kiev anche attraverso aiuti militari. La prima svolta è arrivata il 12 maggio, quando Marin e Niinistö hanno ufficialmente dichiarato l’intenzione da parte della Finlandia di unirsi all’Alleanza.
Ciò ha segnato la fine di una politica estera “bilanciata” nell’ambito della quale, alla cooperazione con l’Occidente, si univa il mantenimento di un dialogo con la Russia, la quale ha naturalmente accolto in modo negativo la mossa del governo finlandese. Questo, tuttavia, ha inteso privilegiare le proprie esigenze di sicurezza, come mostrato chiaramente anche dalla decisione di costruire una barriera protettiva nel lungo confine che separa il Paese nordico dalla Russia.
Mercoledì 29 giugno, in occasione del Summit di Madrid, i membri NATO hanno ufficialmente invitato Finlandia e Svezia a unirsi all’alleanza. Ciò dopo la conclusione di un memorandum di intesa tra Helsinki e Stoccolma da una parte e la Turchia dall’altra, volto a superare il veto di Ankara dettato soprattutto dalla presenza nei Paesi candidati di personalità accusate di terrorismo da parte turca. Il successivo 5 luglio, poi, sono stati firmati a Bruxelles i protocolli di accesso di Finlandia e Svezia da parte degli ambasciatori presso la NATO, alla presenza dei Ministri degli Esteri dei due Paesi.
È cominciato, a questo punto, il processo di ratifica dei protocolli da parte dei parlamenti degli Stati membri. Quanto all’Italia, ciò si è verificato il 3 agosto 2022; già il 18 maggio, Sanna Marin si era recata a Roma per un incontro ufficiale con il suo omologo italiano Mario Draghi, incassando il supporto italiano per l’ingresso di Helsinki nell’Alleanza.
Le ratifiche hanno avuto luogo senza intoppi salvo che in Ungheria, dove la ratifica è stata a lungo rimandata ufficialmente a causa dell’assenza di spazi nell’agenda parlamentare, e soprattutto in Turchia; l’opposizione di Ankara, tuttavia, è stata dettata soprattutto dai problemi nelle relazioni con la Svezia, come testimoniato dalle tensioni verificatesi nel gennaio 2023.
Nel mese di marzo, di conseguenza, Helsinki ha preso atto della necessità di effettuare il proprio ingresso nella NATO per prima, senza la Svezia, pur continuando a sostenere l’aspirazione di Stoccolma a diventare membro dell’Alleanza in tempi brevi. Il 28 marzo è arrivato il via libera del parlamento ungherese; infine, anche la Turchia ha aperto la porta all’ingresso della Finlandia, ratificando il protocollo di accesso la sera del 30 marzo, pochi giorni dopo una visita di Niinistö ad Ankara. Con questo passaggio sono stati rimossi gli ultimi ostacoli all’ingresso di Helsinki nella NATO.

L’eredità di Sanna Marin

Come si evince dal discorso di Sanna Marin in occasione della Conferenza sulla sicurezza di Monaco di quest’anno, la scelta finlandese è stata dettata non solo da una necessità di salvaguardare la propria posizione dal punto di vista della sicurezza, ma anche da un’esigenza più vasta di agire in difesa dell’ordine internazionale basato sulle regole, direttamente minacciato dall’invasione russa dell’Ucraina. La Finlandia, adottando una postura attiva e sotto la guida di una figura carismatica a livello internazionale come quella di Marin, si è così ritagliata un inedito ruolo di protagonista nello scenario europeo, schierandosi tra gli attori più decisi a sostenere Kiev contro l’aggressione di Mosca ed evidenziando la necessità di svincolare il continente europeo da dipendenze critiche come quella creatasi in ambito energetico proprio con la Russia fino allo scorso anno.

Allo stesso tempo, la mossa di Helsinki ha evidenziato come, per molti versi, la decisione di Mosca di attaccare l’Ucraina abbia costituito un boomerang, finendo per rafforzare e compattare la NATO dopo una fase in cui alcuni leader europei, anche di primo piano, sono giunti a metterne in discussione la vitalità e l’adeguatezza rispetto alle circostanze soprattutto del decennio passato.

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