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L’evoluzione dei Servizi Segreti italiani: verso una nuova riforma organizzativa?

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Nel corso della sua storia, l’intelligence italiana ha subito una serie di radicali modifiche dal punto di vista strutturale, seguendo un’impostazione tipicamente anglo-americana ed un assetto duale. Le attuali trasformazioni del sistema internazionale, riguardanti in particolare sicurezza e difesa, potrebbero però portare al superamento del sistema nato con la Legge 124/2007.

Il sistema del “doppio binario”

In linea con molti altri paesi europei, per molto tempo anche il comparto intelligence italiano è stato strutturato sulla base del cosiddetto modello “a doppio binario”: in altre parole, un sistema composto da una branca di natura militare ed una civile, operante all’interno del territorio nazionale con funzioni prevalentemente legate al controspionaggio. L’intelligence militare italiana affonda le sue origini nel 1863, anno di creazione dell’Ufficio Informazioni dello Stato Maggiore del Regio Esercito: affidato al Colonnello Edoardo Drinquet, venne impiazzato nel 1927 dal Servizio Informazioni Militari (SIM) e nel 1949 dal Servizio Informazioni Forze Armate (SIFAR). Il comparto venne successivamente riorganizzato con la nascita prima del Servizio Informazioni Difesa (SID), e poi del Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare (SISMI). Interessante notare come fino al 1977 le 3 Forze Armate (Esercito, Marina ed Areonautica) avessero a disposizione un Servizio Informazioni Operazioni e Situazione (SIOS) ciascuno, poi confluiti nel Reparto Informazioni e Sicurezza dello Stato Maggiore della Difesa.                                                                     

Per quanto riguarda invece il ramo civile dell’intelligence, già ad inizio ‘900 era stato costituito un Ufficio Centrale di Investigazione (UCI). Quando Mussolini prese il potere venne istituita la Divisione Affari Generali e Riservati (DAGR), composta da una Sezione Ordine Pubblico, una Sezione Stranieri, un Casellario Politico Centrale e diversi ispettorati speciali di Polizia (inclusa la famigerata OVRA, responsabile dell’omicidio di oppositori politici come i fratelli Rosselli). Quando la Seconda Guerra Mondiale terminò, molti dei membri della DAGR saranno reintegrati nel Servizio Informazioni Speciali (SIS), affiancato 2 anni dopo dall’Ispettorato Generale per l’Azione contro il Terrorismo (IGAT). Infine, con la Legge 801/1977 venne creato il Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica (SISDE).

La Legge 124/2007

L’attuale assetto organizzativo del comparto intelligence si basa sulla Legge 124/2007 : si tratta di una riforma estremamente innovativa, in quanto l’idea del “doppio binario” non si riferisce più ad una distinzione tra ambito civile e militare, quanto piuttosto a quella tra sicurezza interna ed esterna. Il neo-costituito Sistema d’Informazione per la Sicurezza della Repubblica (SISR) prevede infatti la presenza di due diverse Agenzie: l’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna (AISI) e l’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna (AISE). La novità più significativa è rappresentata dal fatto che, mentre in passato SISMI e SISDE rispondevano rispettivamente al Ministero della Difesa e al Ministero dell’Interno, ora la responsabilità dell’operato di AISI ed AISE ricade interamente nella figura del Presidente del Consiglio, a tutti gli effetti la figura apicale del SISR. La scelta di tale modello organizzativo è stata giudicata dai legislatori come il modo più efficace per ridurre potenziali sovrapposizioni e, al contempo, garantire che l’operato dell’intelligence sia quanto più conforme possibile ai principi democratici contenuti nella Costituzione: in altre parole, si tratta di un meccanismo specificatamente creato per limitare la possibilità che si verifichino “deviazioni”, come ad esempio il dossieraggio non autorizzato dell’opposizione, depistaggi condotti nei confronti dell’autorità giudiziaria o ancora la creazione di una vera e propria polizia segreta.

Per lo stesso motivo, si è proceduto anche alla creazione del Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (COPASIR), organo con funzioni consultive composto da 5 senatori e 5 parlamentari che va a sostituire l’ex Comitato Parlamentare di Controllo sui Servizi Segreti (COPACO). Il COPASIR riceve dal Presidente del Consiglio una relazione semestrale sull’attività di AISE ed AISI, e a sua volta è tenuto a presentarne una annuale al Parlamento, inoltre il suo Presidente è sempre un esponente dell’opposizione: quest’ultimo è un dettaglio assolutamente rilevante per quanto riguarda la coerenza e la continuità d’azione dei Servizi, soprattutto considerando che in media gli esecutivi tendono ad essere incostanti e di breve durata, e che ogni volta che si forma un nuovo governo i vertici delle 2 Agenzie vengono spesso sostituiti.                                                                                                                                                              Un ruolo assolutamente cruciale nel coordinare AISE, AISI, Presidente del Consiglio e Forze dell’ordine è poi quello del Dipartimento Informazioni e Sicurezza (DIS), che eredita le funzioni precedentemente affidate al Comitato Esecutivo per i Servizi di Informazione e Sicurezza (CESIS). L’importanza del DIS è data anche dalle sue competenze in merito alla tutela amministrativa del segreto di Stato: le riforme più significative che si sono susseguite in tal senso hanno riguardato tanto la sua apposizione (ad esempio, esso non è invocabile in caso di fatti eversivi dell’ordine pubblico o episodi di terrorismo e mafia) quanto la sua durata (attualmente di 15 anni, eventualmente prorogabili per altri 15).                                                           

I Servizi Segreti di domani: verso una nuova intelligence?

Sono passati ben 16 anni dall’ultima grande riorganizzazione dell’intelligence, e sono in molti a domandarsi se forse sia il caso di ripensare l’architettura del sistema informativo nazionale. A tal proposito, bisogna necessariamente tenere conto del fatto che apportare modifiche sostanziali al comparto è un’operazione estremamente delicata: questo è dovuto al fatto che, nel periodo immediatamente successivo all’adozione di una riforma del sistema, il sistema stesso non può che veder ridotta la sua capacità complessiva di svolgere efficacemente i compiti assegnatogli. Proprio in virtù della funzione assolutamente cruciale svolta dall’intelligence, limitare le sue capacità effettive sarebbe alquanto pericoloso: il sistema-Paese sarebbe insomma maggiormente esposto a minacce di varia natura, soprattutto considerando lo scenario internazionale altamente conflittuale nel quale viviamo. Non sorprende, dunque, che il sistema informativo sia stato riorganizzato solo in seguito ad eventi particolarmente significativi sul piano della sicurezza: la Legge 801/1977 venne approvata in seguito agli attentati terroristici legati alla strategia della tensione, la Legge 124/2007 in seguito alla fine della Guerra Fredda e agli attentati alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001.

La possibilità di una nuova riforma organizzativa, tuttavia, non è così improbabile. Ad esempio, l’Autorità Delegata Alfredo Mantovano ha più volte sottolineato come il Governo stia lavorando da tempo ad una proposta di legge in grado di rendere il SISR più adatto ad operare in un contesto internazionale completamente diverso da quello del 2007: si pensi ad esempio al ritorno della “guerra guerreggiata” in Ucraina, nonchè alla distinzione sempre meno valida tra sicurezza interna ed esterna causata dall’avvento delle nuove tecnologie informatiche. Ecco quindi che uno scenario altamente plausibile è innanzitutto un ulteriore rafforzamento delle capacità cyber: del resto la cybersecurity e la protezione delle infrastrutture critiche sono al centro del Decreto Monti (2013), del Decreto Gentiloni (2017) e della creazione del Perimetro di Sicurezza Nazionale Cibernetica durante il governo Conte, per non parlare della creazione dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. A sua volta questo implica nuovi meccanismi di reclutamento, che vadano a rafforzare la collaborazione con Università e centri di ricerca: pochi mesi fa era stata indetta ad esempio una ricerca mirata del personale, con particolare attenzione alla crittoanalisi, alla fotointerpretazione di immagini satellitari e alle tecniche di machine learning per il riconoscimento biometrico. Sembra inoltre che si voglia porre particolare attenzione alla tutela del settore economico, scientifico ed industriale, di assoluta rilevanza strategica: si pensi al caso Pirelli, dove il governo è intervenuto esercitando il cosiddetto Golden Power.

Infine, va sottolineato come un restyling vero e proprio dell’intelligence comporterebbe molto probabilmente la necessità di riformare anche uno degli aspetti più delicati dell’intero sistema: si tratta delle cosiddette garanzie funzionali, che esonerano da responsabilità penale gli agenti che, nello svolgimento delle proprie attività istituzionali, debbano compiere azioni configurabili come reato. Le garanzie funzionali giocano un ruolo di primo piano nel bilanciare gli interessi nazionali con la salvaguardia dei diritti fondamentali dei cittadini, ma non sono certo immuni a critiche e problematiche di diverso tipo: ad esempio non è ben chiaro come mai il potere di concedere tali autorizzazioni spetti al Presidente del Consiglio, non essendo egli stesso autorizzato a commettere reati, ne quanto tali norme siano realmente applicabili. La situazione si complica ulteriormente se consideriamo anche il coinvolgimento di organismi di para-intelligence, categoria che comprende ad esempio il Raggrupppamento Operativo Speciale (ROS) e la Direzione Investigativa Antimafia (DIA).

In sintesi, quindi, è altamente improbabile che un’eventuale riforma dell’intelligence vada ad alterarne in modo sostanziale l’attuale struttura binaria: al contrario, possiamo aspettarci il potenziamento di strutture preesistenti (in primis il DIS ed il COPASIR), la creazione di ulteriori organi di coordinamento ed una nuova normativa riguardante il segreto di stato. Questo permetterebbe di creare un’intelligence più efficace e più trasparente nei confronti delle istituzioni e dei cittadini che è chiamata a difendere, senza suscitare però tutta quella serie di dubbi e timori che, per ragioni politiche, storiche e culturali, hanno da sempre accompagnato la proposta di adozione di un sistema unico e centralizzato. Quella che sembra profilarsi all’orizzonte è dunque un’intelligence sicuramente più moderna ed efficace, ma che non può certo definirsi “nuova” sotto il profilo organizzativo.

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