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TematicheEuropaElezioni presidenziali slovacche: quale direzione per Bratislava?

Elezioni presidenziali slovacche: quale direzione per Bratislava?

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Il primo turno delle elezioni presidenziali in Slovacchia ha aperto il duello tra Ivan Kořcok e Peter Pellegrini. Questa sfida si sviluppa in un contesto di crescente autoritarismo ed isolamento del Paese. Il secondo turno, che si terrà il 6 aprile, sarà centrale per il futuro del Paese.

Un primo bilancio

Sabato 23 marzo 2024, si sono svolte il primo turno delle elezioni presidenziali in Slovacchia. I risultati hanno confermato parzialmente i sondaggi della vigilia che avevano pronosticato una sfida apertissima nella successione all’attuale Presidente della Repubblica, Zuzana Čaputová, la quale non correrà per un secondo mandato. Da un lato, i risultati consegnano il secondo turno ai due favoriti della vigilia: l’ex ministro degli Affari Esteri, Ivan Kořcok, e l’attuale speaker del Consiglio Nazionale, Peter Pellegrini, espressione dell’attuale maggioranza. Dall’altro lato, differentemente da quanto pronosticato nei sondaggi, il candidato filoeuropeo ha vinto il primo turno con il 42,5% dei voti contro i 37% di Pellegrini. Staccato da questo duopolio, si stanzia il candidato indipendente dell’estrema destra filorussa, l’ex ministro della Giustizia, Štefan Harabin con l’11,7% e altri candidati sotto la soglia del 3%. A questa corsa hanno preso parte pure altre personalità note nella politica locale come l’ex Primo Ministro (PM), Igor Matovič e il leader del partito neonazista “Partito del Popolo: Nostra Slovacchia”, Marian Kotleba, e Andrej Danko (poi ritiratosi), vicepresidente del parlamento slovacco il cui gruppo politico, la destra nazionalista del “Partito Nazionale Slovacco” (Slovenská Národná Strana, SNS) è nella coalizione di governo.

Vendetta, revisione e restaurazione

Le elezioni parlamentari del 30 settembre 2023 hanno consegnato l’esecutivo a Robert Fico, già PM dal 2006 al 2010 e dal 2012 al 2018. L’attuale coalizione include contemporaneamente l’estrema sinistra formata da Smer-SD (Direzione, Social Democrazia), il partito di Fico, e da Hlas-SD (Voce, Social Democrazia), il gruppo politico guidato da Pellegrini e l’estrema destra del già citato SNS. Il modus operandi dell’attuale governo è stato definito da Grigorij Mesežnikov, politologo presso l’Istituto degli Affari Pubblici in Slovacchia (IVO), con termini quali “vendetta, revisione e restaurazione”, le cui conseguenze possono provocare “cambiamenti sistemici nel campo della democrazia, dello stato di diritto, dell’uguaglianza dei cittadini e della politica estera e di sicurezza della difesa. Il processo di continuo indebolimento del sistema giudiziario, specialmente in ambito della lotta alla corruzione, è una prova lampante. Gli allontanamenti arbitrari nei settori della giustizia e della polizia, l’abolizione dell’Ufficio del Procura Speciale su reati legati alla corruzione e alla malversazione dei fondi pubblici, l’emendamento del nuovo Codice penale e il nuovo sistema di finanziamenti delle ONG sono le misure più importanti prese dall’attuale esecutivo. 

Double trouble europeo?

La situazione nel Paese ha allarmato le istituzioni europee temendo un’involuzione autoritaria sulla scia di quanto è avvenuto in Ungheria. Infatti, il 13 dicembre 2023, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che mette in discussione la capacità di Bratislava a salvaguardare i fondi comunitari e contrastare la corruzione, un capitolo chiave per ottenere le risorse dall’UE. Il vicepresidente del Parlamento europeo, Martin Hojsík, è convinto che la Commissione Europea sarà più reattiva verso queste violazioni arrivando, se necessario, alla procedura d’infrazione e al congelamento delle risorse del Recovery Fund. Oltre a ciò, le posizioni di Fico sul tema del conflitto russo-ucraino possono rappresentare una minaccia per il sostegno europeo a Kiev e alla formulazione di una politica comune di difesa. Infatti, stando alla retorica del PM slovacco, egli ha promesso di inviare “neanche un proiettile” all’Ucraina e minacciato di bloccare l’adesione di quest’ultima alla NATO. Però, in sede europea, ha mantenuto toni più bassi, seppur rimanendo critico nei confronti di Kiev, come evidenziato dall’incontro bilaterale del 24 gennaio 2024 tra Bratislava e Berlino. 

Tuttavia, la sintonia con il PM ungherese Viktor Orbán rappresenta un grattacapo per Bruxelles. Il governo di Fico non ha mai sostenuto l’applicazione dell’Articolo 7 nei confronti di Budapest, ovvero la clausola di sospensione per Stati membri che violano “gravemente e persistentemente” i principi su cui si fonda l’UE, la cui applicazione richiede l’unanimità al Consiglio europeo. Oltre a quello, non va marginalizzata la questione della minoranza ungherese interna alla Slovacchia. In passato, l’argomento ha generato tensione tra i due Paesi per questioni storiche-nazionalistiche legate al Trattato di Trianon. Ciononostante, la questione è stata messa da parte per due motivi. Da una parte, la minoranza ungherese, sebbene rappresenti circa il 7,5% della popolazione della Slovacchia, non ha alcun seggio in Parlamento poiché “Alleanza ungherese”, il partito di riferimento delle comunità magiare locali, non ha superato la soglia di sbarramento del 5% alle ultime elezioni parlamentari. Dall’altro, il soft power di Budapest nella regione, attraverso i suoi media, sta influenzando parte di quell’elettorato a sostenere l’attuale esecutivo slovacco.

Le due anime della Slovacchia

Alla luce di quanto considerato, il secondo turno delle presidenziali assume del 6 aprile assume un peso significativo in quanto il Presidente della Repubblica, nell’architettura costituzionale slovacca, controfirma le leggi approvate in Parlamento e svolge un ruolo di rappresentanza all’estero assieme al PM. L’attuale status quo del Paese è stato osteggiato da una significativa parte dell’opinione pubblica. Da dicembre 2023 ad oggi, si sono svolte manifestazioni pubbliche di dissenso verso l’operato del governo specialmente contro l’indebolimento delle misure anticorruzione. Infatti, va ricordato come, nel 2018, l’ultimo governo guidato da Fico è caduto a seguito delle accuse di corruzione e di rapporti opachi con la criminalità organizzata. L’assassinio del giornalista Ján Kuciak, il quale stava indagando sulle connessioni tra la ‘ndrangheta, uomini d’affare e politici di Smer, e della compagna Martina Kušnírová ha sensibilizzato l’opinione pubblica su questi temi. Quindi, la percezione diffusa è che le iniziative del governo siano atti di ritorsione contro la giustizia e la società civile.

Il confronto presidenziale è leggibile come un confronto tra due idee diverse del Paese. Da un lato, il popolo che nel 2018 ha mandato a casa l’attuale PM è fortemente ancorato ai valori europei e saldo allo schieramento euroatlantico e filo-ucraino. Korčok e la sua parabola da ministro degli Esteri ne incarna perfettamente lo spirito. Nonostante la vittoria inaspettata al primo turno, rimane ancora in svantaggio nei sondaggi rispetto allo sfidante. La vittoria, secondo gli analisti, è possibile solo da una combinazione di fattori quali la partecipazione degli astenuti al primo turno a votare e l’astensione dagli elettori di estrema destra che hanno sostenuto Harabin. Una sua vittoria potrebbe rallentare la svolta autoritaria e filorussa del governo. Dall’altra parte, Pellegrini esprime un elettorato nazionalista, euroscettico e culturalmente vicino alla Russia. Tuttavia, rispetto a Fico, Pellegrini si presenta come un moderato e garante dei rapporti con Bruxelles. Tuttavia, il suo fedele sostegno all’attuale esecutivo rende poco credibile la sua posizione. Gli elettori ungheresi possono giocare a suo favore considerando il rapporto positivo tra Fico ed Orbán. La possibile vittoria di Pellegrini può aggravare il declino democratico del Paese, complicare i rapporti con l’UE compromettendone la sua agenda su questioni chiave e divenire la sponda per l’Ungheria.

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