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TematicheRussia e Spazio Post-sovieticoEsigenze politiche e militari della controffensiva ucraina di Kherson

Esigenze politiche e militari della controffensiva ucraina di Kherson

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A circa due settimane dall’avvio della controffensiva ucraina negli Oblast di Kherson e di Kharkiv, risulta ancora prematuro fare una valutazione complessiva sull’andamento delle operazioni, avvolte dall’ormai proverbiale nebbia di guerra. Ciononostante, è opportuno contestualizzare i tentativi ucraini di riconquistare parte dei territori finora perduti nel più ampio andamento della guerra, al fine di comprendere alcuni elementi essenziali di questa offensiva.

L’andamento dell’operazione sul fronte di Kherson

Almeno dal mese di luglio, la possibilità di un’offensiva ucraina sul fronte di Kherson è stata più volte ventilata tanto da fonti vicine al Governo ucraino quanto da analisti o istituzioni occidentali, che vedevano nella prima città ucraina occupata dai russi un obiettivo di medio termine significativo per Kiev. In particolare, l’Oblast di Kherson rappresenta da sei mesi l’unica testa di ponte russa oltre il fiume Dnepr, nonché una roccaforte fondamentale per garantire la sicurezza della Crimea occupata dal 2014 tanto dal punto di vista militare che idrico. La penisola ha infatti sofferto dal 2014 di una sostanziale carenza di acqua dolce, a causa del blocco del canale che da Nova Kachovka riforniva la regione determinato da Kiev a seguito dell’occupazione. Di conseguenza, dalla presa di Sjevjerodonec’k-Lysyčans’k, tanto gli Ucraini quanto i russi hanno rafforzato le rispettive posizioni nell’Ucraina meridionale, gli uni per creare le condizioni per un’offensiva, gli altri per provare a difendere la testa di ponte occupata. 

A differenza di altri momenti di questa guerra, l’operazione ucraina su Kherson è stata accompagnata da un sostanziale silenzio radio dei due comandi, che, al di fuori dei report ufficiali giornalieri, non hanno fornito molti dettagli sull’evoluzione dell’offensiva, rendendo quindi complesso comprendere l’andamento delle operazioni sul campo. Al momento, è possibile affermare con ragionevole certezza che delle 5 puntate offensive condotte dalle forze di Kiev a partire da lunedì 29 agosto, 2 sono state respinte fin dai primi giorni, 2 hanno conseguito uno sfondamento consolidato di circa 5-7 km, mentre l’ultima ha visto un sostanziale contrattacco russo che ha respinto le forze ucraine dopo una profonda avanzata che era arrivata a minacciare la stessa Kherson. Dei tre fronti ancora attivi, collocati a nord, al centro e a sud dello schieramento russo, solo i primi due sembrano aver conseguito un successo significativo, sebbene sul fronte meridionale si combatta ancora aspramente. Al momento però la situazione sul campo è quanto mai fluida e le informazioni a nostra disposizione sono decisamente scarse, soprattutto in relazione alle perdite dei due schieramenti, di conseguenza è opportuno considerare due elementi più ampi in questo teatro operativo. Da un lato, il fronte di Kherson ha una profondità massima di circa 20 km, per tale ragione avanzate o sfondamenti limitati come quelli riscontrati finora rappresentano delle spinte molto in profondità nella difesa russa e potenzialmente molto pericolose, di convesso, con la riduzione della lunghezza del fronte, la densità di truppe aumenterà significativamente, permettendo alle forze di Mosca di ottenere il supporto delle truppe stanziate oltre il fiume e una migliore capacità di difesa. Ad ogni modo, la scarsità di informazioni e la contemporanea spinta ucraina sul fronte di Kharkiv, dove le forze di Kiev sembrano aver ottenuto un successo ben più significativo, ci obbligano a guardare con cautela a quanto sta avvenendo sul campo. 

La preparazione ucraina e le esigenze politiche di Kiev

In vista dell’offensiva, almeno dalla fine di luglio, le forze ucraine avevano avviato un’azione di sistematica distruzione e indebolimento della rete logistica russa, attaccando soprattutto con i sistemi HIMARS ponti, snodi viari e ferroviari, arsenali, centri di stoccaggio del carburante e aeroporti con l’obiettivo di erodere la capacità russa di alimentare le forze stanziate nell’Oblast di Kherson. Nel corso delle settimane, tali azioni hanno dato ottimi frutti, obbligando i russi a sopperire alle difficoltà della rete logistica con chiatte e ponti di barche che venivano comunque bersagliati dall’artiglieria di Kiev, rendendo oggettivamente complesso sostenere nel lungo periodo la difesa della regione. Ciononostante, il dispiegamento delle forze nel sud del paese, benché consistente, non si presentava adeguato ad un’offensiva in grado di riprendere tutto l’Oblast occupato, in virtù di deficit quantitativi e qualitativi che affliggono ormai da mesi le forze di Kiev.

In particolare, guardando ai mezzi, l’azione degli HIMARS è stata, ed è tutt’ora, decisamente efficace ma il limitato numero di sistemi d’arma finora arrivati in Ucraina non ne consente un uso sistematico e diffuso, inoltre, l’invio spesso scoordinato degli aiuti occidentali ha finora impedito la creazione di una grande riserva strategica ucraina da impiegare in un assalto significativo verso la testa di ponte russa. A tali elementi è necessario aggiungere alcune carenze relative al personale a disposizione. Le significative perdite finora subite, soprattutto nella componente professionale delle Forze Armate, hanno eroso le capacità militari ucraine, in virtù della morte/ferimento di molti sottufficiali e ufficiali combattenti, fondamentali in una fase di espansione della forza armata mediante l’introduzione di truppe di leva o riservisti. Ulteriormente, alcuni addestratori hanno sottolineato come molte delle unità impegnate in prima linea siano frequentemente riservisti o unità della milizia territoriale, che per quanto motivate mancano anche delle più elementari nozioni tattiche. Tali fattori, rendono quindi difficile supporre che le forze ucraine dispongano della capacità di respingere con un grande puntata offensiva le forze russe oltre fiume, ciononostante il fatto stesso che l’azione sia stata avviata ci obbliga a riflettere sul contesto politico più ampio all’interno del quale si iscrive l’offensiva su Kherson. 

In particolare, è verosimile che il governo di Kiev abbia autorizzato un’offensiva in condizioni subottimali per esigenze politiche, essenzialmente legate alla necessità di dimostrare all’Occidente (e a sé stessi) di avere la capacità reale di liberare il territorio occupato dalle forze di Mosca. Tale elemento è tanto più rilevante se consideriamo il fatto che finora, pur conseguendo risultati importanti nelle prime fasi dell’invasione, l’esercito ucraino è stato costretto sulla difensiva, con alterne fortune soprattutto nel sud del paese e nell’Oblast di Lugansk. Di conseguenza, un’azione offensiva può essere stata percepita come necessaria per risollevare il morale delle truppe, che dopo le pesanti perdite nel Donbass aveva subito dei significativi contraccolpi. A tale elemento è opportuno aggiungerne un altro, legato alla necessità di mantenere il supporto dell’occidente. Avviare un’offensiva, auspicabilmente vittoriosa, è un chiaro messaggio anche all’Europa e agli Stati Uniti, che potrebbero incorrere in dubbi e difficoltà nel sostegno all’Ucraina qualora quest’ultima non riuscisse a conseguire successi sul campo. 

A tali considerazioni è opportuno aggiungerne altre di carattere puramente militare. Le forze russe, dalla prima metà di luglio, hanno chiaramente perso la capacità di sfruttare ulteriormente i successi conseguiti nel Donbass, assumendo una postura difensiva lungo tutto il fronte. Di conseguenza, questa fase potrebbe essere propizia per Kiev nel tentativo di sfruttare la stanchezza e l’usura delle truppe russe dispiegate in Ucraina, che potrebbero invece riprendere forza nelle prossime settimane quando una nuova leva di circa 15mila riservisti potrebbe essere impiegata nel paese, quanto meno per garantire il ricambio delle truppe più stanche, e un nuovo Corpo d’Armata, il Terzo, entrerà effettivamente in servizio. Infine, la finestra temporale potenzialmente più favorevole si potrebbe rapidamente chiudere non solo per i fattori militari citati in precedenza, ma anche per ragioni climatiche: come è noto, l’autunno e la primavera rendono le campagne ucraine e russe una distesa di fango che impedirebbe azioni manovrate e rapide avanzate al di fuori delle grandi reti viarie (come i russi hanno sperimentato tra febbraio e aprile), di conseguenza, queste settimane di fine estate/inizio autunno potrebbero essere l’occasione migliore per tentare un’offensiva prima di un’ipotetica campagna invernale. 

La difesa russa e l’importanza di Kherson per Mosca

Parallelamente al consolidamento delle forze ucraine in vista dell’offensiva, la Russia ha avviato un significativo ridispiegamento delle proprie forze a sud, volto a contenere eventuali spinte su Kherson o dall’Oblast di Zaporizhia, portando ad un rallentamento delle operazioni sul fronte del Donbass. Per tale ragione, circa il 65% delle forze russe in Ucraina è stato dispiegato al sud, mentre solo un’aliquota limitata è rimasta nel Donbass (25%) e nell’Oblast di Kharkiv (10%), elemento questo che potrebbe aver spinto le forze di Kiev a portar una serie di attacchi nel settore di Izyum a nord del Donbass che risultano attualmente in corso con apparente successo. 

La piazza di Kherson aveva visto già dai primi mesi di guerra la costruzione di linee difensive e piazzeforti al fine di contenere eventuali contrattacchi ucraini, lavori che sono stati ulteriormente rafforzati nel corso del mese di luglio e agosto soprattutto intorno Kherson e Nova Kachovka, i due snodi principali dell’Oblast. Sebbene non si possa parlare che di stime indicative, la Russia disporrebbe al momento di circa 15mila uomini ad occidente del Dniepr il cui rifornimento rappresenta una sfida cruciale per la difesa russa. L’azione ucraina di distruzione degli snodi ferroviari e viari nella regione ha obbligato Mosca ad usare strumenti di fortuna come ponti di barche o chiatte che sono comunque sottoposte al tiro di artiglieria ucraino e che non rappresentano una soluzione sostenibile nel lungo periodo. Inoltre, è opportuno sottolineare come l’erosione degli uomini e dei mezzi che ha afflitto l’esercito ucraino è stata accompagnata da un processo analogo sul fronte russo. Benché le forze di Mosca mantengano una netta superiorità in tutti i sistemi di artiglieria, la capacità di manovra dell’esercito russo in Ucraina è stata significativamente ridotta dopo i primi mesi del conflitto, obbligando le forze armate ad un minore dinamismo che potrebbe inficiare le possibilità di difendere l’Oblast. Ciononostante, è opportuno valutare con cautela la situazione sul campo. Come già detto, l’Oblast di Kherson è cruciale per la difesa della Crimea e rappresenta un trampolino di lancio per ogni eventuale azione russa nel sud del paese, inoltre, la sua perdita rappresenterebbe un pesante danno di immagine per Mosca, che ritirandosi oltre il grande fiume sarebbe costretta a rinunciare al pieno controllo della costa del Mar Nero. 

Conclusione

In attesa di assistere all’evoluzione della situazione sul campo, è forse possibile trarre delle conclusioni preliminari sulla base delle considerazioni fatte in precedenza. Per l’Ucraina potrebbe essere sufficiente mettere in luce l’insostenibilità della difesa di Kherson per Mosca nel medio-lungo periodo al fine di obbligare le forze russe a ritirarsi oltre il fiume, soprattutto se i russi non riuscissero a compensare le carenze logistiche emerse nelle ultime settimane. In alternativa, le forze di Kiev potrebbero avere difficoltà a condurre un’offensiva manovrata più ampia a sud, impegnandosi anche in combattimenti urbani ed esponendosi al fuoco russo che con la riduzione del fronte potrebbe venire anche dalla sponda orientale del fiume. Per Mosca, la difesa della testa di ponte sarebbe possibile solo imponendo un prezzo insostenibile per Kiev nel breve periodo, poiché con il progredire dell’offensiva potrebbe risultare sempre più difficile ottenere rifornimenti oltre fiume. Entrambe le parti stanno quindi rischiando molto sul fronte di Kherson, poiché le ragioni politiche potrebbero imporsi per entrambi su quelle militari con il rischio di tragici fallimenti. Ciononostante, gli ultimi sviluppi provenienti da Kharkiv, che saranno analizzati successivamente, potrebbero obbligare a ripensare l’andamento del conflitto in queste settimane.

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