Eretz Israel : il gioco di simulazione sulla nascita dello Stato di Israele

Nei giorni scorsi, durante l’iniziativa “Humanities in a Day”, due professori dell’Università di Torino, Giaime Alonge e Riccardo Fassone, hanno presentato Eretz Israel, prototipo per un gioco di simulazione sulla nascita dello Stato di Israele.

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Nel gioco, ambientato tra il 1917 e il 1949, i partecipanti assumono la guida delle popolazioni arabe della zona e dei coloni ebrei in arrivo e, spostando le proprie risorse su di una mappa della regione con l’impiego di apposite carte ispirate ai più svariati eventi storici del periodo, determineranno la comparsa o meno della nuova nazione.

Come era facile prevedere, sono subito sorti dubbi in merito all’opportunità di tradurre una tematica così complessa e di stretta attualità in un gioco. Tali perplessità, sostengono tuttavia gli estimatori del genere, non tengono conto del fatto che un gioco di simulazione ben congegnato rappresenta un’ottima occasione per approfondire la propria conoscenza riguardo agli argomenti trattati, oltre a fornire spunti per ulteriori ricerche personali. Paradossalmente, più una vicenda è controversa e maggiore sarà il valore culturale di un gioco di simulazione, capace di coinvolgerci in prima persona nei grandi processi storici utilizzando modelli plausibili.

Non è infatti un caso che molti degli autori più quotati al momento collaborino regolarmente con centri di ricerca e perfino agenzie di intelligence, né che alla questione – ossia il rapporto tra gioco, storia e realtà – siano stati dedicati negli ultimi decenni molte pubblicazioni, soprattutto in ambito statunitense. Anche in Italia sono stati prodotti diversi studi al riguardo, come il recente “Le Guerre di Carta 2.0: Giocare con la Storia nel Terzo Millennio” (Riccardo e Sergio Masini, Ed. Unicopli).

Il volume – indirizzato sia agli esperti che ai semplici curiosi del fenomeno – espone le meccaniche di gioco più frequenti, compiendo poi una disamina delle peculiarità formative e psicologiche di un hobby a metà tra il divertimento e la ricerca. Il testo si chiude con una serie di schede dedicate a dodici tipologie di giochi, tra i quali alcuni relativi proprio al confronto arabo-israeliano (come Israeli Independence, Victory Point Games) o ad altri conflitti politico-militari locali e globali dei giorni nostri (Labyrinth: The War on Terror e la serie COIN, GMT Games).