EUMM Georgia: l’Unione come peacekeeper dai Balcani all’Eurasia

EUMM in Georgia (European Union Monitoring Mission) con sede a Tblisi è una delle prime missioni internazionali dell’Unione europea. Inizialmente ECMM, poiché fondata del 1991 ai tempi della denominazione di Comunità europea, è stata la prima missione di politica estera dell’Unione con il compito di monitorare i confini, le relazioni etniche e religiose, le migrazioni e gli sviluppi politici di un’area, al tempo quella della Iugoslavia e dei Balcani occidentali. Diventa EUMM nel 2000 con l’avvio della PESC e dal 2008 spostata dai Balcani alla Georgia, finalizzata a garantire il monitoraggio di quanto previsto dagli accordi UE – Russia del 12 agosto e dell’8 settembre dello stesso anno. Negli anni Novanta ECMM era interamente finanziata dalla CE ed era costituita da settantacinque specialisti sul campo, con quartier generale a Zagabria e con le sue operazioni dispiegate sostanzialmente in tutta l’area dei Balcani. Nel 2008 a seguito della seconda guerra in Ossezia del Sud, l’UE ha deciso di dispiegare la missione di monitoraggio in Georgia al fine di sorvegliare e monitorare l’effettiva ritirata russa dall’area.

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Oltre duecento civili sono stati dispiegati dall’Unione al fine di contribuire alla stabilità a lungo termine e al non-ritorno delle forze russe, prevenendo un ulteriore e potenziale conflitto. EUMM aiuta nello specifico le popolazioni adiacenti il distretto amministrativo di Abcasia creando una zona sicura nella quale le persone sono libere di muoversi in sicurezza, le autorità di Abcasia e dell’Ossezia del Sud però non permettono tutt’oggi l’accesso della missione nella loro area rendendole zone de-facto fuori dal controllo dello Stato centrale. La missione non ha compiti di capacity building ma si impegna allo stesso modo per assistere la Georgia nella normalizzazione della situazione dei suoi confini riportando costantemente la situazione agli Stati membri dell’Unione e delle Nazioni unite, al fine di far percepire al sicuro le autorità del governo centrale.

Il Mandato è stato esteso fino a dicembre 2020 e prevede oltre il monitoraggio dei confini anche il rispetto dei diritti umani e dell’accordo tra Russia e Georgia del 2008 collaborando con la missione delle Nazioni Unite UNOMIG (United Nations Observer Mission in Georgia) fino al 2009, termine del mandato di quest’ultima dopo il veto della Russia nel Consiglio di sicurezza. La missione si è poi recentemente impegnata nelle questioni di genere promuovendo iniziative verso la popolazione di informazione e supporto. In tal senso la partecipazione femminile all’operazione è stata potenziata raggiungendo una quota di quasi il 30% del totale impiegato.

Dal suo dispiegamento EUMM è riuscita a rispettare il suo mandato ma c’è ancora molto lavoro da fare nel settore della “confidence-building” ovvero la creazione di fiducia nelle autorità locali verso attori esterni. In sostanza, non sono svaniti i timori di una possibile ripresa delle ostilità. Questo perché il personale europeo non ha ancora accesso alle aree dell’Ossezia del Sud e dell’Abkazia, al fine di incrementare la trasparenza dell’operato e prevenire incidenti dovuti ad incomprensioni. Non riuscendo ad instaurare un dialogo propositivo con le autorità locali, la situazione di stallo perdura. Si lavora quindi sul campo della prevenzione e dei meccanismi di risposta, un doppio binario essenziale per garantire la sicurezza delle popolazioni adiacenti l’area. Da una parte c’è il dialogo e la diplomazia, dall’altro l’installazione di 197 punti monitoraggio, coordinati dal quartiere generale di Tblisi e dagli uffici in Gori, Mtskheta e Zugdidi che sorvegliano tutti gli eventuali spostamenti lungo i territori contesi. La geografia del Paese presenta una serie di vallate accerchiate dalle grandi montagne del Caucaso a nord e numerose colline a sud, necessitando vari punti di vista per avere una visuale abbastanza ampia sulle zone di confine.

Fonte: https://eumm.eu/en/about_eumm/facts_and_figures

L’operazione europea ha il sapore di una manovra di contenimento che impedisce in vecchio stile Guerra fredda l’avanzamento di un fronte rispetto un altro. Il territorio georgiano forma un cuscinetto tra Turchia e Russia, una posizione geopolitica fondamentale per gli equilibri eurasiatici.


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EUMM ha in pratica sostituito UNOMIG, riuscendo per la natura dell’UE ad aggirare il veto russo dimostrando la capacità di adattamento europea e di comprensione del contesto. Al fine di diminuire la tensione tra Russia e Georgia, il dispiegamento di una missione di monitoraggio appare la scelta più oculata, come nel caso di EUBAM tra Moldavia ed Ucraina, dove si vuole affrontare internazionalmente la Russia per vie traverse, senza uno scontro diplomatico, andando a giocarsi la partita su un campo terzo. Il risultato ultimo delle missioni europee lo si vede dalla differenza della risposta russa a queste rispetto che alle manovre di dispiegamento della NATO nelle Repubbliche baltiche, per esempio, le quali hanno suscitato un livello di allerta elevatissimo. Nonostante in entrambi i casi non si tratti di aggressione verso il Cremlino è indubbio che il messaggio che passa da una parte è “deterrenza” e dall’altro “minaccia di uso della forza” anche il fine ultimo in entrambi i casi sia il mantenimento della sovranità territoriale rispettivamente della Georgia e delle Repubbliche baltiche.