Elezioni USA 2020: come cambiano i rapporti con l’Ue

A pochi giorni dalle elezioni statunitensi e in piena pandemia mondiale è necessario tornare a fare il punto della situazione sui rapporti che intercorrono tra Stati Uniti ed Unione Europea, così da cercare di prevedere quali possano essere i possibili risvolti nelle relazioni internazionali a seconda di quale tra i due candidati si insedierà alla Casa Bianca. Relazioni commerciali, import-export internazionale, guerra di dazi e imposte, NATO, OMS e tensioni nucleari sono solo alcuni dei temi che avrebbero meritato maggiore attenzione in questa eccezionale campagna elettorale che ha visto, come era ragionevole aspettarsi, il dibattito incentrato maggiormente sull’emergenza sanitaria e le tensioni sociali di quest’estate, lasciando alla politica estera uno spazio quanto mai marginale.

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Fin dall’insediamento alla Casa Bianca nel 2017, Donald Trump si è mostrato scettico nei confronti della governance multilaterale, attaccando molte delle organizzazioni internazionali e molte delle operazioni corali dei suoi alleati; chiaramente l’Europa non ha fatto eccezione. Da quel momento, si è verificata una spaccatura tra gli europei, tra chi teme uno sfaldamento delle relazioni con gli Stati Uniti, ritenute strategiche, e chi esulta, come i leader dei partiti populisti ed euroscettici del continente europeo. Le imminenti elezioni aprono nuovi scenari sulle relazioni tra Stati Uniti ed Europa, infatti una conferma di Trump probabilmente significherebbe un continuum delle frizioni già esistenti tra i due alleati, mentre una vittoria di Biden, ad oggi più probabile stando ai sondaggi, potrebbe portare ad una riappacificazione, o forse no. I temi da affrontare per comprendere quali possibili scenari ci prospetta il futuro sono molteplici.

Primo fra tutti è il tema commerciale. I dazi sono da sempre stati baluardi della politica conservatrice del tycoon, impiegati principalmente per combattere il deficit commerciale, sono spesso stati usati anche come minaccia nei casi in cui multinazionali statunitensi fossero state in disputa con le autorità internazionali europee; si pensi ad esempio alla controversia tra il colosso Apple e la commissaria europea alla concorrenza Margrethe Vestager. I dazi d’altro canto sono da sempre stati condannati dalle autorità europee che a loro volta hanno risposto con delle contro tariffe ottenendo una tregua, seppur molto fragile. È chiaro che per l’Europa, grande esportatrice di beni negli USA, un innalzamento dei dazi doganali sarebbe più che dannoso. Quindi la conferma di Trump desterebbe preoccupazione per gli investitori europei e di conseguenza all’UE stessa. L’unico settore commerciale che potrebbe risentire dell’elezione di Biden sarebbe il comparto delle risorse non rinnovabili dal momento che il candidato democratico ha dato un’impronta piuttosto green alla sua campagna elettorale. Probabilmente questo è il tema più cocente e da tenere sotto osservazione perché coinvolge anche altri attori internazionali di rilievo, paventando la possibilità di un nuovo scontro bipolare. Infatti, ad essere particolarmente interessata alla questione è la Cina, che sembrerebbe essere in cerca di nuovi partner internazionali proprio nel Vecchio Continente, anche se c’è da sottolineare, ad onor del vero, che questa sensazione si è affievolita negli ultimi mesi.

Altra questione da monitorare con attenzione è quella della sicurezza internazionale. Sulla falsa riga di quello che è stato detto in precedenza, il Presidente Trump ha sempre mostrato sfiducia nei confronti della NATO, ritenuta scarsamente attiva ed efficace ma soprattutto criticandone la scarsa partecipazione, dal punto di vista economico, dei suoi membri, fin tanto che si è spinto a minacciare di abbandonare l’organizzazione. Se così fosse, rischierebbe di diventare uno dei più grandi cambiamenti geopolitici della storia contemporanea e porterebbe a delle conseguenze difficili da prevedere; anche se difficilmente minerebbe le fondamenta dell’Alleanza, sicuramente contribuirebbe ad aumentare le tensioni tra i due interlocutori. Anche su questa questione quindi Biden sembrerebbe essere più apprezzato dalle istituzioni europee, dal momento che è prevedibile che si impegnerebbe da subito per riallacciare i rapporti con l’Alleanza e quindi con i suoi finanziatori. Inoltre, ci si aspetta che Biden potrebbe prendere provvedimenti anche per tornare a far parte dell’UNESCO, della Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, ma soprattutto dell’OMS.

Interessante è anche il tema del nucleare iraniano. Sebbene lo storico accordo sul nucleare iraniano, atto a limitare la proliferazione nucleare nella regione, sia stato raggiunto durante la presidenza Obama, nel 2018, l’Amministrazione Trump ha annunciato unilateralmente l’uscita dall’accordo, sanzionando il paese mediorientale e di fatto bloccando le relazioni commerciali tra molti dei paesi europei e l’Iran stesso. Anche in questo caso è probabile che Biden, in risposta alla politica estera dell’attuale presidente, si impegnerebbe a risolvere la crisi in questione, in accordo quindi con gli stati europei.


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In conclusione, è difficile fare previsioni su chi tra i due candidati siederà il prossimo anno alla Casa Bianca. La campagna elettorale è stata influenzata fortemente, e lo sarà ancora sino alla fine, dall’epidemia mondiale che ha avuto un impatto dirompente sulla competizione elettorale. I sondaggi sembrano dare per vincente Biden, ma la storia insegna; lo stesso Trump nel 2016 era sconfitto fino a poche ore dallo spoglio, ora è candidato alla presidenza per un secondo mandato. La votazione per posta pone un’incognita in più e rende il risultato ancora più imprevedibile. In ogni caso l’impatto che queste strane elezioni avranno sulla politica internazionale, in particolare per quanto riguarda l’Europa, sarà importante e fulcro di innumerevoli dibattiti e attenzioni. Una cosa però è certa, gli scenari geopolitici più caldi per gli USA non si trovano in Europa; gli interessi della politica estera statunitense sono proiettati in altri angoli del mondo e la prova è rintracciabile in primis, nello scarso interesse sulla questione dimostrato dai due candidati in campagna elettorale. L’Europa quindi, ha bisogno sempre più di affermarsi come superpotenza a sé stante, rendersi autonoma; senza mezzi termini, dovrà imparare a cavarsela da sola.