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Elezioni in Slovacchia, il trionfo del filorusso Fico e la scommessa sul governo

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Il primo ottobre 2023 si sono completati gli spogli delle elezioni slovacche del 30 settembre, nelle quali la popolazione (che ha registrato il 64,7% dell’affluenza, la più alta dal 2002) è stata chiamata ad esprimere il proprio voto per il rinnovo del legislativo del paese, dal 1993 indipendente dopo la scissione della Cecoslovacchia. Nonostante gli exit poll e i sondaggi abbiano sempre dato come vincitore il partito Slovacchia Progressista (SP) Michal Šimečka, questo ha ottenuto solo il 18% ed è quindi arrivato secondo rispetto a SMER-SD, partito socialdemocratico populista di Robert Fico, il quale torna nuovamente – per la terza volta – a governare Bratislava. Con 7 partiti che hanno superato lo sbarramento progressivo per prendere seggi nel legislativo, la presidentessa del paese Zuzana Čaputová ha concesso a Fico 16 giorni per formare il nuovo governo, il quale vedrà la presenza di almeno altri due partiti in coalizione per poter formare la maggioranza, che richiede almeno 76 seggi sui 150 totali. Smer da sola ne ha ottenuti 42 contro i 38 delle scorse elezioni del 2020, e necessita quindi di altri 34 per poter governare. 

Smer-SD, partito della direzione

Dallo slovacco “direzione” e caratterizzato dalla sigla DS (Sociálna Demokracía, “socialdemocrazia” in italiano), Smer-SD è il partito fondato nel 1999 da Robert Fico dopo la sua fuoriuscita dall’SDL, Partito della Sinistra Democratica Slovacco. Il partito venne creato con una direzione politica inizialmente centrista, ottenendo un posto tra i partiti populisti maggiormente di successo in Europa e come uno dei pochi ad aver vinto più volte le elezioni con ampissime maggioranze di governo, come ad esempio nel 2006 quando ottenne 50 seggi e governò in una colazione con l’HZDS (Movimento per una Slovacchia Libera) e il SNS (Partito Nazionale Slovacco). 

Il partito ha sempre adottato un atteggiamento di critica verso l’establishment esistente in Slovacchia, la quale veniva accusata di essere lontana dalla popolazione, proponendo un netto cambio dei rappresentanti politici come soluzione al problema. Nonostante la sua successiva virata verso la sinistra, il partito presenta forti peculiarità rispetto ai corrispettivi nel resto dell’Unione Europea: Smer-SD vanta infatti un elettorato prettamente rurale e conservatore, rifiuta ogni tipo di riforma economica neoliberista ed ha una visione fortemente conservatrice su tematiche come i diritti LGBT e la tutela delle minoranze, contro le quali Fico si è spesso espresso soprattutto per quanto riguarda i gruppi Rom e ungheresi residenti in Slovacchia. Inoltre, il partito ha una posizione fortemente anti-migratoria contro i soggetti di religione islamica, promuovendo l’identità nazionale slovacca e affermando nel 2016 che la Slovacchia non avrebbe accettato nessun migrante musulmano. In generale, l’elettore medio di Smer-SD viene identificato nella fascia dei giovani e dei soggetti di mezza età, con un titolo di studio che si ferma al diploma di scuola secondaria e in una fascia sociale medio bassa; per ciò che concerne invece il genere, inizialmente la maggioranza degli elettori erano uomini, ma già dal 2008 si individua più del 60% dei voti per il partito provenire da donne. 

Le conseguenze della vittoria: il No a Kyiv e l’avvicinamento a Orbán

Riguardo l’attuale vittoria alle elezioni, durante la cui campagna elettorale si sono individuate massive quantità di fake news, Fico ha già anticipato la sua volontà di rivoluzionare la posizione slovacca in politica estera nel caso riuscisse a formare la maggioranza; il programma di partito prevede infatti due punti fondamentali che, come anticipato anche da Čaputová, potrebbero andare a creare un precedente per le future evoluzioni del potere politico slovacco nella sfera internazionale: la prima, grande novità sarebbe infatti lo stop di invio di armi all’Ucraina e un posizionamento contrario riguardo le sanzioni dell’Unione Europea contro Mosca, posizione che andrebbe ad affiancarsi al blocco dell’entrata di Kyiv nella NATO, considerata la miccia per lo scoppio della Terza Guerra Mondiale. Robert Fico è in effetti famoso per le sue posizioni filorusse, e già durante le prime fasi del conflitto in Ucraina aveva condannato nazisti e fascisti ucraini per aver provocato Putin fino all’escalation attuale.  

La seconda virata della politica slovacca si lega in realtà al rapporto con Bruxelles, il quale potrebbe cambiare anche grazie all’ulteriore volontà, affermata sia da Fico che da altri esponenti del partito, di riavvicinarsi all’Ungheria di Orbán, anch’essa contraria alle sanzioni e la cui neutralità nel conflitto ha sovente prodotto malcontenti negli altri paesi membri del Gruppo di Visegrád, i quali erano fino a tali elezioni maggioritariamente concordi nel portare avanti una politica fortemente antirussa. Tale coalizione sarebbe un rafforzamento del fronte filorusso presente nell’Unione Europea, che potrebbe anche rafforzarsi in base all’esito delle elezioni polacche di questo 15 ottobre. Tale decisione non appare incoerente con le passate affermazioni di Fico, il quale ha sì nel 2017 dichiarato che il posizionamento UE della Slovacchia fosse più importante rispetto alla sua membership tra i V4, ma che allo stesso tempo ha anche portato avanti posizioni euroscettiche, come la polemica del 2014 riguardo l’Euromaidan e la critica alla dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo, considerata “un grave errore”. Le posizioni di Smer-SD appaiono quindi chiare riguardo la sua coerenza filorussa e internazionale, ma la necessità di una coalizione di governo potrebbe mitigare tali aspirazioni. 

Scommesse sul governo 

Avendo ottenuto 42 seggi in Parlamento, Robert Fico dovrà entro il 16 ottobre individuare due o più partiti per poter effettivamente formare una maggioranza di governo e confermare il suo terzo mandato come Primo Ministro della Slovacchia. La soglia di sbarramento definita dal sistema elettorale slovacco prevede una percentuale del 5% per i singoli partiti, 7% per le coalizioni di almeno 2 partiti e il 10% per coalizioni per tre o più partiti, e le votazioni hanno individuato sette liste che avranno di diritto posto nel parlamento slovacco: oltre a Smer-SD e a SP, a sedere a Bratislava saranno anche HLAS-SD (Voce – Socialdemocrazia, partito creato nel 2020 da un gruppo di esponenti distaccatisi da Smer), la coalizione dei conservatori di OL’aNO (Gente Comune e Personalità Indipendenti) e ZL (Per il Popolo), Il Movimento Cristiano-Democratico KDH, il partito Libertà e Solidarietà SaS e i già citati SNS. Nonostante l’ampio numero di partiti le proiezioni vedono come ago della bilancia HLAS di Pellegrini, premier uscente ed ex membro di Smer, insieme a SNS, partito nazionalista definito che tra il 1994 e il 1998 aveva stabilito nel paese un regime non democratico insieme al Movimento per una Slovacchia Democratica di Vladimír Mečiar e con il quale Smer-SD si era già alleato nel 2006, quando vinse le elezioni. 

Con una tale coalizione il governo Fico raggrupperebbe 79 seggi rispetto ai 76 necessari, ma dovrebbe in tal caso spalleggiarsi con i nazionalisti del SNS per il mantenimento della sua posizione filorussa rispetto alla volontà europeista del partito di Pellegrini. Una seconda possibile coalizione vede invece Smer e HLAS associarsi con i cristiano-democratici del KDH per ottenere 81 seggi, mentre una terza prevederebbe oltre a tale triade anche la presenza del SNS, arrivando così a 91 seggi. Infine, se Fico fallisse nella sua impresa, una possibile coalizione di governo prevederebbe l’estromissione del partito vincitore e una formazione composta da PS, HLAS, KDH e SaS, componendo così una maggioranza di 82 seggi su 150; nel caso in cui fosse PS ad avere la maggioranza di coalizione, la sicurezza sta nel mantenimento della attuale posizione slovacca in politica estera. 

Nonostante gli sforzi per risolvere i suoi problemi di corruzione e l’iniziale faticosa ascesa verso la democrazia dopo il crollo del blocco orientale, è possibile oggi definire la Slovacchia una democrazia solida e libera, con una economia di mercato in rapida crescita e una società vibrante e dinamica. Bratislava è sempre stata un ago della bilancia nel gruppo di Visegrád e ciò è stato evidente soprattutto nello sviluppo della guerra in Ucraina, dove l’Ungheria si è trovava sola nella sua neutralità rispetto a una maggioranza che ha mantenuto coerente la sua posizione antirussa adottata fin dal 1991. La vittoria di Fico è quindi un punto di svolta non solo per il piccolo paese dell’Europa Centrale, ma per tutta l’Unione Europea, la quale vede inserirsi nel gruppo dei filorussi un nuovo membro, piccolo ma sicuramente rumoroso. 

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