Elezioni Taiwan 2020: Tsai e il Dpp mobilitano gli elettori sul pericolo Hong Kong

Mentre questo articolo viene scritto, nella odierna mattinata italiana, a Taiwan è già tardo pomeriggio e ed è ormai vicino il giorno della verità: domani si svolgeranno, dopo mesi di lunga campagna elettorale e sotto l’occhio più che interessato delle maggiori cancellerie del mondo, le elezioni a Taiwan per il presidente e per il Parlamento.

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Nella serata taiwanese di ieri i due principali contendenti – Tsai Ing-wen, presidente uscente del Partito democratico progressista, e Han Kuo-yu, sindaco di Kaohsiung del Partito nazionalista (Kmt) – si sono idealmente sfidati nel corso di grandi raduni politici svolti entrambi a Taipei. I due si incroceranno anche oggi con le ultime grandi iniziative elettorali a Kaoshiung. Prima di partire per la principale città del sud Taiwan, Tsai è stata a Nuova Taipei, ovvero la municipalità con il maggior numero di elettori registrati nel Paese. Il terzo candidato in campo, indicato dai sondaggi con un basso livello di consensi tendenzialmente drenati dal bacino elettorale del Kmt, è James Soong, già in passato candidato presidente proprio con i nazionalisti.

Taiwan Spotlight ha seguito passo dopo passo le precedenti ultime tappe elettorali dei tre candidati e raccontato in pillole alcuni temi centrali della campagna elettorale. Il giorno prima del voto assume particolare rilievo la “questione Cina” alla luce di quanto avvenuto e di quanto ancora avviene a Hong Kong. I mesi di proteste contro l’autoritarismo cinese a HK sembrano aver creato ulteriore consapevolezza nelle generalità della pubblica opinione taiwanese sui potenziali rischi per la democrazia di Taiwan in caso di futura attuazione, anche lì, del principio “un Paese, due sistemi”.

Tsai e i candidati parlamentari del Dpp hanno fortemente battuto sul “tema Hong Kong” nelle ultime settimane di campagna elettorale. La presidente ha incentrato molti dei suoi ultimi tweet elettorali su Hong Kong e sulla mobilitazione elettorale a favore suo e dei suo partito, presentata come essenziale per garantire la sicurezza di Taiwan. Ieri Enoch Wu, il candidato del Dpp in uno dei collegi elettorali del centro di Taipei (il numero 3 composto dai distretti di Zhongshan e Songshan nord), ha tenuto una conferenza stampa affermando che Taiwan non può che opporsi al principio “un Paese, due sistemi” e ha invitato gli elettori a optare per la sicurezza della nazione.

L’ideale monito giunto da Hong Kong sul pericolo di aperture anche parziali a forme di dialogo con la Cina troppo spinte, a detta di molti osservatori, ha condizionato l’andamento della campagna elettorale contribuendo probabilmente al ribaltamento dei sondaggi: nella scorsa primavera la presidente uscente – la cui ricandidatura era stata addirittura messa in discussione dopo la sconfitta nelle elezioni amministrative di novembre 2018 e le dimissioni da leader del partito – e il Dpp sembravano in forte crisi mentre il Kmt, pur non avendo ancora scelto il proprio candidato, sembrava dover tornare alla guida di Taiwan; alla fine di dicembre, con gli ultimi sondaggi pubblicati, la situazione si è totalmente ribaltata e Tsai viene ora indicata come grande favorita con un margine notevole su Han.

In questo contesto si segnala la notizia – ripresa da più fonti stampa taiwanesi – secondo cui proprio alla vigilia del voto nell’unica democrazia del “mondo Cina” una attivista pro-democrazia di Hong Kong, Lily Wong, è stata arrestata in aeroporto poco prima della partenza per Taiwan volta a seguire il processo elettorale nell’isola. La polizia locale, viene affermato dalla famiglia politica di Wongo, la ha prelevata con l’accusa di aver preso parte agli scontri, rimasti nella memoria dalle cronache di allora, del primo luglio davanti al Consiglio legislativo di Hong Kong.