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Dall’Intermarium al Trimarium. L’Europa centro-orientale tra nuove iniziative e vecchi schemi

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Il concetto dell’Intermarium, letteralmente “la terra tra i mari”, rappresenta una delle più significative teorizzazioni geopolitiche relative allo spazio centro-orientale dell’Europa, trovando uno sviluppo maturo e sofisticato soprattutto nel dibattito intellettuale e strategico polacco interbellico. Per darne una definizione geografica, l’Intermarium avvolge quel territorio ricompreso tra il Mar Baltico, il Mar Nero e il Mare Adriatico che sin dal Medioevo è stato conteso tra mondo germanico, slavo e turco. Il significato strategico dell’Intermarium risiede nella volontà di creazione di un terzo polo geopolitico tra Germania e Russia. Sebbene il piano sia stato concepito soprattutto dalla risorta Polonia alla fine della Prima guerra mondiale, negli ultimi anni dodici paesi dell’Europa centro-orientale hanno inaugurato un progetto che si ispira ad esso chiamato Three Seas Initiative (TSI) o Trimarium. Formalmente, la TSI si autodefinisce un forum per stimolare il commercio e la connettività nei campi del trasporto, dell’energia e delle infrastrutture tra Stati membri dell’UE posti tra il Mar Baltico, l’Adriatico e il Mar Nero anche attraverso il consolidamento di forti legami transatlantici. Tuttavia, una comprensione geopolitica della TSI porta a considerarla uno strumento concepito per controbilanciare il peso di Berlino, Parigi o Roma all’interno dell’UE, promuovere gli interessi degli Stati Uniti e della NATO in Europa centro-orientale, e, estendendo lo sguardo a paesi post-sovietici come l’Ucraina, accrescere la rivalità tra Occidente e Russia.

L’Intermarium storico e il sogno di Piłsudski di una Grande Polonia 

Nato nel contesto intellettuale polacco tra Otto e Novecento, il termine Intermarium – noto in polacco come Międzymorze – rivestì particolare rilievo pratico alla fine della Prima guerra mondiale con la disintegrazione dell’impero zarista, la ricostituzione della Polonia indipendente e la guerra sovietico-polacca. In quel frangente, il progetto doveva svolgere la duplice funzione di delineare il limite dei confini del nuovo Stato polacco e di orientare le linee di politica estera del governo di Varsavia. In particolare, questo concetto strategico divenne particolarmente importante nel periodo interbellico grazie al suo sviluppo da parte del Presidente Maresciallo Józef Piłsudski (1867–1935) e del Ministro degli Esteri Józef Beck (1894–1944). Nello specifico, la visione di Intermarium di Piłsudski si manifestò da un lato con lo sviluppo del “prometeismo”, un concetto fondato sull’idea che la Russia fosse il principale pericolo per la Polonia e che pertanto Varsavia dovesse sostenere quei gruppi etnolinguistici minoritari – finlandesi, baltici, ucraini, turkestani, caucasici – desiderosi di ottenere l’indipendenza dallo Stato russo al fine di sfaldarne l’unità dall’interno, e dall’altro attraverso concetti jagellonici volti alla ricostituzione della Confederazione polacco-lituana (Rzeczpospolita), estesa – con l’inclusione di Lituania e gran parte di Bielorussia e Ucraina – come un istmo tra Mar Baltico e Mar Nero, come ponte tra Europa occidentale e orientale e come fondamentale connettore tra civiltà cattolico-protestante e ortodossa. Da un punto di vista strategico, l’Intermarium era volto a contrastare le potenze di Germania a ovest e Russia a est, creando un potente terzo polo di potere che Beck ribattezzò “Terza Europa”. Inoltre, in relazione alla Russia, i paesi dell’Intermarium, in linea con gli interessi franco-britannici, dovevano promuovere quel cordone sanitario volto a contenere il bolscevismo tanto da un punto di vista militare che ideologico. Nonostante le alterne fortune, sin dal primo dopoguerra il progetto dell’Intermarium è diventato parte integrante del pensiero geopolitico polacco.

La Three Seas Initiative (TSI) nel contesto europeo contemporaneo

Dopo il 1989, il concetto di Intermarium ha fatto nuovamente la sua comparsa nel dibattito geopolitico polacco nel tentativo di offrire una visione di politica estera per la Polonia. Nel 1991, la dissoluzione dell’Unione Sovietica e la ritrovata indipendenza degli Stati baltici, della Bielorussia e dell’Ucraina hanno offerto nuove opportunità per riproporre il progetto di una federazione o alleanza tra paesi dell’Europa centro-orientale tra Mar Baltico e Mar Nero. Al contempo, la disgregazione della Jugoslavia e la nascita di entità politiche indipendenti con sbocco sul Mare Adriatico come Slovenia e Croazia hanno riportato in auge il mito di un collegamento e cooperazione tra paesi a cavallo tra i “tre mari”. Nell’interpretazione contemporanea, l’idea di Intermarium riveste una precisa connotazione filo-atlantista, riferendosi in particolare a quella che i circoli diplomatici statunitensi definiscono la cosiddetta “New Europe” centro-orientale – molto cara, ad esempio, a George W. Bush e a Donald Trump – che, rispetto alla “Old Europe” centro-occidentale, è meno conciliante nei riguardi della Russia e decisamente allineata con Washington. Gli Stati Uniti ritrovano nel progetto un utilissimo elemento per attuare la loro strategia per l’Europa orientale, in quanto la zona dei tre mari costituisce un importante perno regionale e una porta di accesso verso l’ovest e verso l’est del continente europeo, oltre che un sicuro baluardo da cui sorvegliare lo spazio post-sovietico. Inoltre, l’Intermarium contemporaneo sembra generare una forte attrazione presso quei paesi dell’Europa centro-orientale e quei gruppi politici di estrema destra che si considerano l’“altra Europa” fondata sui princìpi del conservatorismo, populismo, sovranismo ed euroscetticismo, contro i princìpi liberaldemocratici e cosmopoliti promossi da Bruxelles. L’idea di implementare un nuovo Intermarium come strategia di politica estera polacca si è fatta ancora più pressante a partire dall’elezione del Presidente polacco Andrzej Duda nel 2015. Nell’agosto del 2016, durante un incontro con il presidente ucraino Petro Porošenko, Duda presentò un progetto di stretta collaborazione tra Stati situati tra i tre mari dell’Intermarium, a cui diede il nome di Trimarium (Trojmórze). Nel 2016, anno in cui si tenne il primo summit a Dubrovnik, l’iniziativa – che aveva trovato nella Polonia e nella Croazia i suoi più attivi sponsor – prese ufficialmente il nome di Three Seas Initiative (3SI o TSI) o Baltic, Adriatic, Black Sea Initiative (BABS). Da quel momento, i dodici paesi membri del forum si sono riuniti a cadenza annuale in nuovi summit.

Forum di cooperazione o piattaforma geopolitica?

Il vertice della TSI di Dubrovnik terminava con una dichiarazione congiunta che ribadiva la volontà di promuovere una stretta cooperazione nei settori dell’energia, dei trasporti, della comunicazione digitale e dell’economia. Tuttavia, da un punto di vista geopolitico, nonostante le smentite polacche, il progetto appare come una tenaglia volta a contenere l’influenza russa dall’Estonia nel Mar Baltico fino alla Bulgaria nel Mar Nero. Inoltre, durante il secondo summit tenutosi a Varsavia nel 2017 si giunse all’adozione di un’altra dichiarazione congiunta in cui l’iniziativa veniva descritta come uno strumento per promuovere un’attiva cooperazione con gli Stati Uniti nel quadro della NATO, ribadendo la necessità di sviluppare in maniera sempre più intensa i legami transatlantici. D’altronde, uno dei paesi ad accogliere con maggiore entusiasmo la TSI è l’Ucraina del post-Euromaidan, dove il progetto è stato da subito concepito come un mezzo per contrastare ogni forma di dominio da parte della Russia. Sebbene Kiev non sia ricompresa ufficialmente nel progetto, l’iniziativa è stata concepita come utile strumento internazionale per contrastare le azioni di Mosca contro l’integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina. Ciononostante, la TSI ha sollevato diversi interrogativi tanto in relazione alla sua natura che ai suoi obiettivi. Non appare del tutto chiaro che cosa rappresenti questo vincolo di paesi diversi per lingua, tradizioni e storia, accomunati solamente dall’appartenenza a una terra che si estende tra tre mari. Inoltre, da un punto di vista istituzionale, l’iniziativa non sembra promuovere forme significative di integrazione politico-economica che vadano oltre i summit annuali che rappresentano dei meri forum di discussione risultanti in dichiarazioni non vincolanti. D’altronde, non è chiara la ragione per la creazione di un raggruppamento di paesi che già appartengono alla più grande famiglia dell’UE e che, ad eccezione della sola Austria, sono a pieno titolo membri della NATO. Infine, all’interno della TSI la Polonia in Europa centro-orientale e la Croazia nei Balcani sembrano voler rivestire un ruolo egemonico, la prima in chiave antirussa e la seconda in chiave antiserba. Pertanto, il maggior rischio è che la TSI si trasformi da forum di cooperazione regionale in strumento geopolitico per controbilanciare il peso dei poli di Parigi, Roma e Berlino in seno all’UE, per portare avanti in Europa centro-orientale gli interessi statunitensi a scapito di quelli europei e per incrementare la rivalità tra mondo occidentale e Russia nell’integrazione dello spazio post-sovietico, soprattutto alla luce della guerra in corso in Ucraina.

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