Elezioni UK: Belfast ha le valigie pronte?

Grandi cambiamenti in Irlanda del Nord dopo le elezioni in Gran Bretagna: per la prima volta sono stati eletti più deputati repubblicani che unionisti. Notte d’inferno per il Partito Democratico Unionista che perde due fondamentali seggi (compreso lo storico di North Belfast). Siamo vicini ad un nuovo referendum per un’Irlanda Unita?

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Il Partito Conservatore britannico del primo ministro uscente Boris Johnson ha stravinto le elezioni che si sono tenute giovedì per rinnovare il Parlamento. I Conservatori hanno conquistando 365 seggi, un risultato ampio e sorprendente che è secondo come numeri solo alle elezioni generali del 1983, dove i conservatori guidati dalla Lady di Ferro, Margaret Thatcher, conquistarono 397 seggi. I Laburisti, guidati da Jeremy Corbyn, hanno ottenuto 203 seggi, perdendo 59 seggi rispetto al 2017, in particolare ha perso in alcuni collegi in cui governava da sempre, come quello di Blyth Valley, nel nordest dell’Inghilterra. Questo risultato dei Laburisti ha messo sotto accusa Jeremy Corbyn, reo di aver elaborato un programma troppo radicale.

Un altro vincitore di queste elezioni è sicuramente quello del Partito Nazionale Scozzese, guidato dalla premier scozzese Nicola Sturgeon, che ha conquistato 48 seggi. La leader scozzese ha dichiarato che le elezioni sono state un forte messaggio al governo di Londra sulla volontà degli scozzesi di tenere un altro referendum sull’indipendenza della Scozia, soprattutto ora che Brexit è diventata uno scenario più vicino e realistico.

È stato una notte di sorprese anche in Irlanda del Nord: in una dura competizione incentrata sulla Brexit e la “questione irlandese”, sia Sinn Féin che SDLP hanno segnato vittorie emblematiche in tutta l’Irlanda del Nord, nel segno di una alleanza pro-remain.

North Belfast è stato il seggio più seguito: sin dalla sua istituzione avvenuta nel 1885 è sempre stato in mano agli Unionisti e dal 2001 il membro di questo seggio a Westminster era Nigel Dodds, vicecapo del Partito Democratico Unionista. Per circa duemila voti, per la prima volta, i repubblicani hanno portato a casa questo seggio con John Finucane, sindaco di Belfast, sotto gli occhi scioccati dei sostenitori unionisti. Il candidato del Sinn Féin (partito repubblicano irlandese) è il figlio di Pat Finucane, avvocato ucciso da paramilitari Lealisti (fedeli alla Gran Bretagna ed alla Corona) durante i Troubles.

L’uomo simbolo del Sinn Fein, che ha beneficiato dell’appoggio dell’alleanza pro-Remain con SDLP e Green Party, ha dichiarato: “Voglio ringraziare ogni persona che è venuta a votare per me oggi e voglio anche riconoscere qui stasera che ci sono stati coloro che si sono sforzati e so che questa elezione è stata un’elezione che ha trasceso la politica del partito e so che ne sono stato il beneficiario oggi.”

Ha aggiunto: “Come deputato prometto a tutti voi stasera che lavorerò per ogni singola persona di questo collegio elettorale, che abbiate votato per me o no.”

Dodds ha dichiarato che “si rammarica che North Belfast non sarà rappresentata alla Camera dei Comuni in un momento difficile”.

I partiti storici perdono voti, in crescita l’Alleanza

Il DUP e il Sinn Féin hanno entrambi registrato una riduzione significativa della loro percentuale di voti rispetto alle elezioni generali del 2017, rispettivamente del 5,4% e del 6,7%. Grande successo di voti invece per Alliance Party di Naomi Long (sconfitta però nella sua East Belfast dal candidato unionista Gavin Robinson) che raccoglie consensi cross-community, ossia da entrambi i bacini elettorali, per via delle sue politiche non-identitarie. Alliance è l’unico partito che non ha siglato patti di desistenza, ottenendo un seggio alla Camera dei Comuni.

Nonostante ciò, il Partito Democratico Unionista rimane il primo partito nordirlandese con 8 seggi, seguito dai repubblicani del Sinn Féin con 7 membri. Il Partito Social Democratico e Laburista ritorna a Westminster con due seggi, con il suo leader Colum Eastwood e la nuova parlamentare Claire Hanna che ha insistito sul fatto che “manterremo la promessa dell’accordo del Venerdì Santo”.

Referendum per una sola Irlanda: quali le prospettive?

Il primo “Border Poll” (letteralmente referendum di frontiera) ha avuto luogo in Irlanda del Nord nel 1973, quando agli elettori è stato chiesto se volessero che l’Irlanda del Nord rimanesse parte del Regno Unito o si unisse alla Repubblica d’Irlanda. Il 99% votò a favore della permanenza nel Regno Unito. Tuttavia, il referendum era stato boicottato dalla maggior parte della comunità nazionalista; l’affluenza fu solo del 59%.

L’Accordo del Venerdì Santo, stipulato nel 1998, afferma che il consenso per un’Irlanda unita deve essere “freely and concurrently given” (liberamente e simultaneamente dato) sia nel Nord che nel Sud dell’isola. Questo è largamente interpretato nel senso che il futuro referendum si terrà nell’Irlanda del Nord e nella Repubblica d’Irlanda allo stesso tempo.

Nell’ambito dell’Accordo del Venerdì Santo, la legge del Regno Unito prevedeva esplicitamente lo svolgimento di un referedum. Il Northern Ireland Act del 1998 afferma che “se in qualsiasi momento gli sembra probabile che una maggioranza di voti esprima il desiderio che l’Irlanda del Nord cessi di far parte del Regno Unito e voglia fare parte di un’Irlanda unita”, il Segretario di Stato emette un ordine in seno al Consiglio che consenta uno scrutinio alle frontiere.

Non è chiaro esattamente cosa soddisferebbe tale requisito, The Costitution Unit suggerisce che o una maggioranza consistente nei sondaggi d’opinione, o una maggioranza cattolica in un censimento, o una maggioranza nazionalista nell’Assemblea dell’Irlanda del Nord, o un voto a maggioranza nell’Assemblea potrebbero essere considerati prove del sostegno della maggioranza a un’Irlanda unita.

“Esiste una cornice costituzionale entro cui il referendum potrebbe svolgersi – spiega Jess Sargent dell’Institute for Government – soprattutto ora che alcuni sondaggi hanno indicato come il 52% degli irlandesi sia a favore dell’unificazione”.

Questo è dimostrato anche dall’ultimo censimento che ha confermato il graduale e costante calo demografico dei protestanti (fede religiosa che li lega agli Inglesi), per la prima volta sotto la fatidica soglia del 50%, una tendenza che inevitabilmente ha compromesso l’egemonia unionista nell’Irlanda del Nord. Questo potrebbe essere dimostrato anche dal risultato elettorale di ieri nella circoscrizione di North Belfast.

Ma l’Irlanda del Nord resta una terra profondamente divisa, attraversata da una tensione sociale pronta ad esplodere in qualsiasi momento: “E’ qualcosa di cui dobbiamo davvero preoccuparci, è ancora uno scenario estremo – spiega Ben Lowry, giornalista del Belfast News Letter – perché il numero di persone sui due fronti, disposte alla violenza è minoritario, ma la rabbia resta enorme”.

 

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