Elezioni italiane: un altro colpo mortale ai vecchi partiti politici

Quella appena conclusa in Italia è stata un’elezione per certi versi atipica. Tutti i partiti avvertivano la sensazione di trovarsi alla vigilia di un altro 1994, all’azzeramento delle categorie tipiche della Seconda Repubblica, prefigurando l’assenza iniziale di un equilibrio stabile.

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Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, tuttavia, intende giustamente affidare un incarico a chiunque sia in grado di avere una maggioranza chiara. Le uniche certezze nel giorno dopo il voto italiano sono, al momento, quelle poche fondate sui numeri nudi e crudi: un italiano su due ha votato per partiti o movimenti di protesta (M5S, Lega, Fratelli d’Italia), assestando un colpo definitivo ai partiti tradizionali.

Il dato cruciale è che nessuna forza politica da sola ha ottenuto la maggioranza assoluta alla Camera o al Senato, le due assemblee parlamentari. Non c’è riuscito il centrodestra, che emerge più forte di cinque anni fa eppure impantanato a una sessantina di seggi dal traguardo, né ce l’hanno fatta i grillini che, nonostante l’impetuosa e storica avanzata, sono ancora più distanti.  Chi vuole governare dovrà presentarsi al capo dello Stato forte di una maggioranza chiara, limpida, precostituita alla luce del sole.

Un ipotetico governo di larghe intese PD-Forza Italia, in stile Gro-Ko tedesco, sarebbe privo dei voti necessari per la fiducia. La chiave per dare un governo al Paese non passa più da loro: così hanno deciso gli elettori. E se il PD è destinato a una resa dei conti interna, avendo ricevuto meno del 20% delle preferenze, nel centrodestra cambiano le gerarchie. Il sorpasso della Lega ai danni di Forza Italia proietta grandi interrogativi sul futuro: i due partiti resteranno comunque alleati? È altrettato evidente che prescindere dai grillini d’ora in avanti sarà impossibile: se un terzo dell’Italia li ha votati, il capo dello Stato non può che prenderne rispettosamente atto.

Sono stati proprio loro a dominare la campagna elettorale: con loro o contro di loro, ma alla fine sono tutti follower dei grillini, movimento dichiaratamente anti-establishment che ha conquistato un dominio schiacciante soprattutto nel Mezzogiorno, la Rust Belt italiana. È facile sparare sull’ambulanza del Movimento 5Stelle, ma è ben più difficile ammettere che si è rotto l’ingranaggio della globalizzazione, che qualcosa è andato storto e andare avanti in questa direzione produce scenari da anni Trenta. Dal clintonismo a oggi la globalizzazione aveva marciato sorretta dall’idea che nessuno sarebbe rimasto indietro. Trent’anni dopo, ci sono legioni di uomini e donne che sono rimasti indietro.

Il vero nocciolo della questione è proprio nelle conseguenze politiche delle difficoltà economiche che caratterizzano la situazione attuale, nella caduta del reddito. Bisogna sempre ricordare che il Movimento 5Stelle ha preceduto un’ondata che sta cambiando lo scenario della politica occidentale: la Brexit del “riprendersi il controllo”, l’isola d’Inghilterra che si “stacca” dal continente europeo; il senza partito Emmanuel Macron che distrugge i socialisti francesi; il lattaio del Wisconsin e l’operaio del Michigan che votano Donald Trump e svelano la fragilità di otto anni di retorica obamiana finita in una crisi d’isteria permanente dei Democratici; l’emersione della destra in Germania, il fatto nuovo in Europa dal dopoguerra a oggi; il crollo generalizzato e inesorabile dei partiti socialdemocratici in Europa; l’emersione di leadership non democratiche ma considerate dal cittadino “efficaci” e dunque oggetto di uno scambio tra libertà ceduta e governo a risposta rapida. E sempre in questo solco si può senz’altro inserire la Lista di Marjan Sarec, che al momento guida i sondaggi per le elezioni parlamentari del giugno prossimo.

 Articolo originariamente apparso su https://www.portalplus.si/2617/italijanske-volitve/