EUTM RCA: quale sicurezza e stabilità in vista di nuove elezioni?

EUTM RCA (European Training Mission in Central African Republic) nasce dalla conclusione del mandato della precedente operazione militare, EUFOR RCA, la quale in meno di un anno dal suo dispiegamento riuscì ad evitare, insieme ad altre missioni internazionali, che la guerra civile nel Paese degenerasse in una situazione irrecuperabile. In vista delle elezioni di questo dicembre, il Paese, ancora lontano dall’essere pacificato, rischia di ricadere in un vortice di instabilità che la missione europea non sarebbe in grado di gestire. Il caso della Repubblica centrafricana è una perfetta cartina al tornasole dei problemi strutturali ma anche delle potenzialità dell’operato internazionale europeo.

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High risk, high reward

Le tensioni del 2012 portarono le forze filogovernative ed una colazione di milizie d’opposizione sotto il nome di Seleka a scontarsi in quella che presto divenne una nuova guerra civile. Nel 2013 questo portò al dispiegamento di truppe da parte della Francia e dell’Unione Africana per cercare di normalizzare la situazione e proteggere i civili. Una volta arrivati sul campo, però, la situazione che si presentò agli occhi dei francesi fu ben peggiore di quella preventivata. Per questo, la Francia, nel suo doppio ruolo di membro permanente del Consiglio di sicurezza ed attore decisivo nell’Unione, si fece carico dell’iniziativa di lanciare una missione di supporto nell’area, EUFOR RCA, per l’appunto. In sostanza l’arrivo europeo non solo avvenne in ritardo ma anche sotto circostanze decisamente avverse, potenzialmente la missione europea più pericolosa mai lanciata, con un mandato che permetteva l’uso della forza in protezione della popolazione civile su autorizzazione del Consiglio di sicurezza (Ris. 2134, 2014). Il mandato della missione nonostante l’eccezionalità della situazione presentava dei limiti non indifferenti in numero (solo 750 unità) e prevedeva un’esecuzione del mandato in un ristretto arco spaziale e temporale.

Nonostante la pericolosità e la sfida posta dal mandato, ben pochi Stati membri sentirono la necessità di supportare la missione con la Francia che praticamente provvedeva a fornire la maggior parte delle forze. Il mandato europeo essenzialmente era stato usato dalla Francia per forzare il Consiglio di sicurezza al fine di mandare una missione di supporto con compiti ed ambizioni molto limitati. Ci si domanda quindi se non in una situazione di crisi umanitaria così gravosa, quando dovrebbero essere usati i battaglioni europei? Una delle risposte che si dà Thierry Tardy è che la concomitante crisi Ucraina abbia attirato tutte le attenzioni politiche e diplomatiche su di se, lasciando la questione Centroafricana un affare prettamente francese. EUFOR RCA nel suo anno di dispiegamento riuscì ad assolvere completamente al mandato assegnatole permettendo tramite la sua ritirata, nel 2015, di dispiegare una missione di “traghettamento”, EU Military Advisory Mission in Central African Republic (EUMAM RCA), e poi di lanciare l’attuale missione di addestramento EUTM RCA.

Il mandato

In coordinazione con la missione delle Nazioni Unite MINUSCA, EUTM ha come compito quello di ristrutturare il settore della difesa centrafricano attraverso la formazione di personale operativo, educandolo e dando consulenza strategica, dal 2016 EUTM ha formato quasi sei mila soldati, uomini e donne (factsheet 2019).  La parte di consulenza strategica si base sull’implementazione di documenti programmatici come il Piano di difesa nazionale e il programma di riforma militare (2019-2023) al fine di aggiornare le pratiche e le strategie centrafricane per confrontarsi con le minacce ibride poste dalle milizie regionali. Si prevede di formare cinque battaglioni, quattro terrestri ed uno anfibio, i quali saranno educati al fine di conoscere i principi e le norme del diritto umanitario internazionale nonché le adeguate condotte da seguire durante le operazioni.

La missione è stata rinnovata fino al 2020 con un’estensione dei compiti oltre che al personale operativo anche verso le principali cariche del Paese per una maggiore coordinazione tra il piano civile e militare.

Tra realismo e idealismo

Descrivere le missioni in Repubblica centrafricana un successo dell’Unione europea può però suonare come esagerato e poco corretto. L’impegno francese, politicamente e militarmente, ha definito largamente l’operazione militare in supporto alla popolazione civile ed i successivi aiuti economici di stabilizzazione. La rapidità di esecuzione e formazione delle missioni risulta particolarmente agevolata dalla concomitante crisi in Ucraina, permettendo alla Francia di utilizzare il suo doppio ruolo nelle Nazioni unite ed in Europa senza essere ostacolata da particolari compromessi politici. Si parla di successo di EUFOR in virtù del suo mandato assai circoscritto, una differenza sostanziale rispetto quello di tante altre missioni, ricche di compiti sul medio-lungo periodo difficilmente realizzabili senza un continuativo sforzo anche dei propri partner. Il rischio è che mandati altisonanti in contesti complessi come quello centrafricano o maliano facciano risultare come fallimentari operazioni che per i mezzi a disposizione hanno dato il contributo che potevano. Pensare che esistano missioni che da sole possano cambiare il flusso degli eventi o della situazione socio-economiche di un Paese è un errore idealista che purtroppo è molto presente nei mandati di moltissime di queste. L’approccio realista di EUFOR, pochi compiti ben definiti e la forza necessaria per eseguirli, permette di leggere in retrospettiva questa operazione come uno dei successi dell’Unione, dando larghi meriti per questo alla Francia. Nonostante la situazione nel Paese sia ancora lontana dall’essere pacificata e non vi sia una vera e propria res publica, il fatto che si sia evitato che la RCA diventasse un failed state senza un governo centrale è di per se un successo.

Aspettative realistiche, mandati precisi ed una exit strategy concordata in precedenza sono tutti tratti atipici per la maggior parte delle missioni europee che nell’operazione militare in RCA sono venuti a convergere per una serie di circostanze più che per un rivoluzionario piano strategico. EUTM, invece, vive di queste criticità strutturali, avendo un mandato con progetti ambiziosi senza disporre dei mezzi per poterli portare a termine, tant’è che il governo centrale ancora controlla meno del 50% del territorio.


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Nuove elezioni, stessi problemi

Politiche e progetti per migliorare le capacità di difesa e sicurezza sono un primo mattone per ricostruire le fondamenta di una nazione. Senza sicurezza non c’è economia, senza economia non c’è welfare e così via, invertire questo circolo vizioso però è più facile a dirsi che a farsi. Progetti come EUTM RCA sono essenziali ma sono una goccia nel mare, l’investimento che andrebbe fatto in termini militari ed economici per stabilizzare una nazione come la RCA che si trova immersa in una serie di crisi ataviche è forse impensabile persino per l’Unione europea. La spirale negativa di cui oramai è vittima la nazione da decenni potrebbe, in vista delle prossime elezioni, subire una nuova accelerazione. Permane la stagnazione economica in una delle nazioni più povere del pianeta ed il disarmo dei gruppi armati è ad un punto morto. L’embargo d’armi (Ris. 2127, 2013) e la ristrettezza delle possibilità dell’esercito nazionale, vincolato dai mandati e budget delle missioni in loco, pone in una posizione estrema fragilità le autorità statali in vista delle elezioni di questo inverno. EUTM RCA potrebbe, analogamente a quanto successo in Mali, dover essere sospesa se le cose degenereranno.

Edoardo Del Principe

Geopolitica.info