L’Esercito di Xi: riforma ed obiettivi

La leadership di Xi Jinping fonda la propria legittimità su una missione primaria, il “risorgimento nazionale”, la riaffermazione cinese al vertice del sistema internazionale. Xi è ben cosciente dell’importanza dell’esercito per ottenere i suoi obiettivi strategici, soprattutto per arrivare dove il soft power cinese e la diplomazia economica di Pechino non basteranno. La Cina dovrà gradualmente abbandonare la sua immagine di potenza benevola per supportare gli sforzi egemonici nella regione.

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L’Esercito Popolare di Liberazione (EPL) è la Forza Armata più grande del mondo e riunisce le Forze di terra, la Marina, l’Aeronautica, una Forza missilistica e, di recente istituzione, una Forza di Supporto Strategico.

Dalla sua nomina nel 2012, Xi Jinping si è fatto promotore di un pacchetto di riforme dell’EPL che, pur essendo importanti, non vanno enucleate dal percorso di modernizzazione delle Forze Armate in moto già prima del 2012, né dalle altre riforme promosse da Xi in settori diversi, volte a garantire alla leadership del Partito il massimo potere decisionale in ogni settore di policy.


[..] NELL’AFFERMAZIONE INTERNAZIONALE DELLA RPC, UN RUOLO PECULIARE E’ CONFERITO DA XI ALLE FORZE ARMATE […] →


L’analisi è focalizzata principalmente sulle riforme della struttura dell’EPL, mentre i cambiamenti della dottrina strategica non saranno affrontati in questa sede.

L’Esercito Popolare di Xi Jinping

La riforma militare di Xi Jinping ha nel 3 settembre 2015 il suo momento di maggiore notorietà quando il segretario del PCC annuncia, in occasione della parata per il 70esimo anniversario della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale, la smobilitazione di 300mila militari. Salutata come una misura inedita, in realtà, a partire dal 1980, quella delle grandi smobilitazioni in concomitanza di più ampie ristrutturazioni della forza militare è una prassi consolidata che risponde a due necessità: uno snellimento o un ribilanciamento della struttura delle FFAA e un repulisti di sacche di dissenso all’interno del potere militare.

Incaricato dello studio e dell’elaborazione della riforma era stato il “Leading Group for Deepening Defense and Military Reforms” della Commissione Militare Centrale, istituito dal Terzo Plenum del 2013.

Figura 1: I nuovi Comandi di teatro

Fonte: Stratfor, 2015

 

Le principali novità introdotte dalla riforma ideata dal LGDDMR, oltre alla sopracitata smobilitazione, sono le seguenti:

  • La creazione di cinque Comandi congiunti di teatro (Est, Ovest, Sud, Nord, Centro del paese) che hanno sostituito i precedenti sette (Figura 1).
  • L’istituzione in seno alla Commissione Militare Centrale di quindici sezioni funzionali tra dipartimenti (6), commissioni (4) e uffici (5 + 1 Ufficio Generale) che hanno sostituito i quattro dipartimenti generali precedenti.
  • La creazione della Forza di Supporto Strategico (servizio che riunisce le competenze C4ISR, di guerra elettronica e spazio), del Joint Operations Command Center, elemento chiave per lo sviluppo di una Forza Armata mobile, multi-dimensionale e multi-funzionale come stabilito nel Libro Bianco della Difesa cinese e della Joint Logistics Support Force (Figura 2).
  • La creazione di un Ufficio per le Operazioni all’estero, deputato a coordinare le operazioni non belliche che la Cina conduce all’estero.

 

Figura 2: La nuova struttura dell’Esercito Popolare di Liberazione

Fonte: China Strategic Perspectives 10, INSS, 2017, p. 10


L’EPL fuori dai confini nazionali

Nonostante le riforme, l’EPL ha storicamente condotto poche operazioni all’estero concentrandosi principalmente sulla protezione dei confini nazionali e sulla sicurezza interna. E’ chiaro, quindi, come soffra di un limitato expertise militare quando si tratti di operare in scenari e ambienti stranieri. Per ovviare a tale limite,  negli scorsi anni la leadership cinese ha aumentato la partecipazione dell’EPL alle cooperazioni militari internazionali e alle missioni di peace-keeping /PKO) ONU e non. Queste iniziative permettono all’EPL, tra le altre cose, di acquisire know-how tecnico e tattico, promuovere la propria immagine, cementare le relazioni bilaterali e multilaterali, conoscere i concetti operativi, le tattiche e gli armamenti di altri paesi.

In ambito ONU, la Cina è il primo tra gli Stati del Consiglio di Sicurezza per truppe impiegate nel peace-keeping portando, ad esempio, in Africa più di 2000 soldati e 200 funzionari e contribuendo a 10 delle 15 PKO attive oggi.

Similmente, l’apertura di una base adiacente al Porto di Doralè, a 5 km dalla capitale del Gibuti, nel Golfo di Aden, è stata motivata dalla leadership cinese come un necessario passo per supportare la Marina e l’Esercito cinesi nelle PKO ONU e nelle operazioni umanitarie. Chiaramente, esso dimostra come per la Cina sia diventato improrogabile garantire la sicurezza dei propri investimenti, dei propri flussi commerciali e, in generale, delle proprie Sea Lines of Communication (SLOC) anche quando si tratti di intervenire in scenari e ambienti nuovi ed estranei.

Conclusioni

La Cina sta attraversando una fase di transizione importante in ambito militare. Se permangono, infatti, costrizioni che limitano l’azione militare  cinese all’esclusiva difesa dei confini e, al massimo, alla difesa del proprio spazio nei mari attigui, è anche vero che la proiezione globale economica e diplomatica preme per una proporzionale garanzia di sicurezza ai propri cittadini, investimenti, risorse. In entrambi i casi, nazionale e internazionale, la modernizzazione delle FFAA cinesi è percepita come improrogabile.