Elezioni tedesche: le incognite e le conseguenze della prossima coalizione di governo

Oggi la Germania va al voto e Angela Merkel, molto probabilmente, sarà Cancelliere per la quarta volta. Tuttavia, le incognite di questa tornata elettorale sono molte e le conseguenze del voto tutt’altro che scontate. Con chi governerà, Angela Merkel? Ci sarà una nuova große koalition con i socialdemocratici? O sarà costretta a dare vita alla coalizione “Jamaica”, composta da CDU (nero), liberali (giallo) e verdi? E quale sarà il risultato degli estremisti dell’AfD? Riuscirà il partito di estrema destra a ottenere più del 10% dei voti e a conquistare il terzo posto in termini di voti? E quali saranno le conseguenze del voto sul sistema politico e sulle scelte del prossimo governo sul futuro dell’Unione Europea?

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Guardando gli ultimi sondaggi elettorali, l’unico aspetto relativamente certo è che a guidare il prossimo governo tedesco sarà ancora Angela Merkel, che potrebbe ottenere il suo quarto mandato dopo 12 anni di governo. L’ultimo sondaggio Infratest Dimap per ARD assegna ai cristiano-democratici della CDU il 37% dei voti, mentre i socialdemocratici dello SPD si posizionerebbero al secondo posto, con il 21%. La partita per il terzo posto appare invece molto più aperta. Il partito di estrema destra AfD dovrebbe ottenere circa l’11% dei voti, seguito dalla lista di sinistra Linke, che dovrebbe conquistare il 10% dei consensi. Infine, i liberali dello FDP dovrebbero ottenere il 9% dei voti, seguiti dai verdi all’8%.

 

Solo domani sapremo quale sarà il quadro in cui dovranno destreggiarsi le forze politiche tedesche, ma se i risultati elettorali dovessero ricalcare i sondaggi visti in questi mesi, appare evidente come gli attori in campo saranno costretti a fare i conti con una realtà molto più problematica di quattro anni fa. A cominciare dalla composizione della nuova coalizione di governo.
Lo scenario più probabile sembra essere una riedizione della große koalition che ha governato la Germania nel periodo 2005-2009 e durante gli ultimi quattro anni. Tuttavia, anche questa prospettiva non sarebbe priva di ostacoli. Infatti, i socialdemocratici potrebbero optare per un ritorno all’opposizione, cercando di recuperare un profilo più schiettamente alternativo ai cristiano-democratici – che negli ultimi quattro anni sono stati molto abili nel far proprie alcune tematiche e politiche progressiste, come ad esempio le politiche sui rifugiati.

Un secondo scenario sarebbe la coalizione “Jamaica” – nomignolo derivante dai colori dei partiti che la comporrebbero, ossia nero (CDU), verde (Grüne) e giallo (FDP). Tuttavia, almeno per ora, i liberaldemocratici dell’FDP non sembrano propensi a sostenere un governo del genere, che li costringerebbe a una complicata convivenza con i verdi. Ma allo stesso tempo, se la SPD si tirasse indietro, non è irragionevole supporre che i liberaldemocratici possano scendere a patti con la CDU e i Grüne.
Se ci si fermasse qui il quadro politico tedesco ricalcherebbe, grossomodo, dinamiche ed equilibri visti negli ultimi dodici anni. Se non fosse che per la prima volta, a partire dalle elezioni del 1949, un partito di estrema destra, ossia l’AfD, potrebbe entrare nel Bundestag. E se Alternative für Deutschland dovesse affermarsi come terzo partito, superando quota 10% dei voti, si potrebbe assistere a una seria alterazione delle dinamiche politiche in Germania, che influenzerebbe e potrebbe essere influenzata anche dalle dinamiche sulla formazione del governo, presentate precedentemente.
Se dovesse andare in porto la coalizione CDU-SPD, la Germania avrebbe una larga maggioranza al centro sistema politico, che da una parte – considerando gli ultimi anni di governo – consentirebbe un governo stabile, ma dall’altra precluderebbe alla CDU la possibilità di andare a caccia di voti a destra, lasciando campo libero all’AfD. Inoltre, un governo di larghe intese potrebbe ulteriormente indebolire i socialdemocratici – intesi come forza alternativa al partito di Merkel – spostando sempre più la competizione politica verso un confronto tra forze di sistema (CDU in testa) e forze antisistema (AfD in testa).   

Se invece dovesse andare in porto la coalizione “Jamaica”, il governo potrebbe assumere un profilo ibrido, orientato a seconda del peso dei due alleati, ossia verdi e liberali. In questo scenario, la SPD tornerebbe all’opposizione e avrebbe lo spazio per costruire una proposta alternativa a quella della CDU, ricalibrando la competizione elettorale sull’asse destra-sinistra. Allo stesso tempo, però, il nuovo governo potrebbe incontrare problemi dettati dalla convivenza forzata tra liberali e verdi, e questa conflittualità ricadrebbe sulle capacità di governo e gli spazi di manovra del prossimo governo Merkel, a tutto vantaggio delle forze più estreme.

Per cui, appare chiaro come la scelta degli alleati di governo avrà un impatto decisivo sull’evoluzione del quadro politico tedesco. Ma sarà anche determinante per le scelte di politica estera del prossimo governo, che avranno ricadute importanti sulle sorti dell’Unione Europea, chiamata ad affrontare la Brexit e le sfide provenienti dal contesto extraeuropeo. La natura della prossima coalizione di governo sarà un primo segnale per capire se il Cancelliere tedesco avrà intenzione di promuovere l’integrazione europea – ritenuta oramai improrogabile – seguendo un modello intergovernativo o se scenderà a patti con la prospettiva francese, volta a implementare l’integrazione europea per mezzo di una governance più accentrata. Un governo con i socialdemocratici di Schultz, infatti, potrebbe indicare una maggiore disponibilità della Merkel a scendere a patti con la visione francese, mentre un governo con i liberali dell’FDP potrebbe significare l’intenzione della leadership tedesca di spingere l’integrazione europea seguendo un modello intergovernativo.