Fincantieri rafforza la “pista atlantica” della Difesa italiana

Fincantieri, che per vocazione e interessi è stata a lungo considerata l’ala “europeista” della Difesa italiana, vince un’importante commessa negli USA: la pista atlantica risulterà la più promettente per un comparto industriale decisivo sul piano geopolitico?

Fincantieri rafforza la “pista atlantica” della Difesa italiana - Geopolitica.info

Negli scorsi mesi la Difesa italiana è stata a lungo divisa sulle priorità da dare al suo posizionamento nelle grandi catene del valore industriale, strategico e politico che attraversano il settore su scala globale.

Il dilemma della Difesa italiana

Le cordate dominanti appaiono due. Da un lato, la strada di una crescente integrazione nelle filiere di stampo “atlantico”, ruotanti attorno all’asse Usa-Regno Unito; dall’altro la partecipazione a un più serrato rafforzamento di un’industria comune europea. Roma ha saputo, in questo settore, giocare a lungo su entrambi i campi. Presidio della vocazione “atlantica” è da tempo Leonardo, in cui il legame con la Nato è stato considerato strategico durante l’intera gestione dell’ad Alessandro Profumo. La strategia di integrazione strategica con il comparto navale francese ha invece portato Fincantieri, nel periodo di direzione dell’attuale ad Giuseppe Bono a scommettere con maggior forza sulla possibilità di una galassia europea della difesa autonoma. 

Le ragioni per giocare su due fronti

Ambiti industriali quali la componentistica militare, la portata dei progetti di lungo periodo, le eccellenze italiane nei sistemi elettronici e il forte impulso dato dal settore aeronautico, spingono perché l’Italia approfondisca il suo ruolo nella cooperazione con l’industria anglo-americana della Difesa. Storicamente, invece, la cantieristica navale è maggiormente europeista, come dimostra la prospettiva aperta dagli accordi tra Fincantieri e la francese Naval Group che, prescindendo dalle questioni politiche, sulla carta rispondono a una ratio condivisibile: Fincantieri è più specializzata sugli scafi, Naval Group sui sistemi integrati interni. A cavallo tra i due settori si colloca lo spazio: in Europa l’Italia si sta conformando sempre di più al ruolo di grande player del settore dell’esplorazione spaziale, cavalcando la crescita del ruolo di aziende dinamiche come Avio, mentre Leonardo, il maggior player italiano della Difesa, ha abilmente espanso le sue attività anche nel settore oltre oceano inserendosi nel programma NorthStar Earth & Space.

La Us Navy premia Fincantieri

Fincantieri, però, può portare a uno spostamento dell’ago della bilancia. La vittoria del gruppo triestino nel bando indetto dalla Marina statunitense per la fornitura di dieci fregate alla flotta a stelle e strisce cambierà gli equilibri? La scelta di Marinette Marine Corporation, partecipata di Fincantieri Marine Group, per la costruzione delle nuove unità della Us Navy certifica l’affidabilità e la qualità della progettazione italiana, le prospettive crescenti dell’export navale italiano (già testate con successo in Medio Oriente) e le certezze di un notevole valore aggiunto dalla partecipazione alle catene del valore e alle strategie industriali di matrice atlantica.

La vittoria nel bando da oltre 5 miliardi di dollari della Us Navy dà il via ad una relazione strategica che durerà per tutto il decennio. Come sottolinea Analisi Difesasi “prevede una progettazione e costruzione destinata a concludersi con la consegna dell’unità capoclasse nel luglio 2026 mentre la seconda il cui contratto dovrebbe essere assegnato a distanza di un anno, dovrebbe essere consegnata dopo 5 anni e mezzo”. L’equivalente per integrazione, durata e prospettive operative, della scelta della Difesa per il programma aeronautico di stampo britannico “Tempest” sul caccia di sesta generazione, altro campo d’azione in cui il fronte atlantico ha garantito maggiore libertà operativa all’Italia. “Tempest” garantisce all’Italia più certezze in termini di coinvolgimento dell’apparato militare-industriale rispetto al progetto concorrente, il franco-tedesco FCAS, dove Leonardo e le altre aziende consociate avrebbero dovuto competere con Dassault e gli altri campioni nazionali d’Oltralpe per commesse che a Parigi sono valutate di primaria importanza. Sia Tempest che il programma Fincantieri negli USA, poi, si ripropongono di durare nel tempo, fornendo una certezza di coinvolgimento industriale, indotto economico ed occupazione a lungo termine in un settore che, è bene ricordarlo, è fortemente condizionato dalla lunga durata dei programmi industriali e dalla necessità di ricevere flussi di cassa regolari.

Cosa favorisce la “pista atlantica”

Ad aumentare la proiezione della Difesa italiana verso i lidi atlantici sono gli atteggiamenti scostanti a cui l’industria italiana va incontro nel contesto europeo. Nel consorzio Fincantieri-Naval Group, ad esempio, i francesi stanno cercando di marginalizzare un gioiello dell’industria della Difesa italiana come Orizzonte Sistemi Navali, a favore di “campioni nazionali” transalpini come Thales. Una scelta di campo maggiormente orientata all’asse Usa-Regno Unito avrebbe, paradossalmente, effetti strategici sulla capacità d’azione italiana verso i partner europei, perché aprirebbe a Roma gli spazi per alzare la posta ai tavoli negoziali e segnalare la minore disponibilità a subire manovre di accerchiamento e persuasione quali quelle condotte dalla Francia su Avio nelle scorse settimane.  All’inizio della fase di crisi legata all’epidemia di coronavirus, infatti, Parigi è arrivata a proporre l’opzione di una crescente integrazione tra il comparto aerospaziale nazionale e quello italiano definendo, per bocca del ministro dell’Economia Bruno Le Maire “indispensabile” un avvicinamento tra Avio e la transalpina Arianegroup e ventilando l’ipotesi di una fusione. Come sottolineato da Marcello Spagnulo su Formiche, tale manovra ha in sé sotteso l’obiettivo di mantenere stabile la leadership francese nel campo dei lanciatori spaziali, nuova frontiera di competizione per l’industria italiana, che con il “Vega” di Avio ha messo in campo un concorrente di primo livello per Ariane. Tutto ciò dimostra, secondo Spagnulo, come “la strategia francese si dipani, in maniera peraltro trasparente, tra una logica di federazione comunitaria e di mantenimento della propria leadership”.

Il contesto strategico è in continua evoluzione: per l’industria della difesa italiana diventa sempre più plausibile l’idea che le prospettive su scala continentale diventino sempre meno promettenti rispetto a quelle aperte a lungo raggio dalla collaborazione con i partner esterni all’Unione. Il partenariato strategico con le aziende “atlantiche” non è certificato solo da Tempest e dalla presenza costante di Leonardo oltre Manica, ma è già stato valorizzato dagli Stati Uniti sia in passato (basti pensare al successo avuto dalla Beretta M9 nell’esercito di Washington) che in tempi più recenti, dimostrato dalla scelta dell’ex Finmeccanica come appaltatore di una nuova flotta di elicotteri alla Us Navy. 

In una fase di acuta incertezza economica e industriale come quella che il mondo si prepara a vivere nei prossimi mesi, il settore della Difesa aumenta la sua rilevanza a tutto campo: risulterà fondamentale curare con attenzione ogni contratto e ogni obiettivo nel settore valutandone con importanza le ricadute geopolitiche e quelle relative all’occupazione e al valore aggiunto: nel contesto del bivio della Difesa italiana, in questa fase, la pista atlantica sembra essere quella più promettente sul lungo periodo.